
di Luca Bagatin
Non sono affatto stupito, come non lo sono mai stato, della natura profondamente borghese, liberal-capitalista e radical-chic del PD e dei suoi alleati (o potenziali tali, come i vari Renzi, Calenda, la Bonino e i Cinque Grilli).
Che non considero affatto di “centrosinistra”, ma di una destra non così diversa da quella attualmente al governo.
Il PD, non da oggi, è glamour, fondamentalista atlantista, borghese e liberal-capitalista al contempo.
E’ un partito che, personalmente, ho sempre trovato profondamente anti-socialista e anti-popolare.
Non vedo differenze e non da oggi, fra il PD e i Fratelli Meloni.
Il Centro-Sinistra, quello autentico, dal 1948 al 1993, composto da socialisti, socialisti democratici, repubblicani e democratici cristiani era un altro e era una cosa seria! Non a caso è stato spazzato via da chi oggi siede nei banchi del governo e della finta opposizione.
Nel mondo, a differenza di Italia e UE, la sinistra guarda al socialismo, al superamento del capitalismo e al multipolarismo, ovvero alla cooperazione internazionale, alla pace e alla pari dignità fra i popoli.
Ovvero a un autentico anti-razzismo.
Lo fanno da decenni i socialisti latinoamericani, da Lula a Nicolas Maduro; lo fanno i socialisti dei Paesi africani, Sudafrica in testa; lo fanno i socialisti eurasiatici e asiatici, in primis la Cina, che guida una svolta epocale, sia in termini socio-economici che geopolitici, diventando baluardo di dialogo, pace e stabilità.
E lo vorrebbero fare il francese Jean-Luc Mélenchon, i britannici Jeremy Corbyn e George Galloway, l’irlandese Mick Wallace e i socialisti slovacchi di Robert Fico e quelli di Peter Pellegrini. Gli unici, in UE, a parlare di socialismo.
E ciò mentre nell’UE dell’ultra-conservatrice Ursula Von Der Leyen (in Italia ciò è evidente da molti decenni) e negli USA, con rarissime eccezioni, non esiste una sinistra di matrice socialista, populista (nel senso originario e positivo del termine) e popolare e si va verso un rafforzamento dell’“apparire” più che dell’“essere”; verso un rafforzamento della dittatura del danaro e dell’uso delle armi, più che della cooperazione e della pace; verso la disgregazione sociale (che provoca ansia e depressione fra le persone, in particolare fra i più giovani, oltre che l’alluncinante e pericolosissimo fenomeno delle baby gang), anziché verso la condivisione e la fratellanza; si tagliano investimenti alla scuola e alla sanità pubbliche, anziché rafforzarle, in nome della necessità di avere un futuro e un presente che poggi su solide basi scientifiche e culturali.
Quale futuro, senza il socialismo?
Nessuno.





