
di Francesco Pontelli
Mentre l’Unione europea vive il cerimoniale successivo agli esiti elettorali espressioni di una propria esistenza autoreferenziale, il contesto internazionale si presenta sempre più fosco anche in relazione agli effetti della politica adottata dalle amministrazioni Biden e contemporaneamente delle prime dichiarazioni di quello che sembra essere il più accreditato a succedergli: cioè Trump.
Appena insediato Biden ruppe l’accordo tra Stati Uniti ed Arabia Saudita (sunniti) siglato dall’amministrazione Trump e che aveva posto in un angolo del mondo l’Iran sciita, ed aveva permesso ad Israele di allacciare rapporti diplomatici con molti paesi arabi moderati, depotenziando anche l’azione dell’ Opec nella gestione del prezzo del petrolio (ottobre 2022 https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/8730-gli-effetti-della-politica-estera-di-biden-e-gli-errori-del-passato.html)
Un tradimento che l’Arabia Saudita non ha mai accettato, come emerge evidente anche attraverso un rinnovato appoggio alla politica dell’Opec nel mantenere il taglio alla produzione di petrolio di due milioni di barili al giorno. In più all’interno degli schieramenti internazionali politici e militari, in rapporto alla guerra russo-ucraina, l’Iran come “ringraziamento” ha finanziato i gruppi terroristici, continuando nel processo di arricchimento dell’uranio, assumendo una posizione favorevole alla Russia: mentre l’Arabia Saudita di fatto si è allineata con i BRICS.
In questo contesto di estrema confusione e precarietà, che l’attuale amministrazione Biden ha contribuito decisamente a creare, le più importanti aziende americane negli ultimi mesi stanno lasciando l’isola di Taiwan, Maggiore produttore al mondo di microchip.
Queste, infatti, stanno aprendo in Europa e nello specifico in Germania, come per esempi Intel, nuovi centri di produzione dei microprocessori in quanto risulta evidente come loro già considerino Taiwan il vero nuovo scenario del prossimo scontro tra Stati Uniti e Cina: una vera guerra mondiale commerciale politica e forse militare (marzo 2024 https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/16895-occidente-cina-nasce-un-nuovo-muro.html).
Ora a conferma di quel muro politico commerciale ed economico, che ha spinto molte aziende statunitensi a trasferire la propria produzione e a ridurre così le filiere produttive in quanto lo scenario dell’estremo Oriente viene considerato molto pericoloso ed un probabile prossimo scenario di guerra, arrivano le parole di Trump.
Il più probabile prossimo presidente degli Stati Uniti sostanzialmente chiede un sostegno economico a Taiwan finalizzato alla sua difesa, minacciando addirittura un possibile disimpegno statunitense dall’area di contesa con la Cina.
Contemporaneamente la politica italiana pensa e si occupa della partita di calcio del cuore o della giornata commemorativa dall’autonomia Veneta, nonostante questi scenari internazionali decisamente preoccupanti.
In questo splendidamente sostenuta da una Unione Europea la quale è in preda alla frenesia della divisione delle poltrone, mostrandosi, qualora ce fosse stato bisogno, completamente incapace anche solo di immaginare i nuovi scenari di guerra che si stanno delineando all’orizzonte.
Invece una guerra si sta delineando, all’orizzonte come sempre, all’insaputa della classe politica e dirigente nazionale ed europea.





