Home Economia e finanza MATERIE PRIME: L’ITALIA HA UN TESORO CHE DEVE ESSERE SFRUTTATO

MATERIE PRIME: L’ITALIA HA UN TESORO CHE DEVE ESSERE SFRUTTATO

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Dopo quasi un anno di attesa, a fine maggio 2024 è entrato in vigore uno dei regolamenti UE alla base della strategia di de-risking dalla Cina: il Decreto-legge Materie Prime. L’obiettivo di fondo è quello di rilanciare l’esplorazione geologica nazionale e incentivare potenziali progetti in linea con la domanda e le esigenze dell’industria italiana.

Per farlo, sarà istituito un organo che possa coordinare, attraverso il Comitato tecnico per le materie prime critiche e strategiche, le politiche legate all’offerta e alla domanda, con responsabilità di monitoraggio continuativo

Tuttavia è necessario fare i conti con il gioco politico. Lo dimostrano le dinamiche politiche in corso. Le tendenze strutturali, gestite da una pianificazione come l’elettrificazione di sviluppo futuro sono il parametro di uno scontro strategico imposto da un mondo di monopoli finanziari che obbligatoriamente rappresentano una scommessa della nostra via a medio-lungo termine che sta mostrando visivamente tutti i limiti .

Perno di questi limiti prospettici è rappresentato dall’inizio di un super ciclo in cui alcune materie prime e investimenti ad esse connessi rappresenteranno l’elemento cardine di una società che cammina sui binari di uno sviluppo coniugato con valori democratici reali.

Ma, per selezionare i vincitori a lungo termine tra le materie prime già oggi sarà necessaria una gestione veramente attiva e un’analisi approfondita dei fondamentali dell’economia del Paese .

Un gioco geopolitico molto duro e impegnativo, dove lo scenario politico tende a contenere anche spazi vitali di democrazia rappresentativa, con il pericolo di svalutare (come si sta assistendo anche in Europa) – spazi di espressione democratica ed elettorale su confini molto ristretti, costruiti artatamente più su meccanismi tecnici che su espressione di reale rappresentanza .

L’Europa spinge per il “suo green deal “ dopo aver trasferito fabbriche e tecnologia nelle regioni della Cina per una politica produttiva puramente commerciale, senza preoccuparsi eccessivamente degli effetti di questa decisione politica economica e senza preoccuparsi che la Cina con questa decisione avrebbe avuto ancor più forza di acquisire il controllo a tutti quegli elementi necessari all’attuazione di una transizione che, mentre tutti gridavano a squarcia gola inconsapevoli green – green , ha portato ad un rialzo strepitoso di tutti i prezzi delle materie prime.

E’ a tutti noto che a quella verifica attualmente nessuno può sottrarsi con assurdi giochi di trasformismo.

Oggi l’unica alternativa per non subire i giochi di monopolio è sicuramente quella di riaprire tutte le miniere in tempi stretti in tutti i Paesi europei – va però detto in modo chiaro e senza trasformismi- mentre in contemporanea, con la chiarezza dovuta, si deve tornare a pretendere di dare corpo alla filosofia geopolitica di Enrico Mattei nei Paesi ricchi di materie prime strategiche dando corpo ad un intuizione, dove la collaborazione leale era basata sulla regola del fifty – fifty come forte risposta ad un becero degradante colonialismo.

Colpire la cultura del colonialismo ovunque si trovi è oggi una priorità che dà dignità all’Italia e all’Europa.

In contemporanea serve dare priorità assoluta anche in Italia alla riapertura di quei tesori che si trovano sotto terra . I giochi di diritto di veto hanno una storia dove purtroppo spesso si fa prevalere egoismo e miopia a vocazione localistica o peggio ancora, ideologica, agitata in modo irrazionale su stampa e tv dove non eccelle di certo la dovuta professionalità. Purtroppo, è una constatazione, prevale il peso dei Budget della pubblicità .

Ciò che sta avvenendo in questi tempi, riguarda le grandi società minerarie internazionali dove da tempo sono scattati giochi a tutto campo per accaparrarsi miniere ogni dove ,riguardanti materie prime strategiche per lo sviluppo futuro: dal rame al litio, alle terre rare e molti altri prodotti significativi.

Ed è osservando in questi anni l’attenzione sul mercato del rame – metallo centrale per l’elettrificazione – oggetto di grande attenzione perché elemento essenziale per le teorie un po’ eccessivamente fantasiose e forzate della “politica dell’emissione zero Co2” entro il 2050 che ha catalizzato tanti giochi politici oltre che economici inflazione connessa che si può avere una chiave di interpretazione di molti perversi giochi geopolitici.

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Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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