
di Bruno Chiavazzo
E così dopo Aboubakar Soumahoro, il parlamentare con gli stivali di gomma infangati che si presentò all’inaugurazione del Parlamento italiano, eletto con i due sinistrati Fratoianni-Bonelli, autoproclamandosi novello Che Guevara in rappresentanza degli sfruttati immigrati dell’Agro Pontino, ieri è toccato alla nuova “stella” della sinistra marxista italiana: Ilaria Salis.
Di Soumahoro abbiamo visto com’è finito, stritolato dalla moglie e dalla suocera in preda a delirio da shopping compulsivo e vacanze stellate con i soldi fregati allo Stato e destinato agli aiuti per i “dipendenti” della cooperativa sociale (sic!) gestita dal clan familiare di Aboubakar, ovviamente a sua insaputa.
Della Salis, divenuta fenomeno mediatico, per il processo nella Ungheria del filoputiniano, Orban e portata nell’aula di giustizia con manette ai polsi e ai piedi. Come se da noi i detenuti fossero trattati meglio (dall’inizio dell’anno sono stati 44 i suicidi nelle prigioni italiane), ma nei media è scattata la corsa alla riprovazione in nome della “povera ragazza in ceppi e catene” che ha commosso le mamme e i nonni che hanno votato in massa per il Gatto e la Volpe dell’alleanza Verdi e Sinistra, portando la neo pasionaria al Parlamento europeo e fuori dalle carceri ungheresi.
La Salis era in carcere perchè accusata di aver preso a sprangate dei neonazisti ungheresi durante una loro manifestazione. A parte che non ho mai capito che necessità c’era di andare fino a Budapest quando ce ne sono centinaia in Italia e neanche qua li puoi prendere tranquillamente a bastonate, perchè se ti acchiappa la polizia il processo e il carcere preventivo non te lo toglie nessuno.
Comunque la Salis all’Assemblea nazionale di Sinistra Italiana, invece di ringraziare i due impresari, Fratoianni e Bonelli, per grazia ricevuta, ha rilanciato i movimenti per l’occupazione delle case, di cui è stata leader e usufruttuaria, dicendo che “non tolgono niente a nessuno”, tranne che ai legittimi proprietari verrebbe da dire, e che è giunto il momento di liberarci “dall’egemonia del realismo capitalista in nome del popolo”.
Più o meno le stesse frasi di Soumahoro all’insediamento. Diceva Karl Marx che la storia si ripete: la prima volta in tragedia poi in farsa.





