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L’ILLUSIONE DELL’UGUAGLIANZA ECONOMICA

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di Sergio Restelli

Le illusioni dell’uguaglianza economica e della crescita della ricchezza: una critica al capitalismo monetario.

L’uguaglianza economica e la crescita della ricchezza rappresentano due aspirazioni ingannevoli. Molti cittadini credono che i governanti possiedano il potere di realizzarle. Le persone comuni, che nella maggior parte dei casi non sono ricche, immaginano che i ricchi siano più felici. La loro motivazione per perseguire l’uguaglianza deriva sia da un senso di giustizia sia dall’invidia, con alcuni spinti più dal primo sentimento e altri dal secondo.

Provano compassione verso i poveri e si illudono che l’uguaglianza possa eliminare la povertà. Questa illusione ha permesso al neonato Movimento 5 Stelle di raggiungere recentemente il governo. Ciò è avvenuto perché molti intendono per crescita l’aumento del Prodotto Interno Lordo, premiando i politici che promettono di farlo crescere.

Questi due miti, dell’uguaglianza e della crescita, vengono utilizzati strumentalmente da tutti i partiti per ottenere consenso. Per avvalersene, legislatori e governanti si sentono obbligati a erogare sussidi e a redistribuire il reddito tramite il sistema fiscale. Per conquistare consenso popolare, ogni pubblico amministratore in Italia si sente custode del principio sancito dall’art. 53 della Costituzione, secondo cui “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Nell’ambito della loro carriera politica, vogliono mostrare il loro impegno nella redistribuzione del reddito, introducendola nei più vari provvedimenti amministrativi, come agevolazioni sul costo del trasporto pubblico, delle utilities, e delle attività ricreative.

Viviamo in un regime di capitalismo monetario, che differisce dal passato in due aspetti principali: la dimensione del capitalismo di stato, enormemente cresciuta negli ultimi decenni, e la preponderanza dell’industria finanziaria, quasi inesistente per la maggior parte del secolo scorso. Non è più vero che la crescita economica favorisca i poveri, poiché la ricchezza individuale dipende da molti altri fattori oltre allo stato dell’economia nazionale. Oggi, è l’industria finanziaria a mantenere elevate le disuguaglianze di ricchezza, trasferendo denaro dai poveri ai ricchi.

Il capitalismo monetario non è limitato ai paesi democratici occidentali; è un fenomeno globale presente anche negli stati autocratici. La differenza risiede solo nell’élite che controlla il mercato: élite plutocratica e politica nei paesi democratici, élite politico-militare nei paesi autocratici.

Secondo la Fisica moderna, l’evoluzione, compresa quella sociale, è guidata dalla legge dell’aumento del disordine, misurato da una grandezza fisica chiamata Entropia. La Fisica ci dice che il nostro universo è nato con il Big Bang ed è destinato a morire, con l’entropia in continuo aumento fino al giorno della sua fine. L’umanità, tramite la tecnologia, può solo modificare i dettagli della traiettoria dell’evoluzione.

Le élite che governano gli Stati sono semplici agenti della legge dell’Entropia. Con le loro azioni, motivate prevalentemente dall’interesse personale di conservazione del potere, causano effetti generalmente dannosi e spesso non intenzionali, come la crescita del debito pubblico, la violazione dell’equilibrio naturale dei territori, e il nuovo colonialismo mascherato da cooperazione internazionale. Questi sono dettagli dell’evoluzione che non possono alterarne la traiettoria naturale.

Non sappiamo a quali nuove forme di convivenza ci condurrà la traiettoria dell’Entropia, né attraverso quali crisi e traumi. Il nostro compito è armare le future generazioni della fiducia e del buon senso necessari per affrontarli.

È fondamentale riconoscere che l’idea che i governanti possano realizzare sia l’uguaglianza economica sia la crescita della ricchezza è per lo più un’illusione. Le politiche redistributive, per quanto bene intenzionate, spesso non riescono a colmare il divario tra ricchi e poveri. La redistribuzione del reddito attraverso un sistema fiscale progressivo, pur essendo un passo verso l’equità, non è sufficiente a correggere le profonde disuguaglianze radicate nel sistema economico globale.

Inoltre, la crescita del PIL come indicatore di benessere è fuorviante. La crescita economica può essere accompagnata da un aumento delle disuguaglianze e dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Questo fenomeno è particolarmente evidente nelle economie avanzate, dove l’industria finanziaria gioca un ruolo predominante.

Il capitalismo monetario ha portato a una società in cui la ricchezza finanziaria è diventata il principale indicatore di successo. Questo sistema favorisce coloro che hanno accesso ai mercati finanziari e penalizza chi dipende da redditi fissi. Il risultato è una polarizzazione crescente tra ricchi e poveri, con effetti devastanti sulla coesione sociale.

Le politiche economiche devono quindi essere ripensate per affrontare queste nuove realtà. Un approccio potrebbe essere la promozione di una maggiore equità attraverso la regolamentazione dei mercati finanziari e l’implementazione di politiche che favoriscano la redistribuzione delle opportunità, non solo del reddito.

Infine, è imperativo considerare il ruolo delle politiche ambientali nell’ambito del capitalismo monetario. La ricerca di una crescita infinita in un mondo di risorse finite è insostenibile. La crisi climatica e ambientale richiede un ripensamento radicale del nostro approccio all’economia. La sostenibilità deve diventare un principio guida, integrando considerazioni ecologiche con politiche economiche e sociali.

Il nostro obiettivo deve essere quello di creare una società più equa e sostenibile, in cui la crescita economica non sia l’unico indicatore di progresso e in cui le disuguaglianze siano affrontate alla radice. Questo richiede un impegno collettivo e una visione a lungo termine che vada oltre gli interessi immediati e le soluzioni superficiali.

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  • Redazione

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