
di Franco Torchia
Ma veramente nel nostro Paese c’è un lupo cattivo ?
Perché su ogni questione ed in ogni circostanza si continua a gridare “al lupo al lupo” ?
Lo si sta facendo anche sul disegno di legge Calderoli sulla cosiddetta autonomia differenziata approvata nei giorni scorsi dal Parlamento, durante il quale i cosiddetti “rappresentanti del popoli “ si sono resi protagonisti di comportamenti vergognosi, davanti agli occhi del mondo.
Una parte del Parlamento che grida alla vittoria ed un’altra parte che vorrebbe alzare le barricate con proteste di piazza e minacce di sottoporre la legge ad un referendum abrogativo.
Entrambe le posizioni sono valide e legittime ed ognuno difende le proprie tesi.
Alla maggioranza e al governo vengono rivolte accuse di aver spaccato il Paese, di voler aumentare le differenze territoriali e far crescere il divario con il Mezzogiorno.
La critica più feroce però non riguarda i contenuti della legge bensì gli aspetti politici ed i riflessi elettorali legati alla sua approvazione ed anche tra i parlamentari meridionali ed i governatori di centrodestra aleggia il sospetto che si sia trattato di uno scambio tra la legge Calderoli e la riforma del premierato.
Sui contenuti della legge si sono già riempite intere pagine di giornali, spesso senza entrare nel merito del provvedimento, cosa che del resto non si può fare in un editoriale.
Nemmeno io mi intendo cimentare in una iniziativa inconcludente.
Mi limito soltanto ad una breve riflessione. Partendo da una precisazione.
Non si tratta di una legge costituzionale, non modifica la nostra Carta e mantiene inalterati i rapporti tra Stato e Regioni.
Quelli invece, come tutti ricordiamo, sono stati modificati con la vituperata riforma del Titolo V della Costituzione approvata, con un margine di pochi voti a marzo del 2001, dal governo di Giuliano Amato.
Quella legge approvata per fermare l’avanzamento della cosiddetta “devolution” propugnata dalla Lega rappresenta la vera riforma che, modificando gli artt. 116 e 117 della Costituzione, ha dato maggiore maggiore autonomia alle Regioni.
La legge Calderoli invece si richiama scupolosamente ai dettami di quell’art. 116 e prescrive che qualsiasi iniziativa per dare maggiore autonomia ed ulteriori competenze alle regioni debba essere fatta nel rispetto di questo articolo.
Quindi perché gridare allo scandalo! La legge Calderoli è soltanto una legge di attuazione della riforma costituzionale del Governo Amato.
Tra l’altro fissa una procedura talmente arzigogolata da ritenere impossibile qualsiasi tentativo delle Regioni di acquisire maggiore autonomia.
Ne sa qualcosa lo stesso Governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini che, oggi grida contro questa legge, ma già nel 2017 insieme al Veneto e alla Lombardia aveva avanzato una richiesta di trasferimento di competenze che ha portato nel 2018 alla firma di un accordo preliminare tra il Governo Gentiloni e la Regione Emilia-Romagna.
Una richiesta che, quasi simile a quella delle altre due regioni, si é arenata durante il Governo Conte 1.
Stefano Bonaccini farebbe quindi bene a tacere avendo richiesto maggiore autonomia e competenza diretta su 15 materie, tra cui politiche del lavoro, istruzione, salute, ambiente, unitamente al trasferimento di “fondi speciali”.
Non mi piace infierire sul povero ministro Calderoli definendo la sua legge come semplice procedura di attuazione della riforma del 2001. Purtroppo però è così !
Rileggere quel passaggio storico oggi è fondamentale per comprendere come chi grida allo sfascio dell’unità d’Italia lo fa solo strumentalmente senza essere capace di assumersi le responsabilità degli errori del passato e per poter lavorare meglio nel presente.
Il danno fatto da quella riforma è sotto gli occhi di tutti, soprattutto nel campo della Sanità con la completa dissoluzione della medicina territoriale.
Le modifiche apportate all’art. 117 della Costituzione dalla legge 3 del 2001 hanno introdotto nuovi ed importanti poteri alle Regioni in alcune materie di legislazione concorrente dalla tutela e sicurezza del lavoro alla istruzione, dalla ricerca scientifica alla tutela della salute, dall’alimentazione alla protezione civile, dal governo del territorio alle infrastrutture.
In tutte queste materie la potestà legislativa spetta alle Regioni “salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.”
Sono passati oltre 20 anni insieme a tanti governi di varie colorature politiche, ma la costante è sempre la stessa: un Parlamento non diviso su questioni di sostanza ma spaccato su posizioni ideologiche che nulla hanno a che vedere con il bene del Paese e della collettività.
Da meridionale trapiantato nella Capitale ho imparato a distinguere il filo che separa la propaganda dalla obiettività, la responsabilità dalla incoscienza e ai politici meridionali che mi leggono vorrei sinceramente e modestamente indicare la via per disinnescare questa mina vagante che è l’avversione alle regioni del Nord per restituire ai loro concittadini la dimensione umana, riaccendere la fiamma della speranza e far sognare i giovani ridando fiducia nella loro terra e nei loro governanti.
Le opportunità sono davanti a tutti noi e sono le ingenti risorse finanziarie del PNRR, del Fondo sviluppo e coesione, la Nuova ZES e tutti gli altri provvedimenti approvati annualmente dal Parlamento.
Occorre soltanto saper ritrovare l’orgoglio e la dignità morale di essere classe dirigente meridionale.





