
di Giuseppe Augieri
Ho piacere dei consensi che ho ricevuto sulla mia analisi dei “pentimenti” fuori tempo, ma non fuori luogo, avvenuti in questo periodo; ed ho piacere che l’idea di un manifesto dei riformisti abbia incontrato altrettanti consensi.
Se però restiamo al solo livello di enunciazioni, non andiamo lontano. E dunque ripeto l’invito: predisponiamo qualcosa di concreto. Invito a farlo a chi ha più possibilità di riuscita.
Lo chiedo a Fabrizio Cicchitto, che ha più ragioni di altri a farlo, lui e chi come lui ha subito sberleffi e offese di ogni genere, poiché il non aver voluto far parte del “nuovo impero” è stato considerato un affronto alla sinistra: ed è chiaro che non lo era.
Lo dico a Renzi, e lo dico a Calenda, ed ai dirigenti delle loro formazioni politiche: il terzo polo è morto mentre nasceva e bisogna ritrovare un nuovo punto di partenza. Avviare un processo di nuova discussione tra i riformisti, anche se partendo da una vicenda anomala, può essere un’occasione da non perdere. Anche considerando che, da essa vicenda, parte il processo di strage della cultura riformista, alla quale essi dicono di appartenere.
Lo dico a coloro che, nei PD, si dichiarano riformisti. Capisco l’imbarazzo nel mettere sotto accusa il Partito nel quale militano: mi permetto però di ricordare che quello che deve andare sotto la lente di una critica feroce – e, se è tutto vero, di una condanna esplicita e non solo indignata – non è la storia del PCI e della sua evoluzione, ma l’azione di quelli che hanno dimenticato le lezioni di Amendola, di Napolitano e, perché no, di Luciano Lama; e, seppur nel confronto anche aspro, l’altezza dei dibattiti con Longo, Pajetta, Ingrao. E’ una storia che confermo essere da me non condivisa, ma che rispetto e credo vada rispettata da tutti. Quella dell’avvio di Mani Pulite e della sua “gestione” è tutt’altra storia.
Lo dico ai compagni ed amici che, per quanti interrogativi morali e politici abbiano potuto avere, hanno mantenuto in loro l’orgoglio di essere socialisti: esserlo oggi, non solo di esserlo stati.
Chiediamo di portare tutto alla luce del sole: non di formulare accuse. Perché, da socialisti e da riformisti, la presunzione di innocenza ed il no ai processi di piazza resta per noi un dogma.





