
di Francesco Pontelli
Nel mondo sportivo la medaglia di legno ha sovente indicato generalmente il riconoscimento assegnato a chi si classifica ai piedi del podio: cioè al quarto posto.
Questo risultato rappresenta la delusione massima in ambito sportivo, ma paradossalmente all’interno di uno scenario economico, politico e militare ora può rappresentare una vittoria rispetto alla posizione di partenza.
Dopo oltre due anni e mezzo di guerra, infatti, iniziata da Putin, dalla quale si sono susseguite periodiche sanzioni dell’Ue convinta di mettere in ginocchio l’economia russa, arriva oggi una ulteriore conferma della loro assoluta inutilità.
La Banca Mondiale ha stabilito proprio oggi come l’economia russa sia diventata la quarta potenza economica del mondo (*). Un risultato assolutamente umiliante in considerazione degli esiti delle strategie economiche e politiche adottate dall’Unione Europea e dai maggiori leader delle Nazioni che la compongono.
Mentre ora, successivamente all’esito delle elezioni europee, si cerca di ricomporre una maggioranza “Ursula”, un organismo internazionale ha decretato come la politica espressa proprio da quella maggioranza precedentemente denominata “Ursula”, non sia riuscita ad esprimere una strategia con esiti che hanno rafforzato l’economia russa.
Questo “risultato” esprime una visione di un mondo e di un mercato globale, all’interno del quale una singola norma espressa da un componente del mercato stesso non sia stata in grado di condizionarne l’evoluzione economica.
Un approccio europeo decisamente ancora “colonialista”, espressione di una presunzione della centralità ormai superata dell’Unione stessa, la quale è ancora convinta di rappresentare il fulcro dell’economia mondiale o di esercitare ancora un potere in grado di condizionarla.
Sembra incredibile come ancora oggi la possibilità delle triangolazioni in un mercato globale nella vendita dei prodotti, soprattutto in campo energetico, non venga considerata, allorché nei fatti le triangolazioni stesse hanno annullato qualsiasi effetto delle sanzioni della Unione Europea.
In questo contesto, il futuro politico ed economico dell’Unione rimane ancora determinato dagli stessi che ne hanno decretato la sua crisi, delineando un futuro preoccupante.
La totale assenza di una politica estera in grado di assumere un’iniziativa politica nei confronti dei BRICS, cercando un’alleanza con l’India che rappresenta l’unico antagonista all’interno degli stessi Brics alla Cina, quest’ultima il nostro vero avversario, che cerca di colonizzarci politicamente ed economicamente, grazie anche alla follia ideologica riguardante la transizione ecologica ed energetica.
La presunzione della classe politica europea e nazionale rappresenta il primo problema all’interno di un mercato globale, nel quale nessuno riesce ad imporre singolarmente un obbligo agli altri.
L’approccio alla crisi russo-ucraina, di tutti i vertici politici ed istituzionali della Unione Europea, esprime una “cultura” che altro non puo essere che l’espressione di una presunzione europea ancora oggi post-colonialista.





