
La ‘conferenza di pace’ in terra elvetica, Buergenstock, nella Svizzera centrale, parte azzoppata dal mancato invito alla Russia, uno dei due belligeranti, e soprattutto dall’assenza della Cina, che è un partner fondamentale per Mosca: senza i microchip cinesi l’apparato militare-industriale russo avrebbe molte più difficoltà ad alimentare la continuazione della guerra in Ucraina. Un’altra defezione pesante è arrivata ieri: quella del presidente brasiliano Inacio Lula da Silva, che notoriamente non nutre grande simpatia per Zelensky.
Con il summit sulla pace in Ucraina ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “insieme, stiamo facendo il primo passo verso una pace giusta basata sulla Carta delle Nazioni Unite e sui principi fondamentali del diritto internazionale”.
“Siamo riusciti a riportare nel mondo l’idea che gli sforzi congiunti possono fermare la guerra e stabilire una pace giusta. Questa idea funzionerà sicuramente, perché il mondo ha potere. Siamo riusciti a riunire, per ora, 101 Paesi e organizzazioni internazionali – ha continuato Zelensky – . Alcuni altri Paesi e leader hanno mostrato interesse per il nostro vertice e hanno risposto all’impulso pacificatore della formula di pace, anche se oggi non sono presenti al primo vertice”.
In avvio di summit, la rediviva vice presidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, ha annunciato nuovi aiuti all’Ucraina per oltre 1,5 miliardi di dollari attraverso Usaid ed il Dipartimento di Stato. Stando a una nota della Casa Bianca, 500 milioni di dollari sono stati stanziati per l’assistenza energetica e altri 324 milioni di fondi precedentemente annunciati sono stati reindirizzati verso il fabbisogno energetico di emergenza dell’Ucraina. Questo denaro servirà a riparare le infrastrutture energetiche danneggiate dagli ultimi attacchi russi, ampliare la produzione di energia, incoraggiare gli investimenti del settore privato e proteggere le infrastrutture.
Harris, che ha incontrato Zelensky, ha annunciato anche 379 milioni di dollari in assistenza umanitaria per aiutare a rispondere ai bisogni urgenti dei rifugiati, degli sfollati interni e delle comunità colpite dal conflitto. In collaborazione con il Congresso, infine, il Dipartimento di Stato prevede di fornire ulteriori 300 milioni di dollari in assistenza per aiutare le guardie di frontiera ucraine e le forze dell’ordine a operare in sicurezza in prima linea.





