
Un primo dato eclatante che esce dalle urne è che la diarchia franco tedesca, che ha condizionato l’Unione Europea da sempre, è in frantumi.
Stando agli exit poll arrivati in serata, mentre ancora erano aperte le urne in Italia, in Germania la Cdu-Csu risulta in prima posizione con il 29,5%, mentre l’Afd (partito di estrema destra) è seconda e sorpassa, con il 16,5 per cento l’Spd, il partito socialista del cancelliere Olaf Scholz, che si ferma al 14.
Se le previsioni dovessero essere confermate alla fine dei conteggi, Cdu-Csu conquisterebbe 29 seggi, Afd 17, l’Spd 14, i Verdi 12, Bsw cinque, l’Fdp cinque e Die Linke tre.
Impressionante il crollo dei Verdi, che hanno totalizzato solo il 12% rispetto al 20.5% del 2019.
In Francia, il Rassemblment national totalizza tra il 33-34%, mentre il partito di Macron è fermo al 14-15%.
Il candidato di sinistra (PS-Place publique) Raphael Glucksmann oscillerebbe tra il secondo e il terzo posto, tra il 12,5% e il 14% dei voti. La France insoumise (e Manon Aubry, leader del gruppo della sinistra al Parlamento europeo) raccoglierebbe tra l’8,4 e l’8,5%.
I repubblicani e Francois-Xavier Bellamy potrebbero avere dal 7 al 7,2%.
Gli ambientalisti, con Marie Toussaint, avrebbero tra il 5 e il 6,5%, sfiorando la soglia di sbarramento. Reconquete, il partito di Eric Zemmour, rappresentato da Marion Marechal, seguirebbe i Verdi con una forbice tra il 5 e il 5,5% dei voti.
Prima di fare qualsiasi altra considerazione va detto che esistono due europe.
C’è l’Unione Europea comunitaria, quella del Parlamento e della Commissione e c’è l’Unione Europea intergovernativa, quella del Consiglio, che è il vero organo decisionale, dove contano i governi nazionali, che hanno diritto di veto.
Va detto anche che anche i membri della Commissione sono decisi dai governi nazionali, con il Parlamento che ha potere di approvazione.
Tutto questo cosa significa? Significa che oltre a guardare ai dati elettorali europei è necessario poi fare i conti con gli Stati membri e con chi li governa.
Le elezioni del Parlamento danno una direzione politica e la direzione politica che, dai primi dati, sembra uscire dalle urne è che deve chiudersi definitivamente la fase dell’ideologia green e che si deve tornare alla realtà.
Un secondo orientamento riguarda la diarchia franco tedesca.
Il piccolo Napoleone Emmanuel Macron, che si agita sul palcoscenico del teatrino della guerra in Ucraina per tentare di affermarsi come leader di un’Europa che si riarma, è già pronto per imbarcarsi per Sant’Elena.
Il dato delle elezioni mette in discussione non solo una sua possibile leadership europea, ma anche la sua leadership in Francia.
Infatti, Emmanuel Macorn, prendendo atto dei risultati, ha annunciato la dissoluzione dell’Assemblea nazionale per indire nuove elezioni. “Non posso far finta di nulla”, ha detto Macron commentando il pessimo risultato del suo partito alle europee.
Stesso destino riguarda il cancelliere Sholz, il quale, secondo il segretario generale della Cdu Carsten Linnemann dovrebbe sottoporsi a un voto di fiducia in parlamento.
Scholz “deve davvero chiedersi, dal momento che è apparso sui manifesti elettorali in tutto il Paese, se sta facendo politica per le persone qui”, ha detto Linnemann al secondo canale pubblico Zdf come riferisce l’agenzia Dpa. “Altrimenti, deve fare un passo indietro, per esempio con una questione di fiducia”.
Linnemann affermando che la coalizione di governo deve anche chiedersi quale sia il proprio ruolo nel rafforzamento delle ali radicali dello schieramento politico.





