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BULLISMO E CYBERBULLISMO: UNA PIAGA SOCIALE

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In molte scuole italiane si stanno svolgendo incontri sulla tematica, di grande attualità, del bullismo e cyberbullismo.

Il dottor Maurizio Colangelo, magistrato di Tribunale, già avvocato,  e la dottoressa Rosj Guido, psicologa e psicoterapeuta, hanno realizzato un libro dal titolo: “ Modelli etico valoriali per la prevenzione del bullismo e cyberbullismo: un patto di corresponsabilità tra scuola, famiglia e istituzioni”. Il Libro è nel 2020 e ha vinto due premi internazionali.

Locandina bullismo

I due autori hanno continuato  a percorrere l’Italua per portare la loro testimonianza e il loro contributo di competenze e  continuano a farlo ….parlando, dialogando, confrontandosi  con i ragazzi, stimolandoli alla conoscenza ed alla cultura della legalità.

Quello del cyberbullismo è un tema di cui non si deve mai finire di discutere, di proporre soluzioni, perché quando si molla la presa è il momento in cui si perdono i valori di riferimento e quei valori sono necessari per essere sempre da guida ad una generazione, fuoriuscita, certamente non dalla guerra, ma da un periodo lungo di pandemia che li ha disorientati fortemente.

Oggi gli eventi nazionali ed internazionali quotidiani danno a noi adulti  delle preoccupazioni.

Pensiamo ai nostri ragazzi adolescenti, che si affacciano al mondo, cosa possono pensare in termini di progettualità futura.

Ed in questo solco di incertezze il testo degli autori, che non si ergono certamente ad essere depositari di verità assolute, anzi cercano con umiltà sempre di analizzare le cause e le motivazioni del fenomeno del bullismo, si pone come uno strumento utile per affrontare insieme agli autori questa piaga sociale che riguarda tutti i ragazzi, piccoli e adolescenti.

Ne sono testimonianza gli eventi quotidiani che ci fanno vedere come la violenza giovanile è sempre lì pronta ad esplodere con tutte le enormi conseguenze giuridiche e psicologiche che riguardano le vittime di queste azioni di bullismo ma anche gli autori di simili azioni .

Agire in modo responsabile significa tenere sempre consapevolmente presente i pericoli e i danni che i propri atti o le proprie decisioni potrebbero comportare per sé e per gli altri, cercando di evitare ogni comportamento dannoso. Concetto chiaramente più rilevante in ambito giuridico.

Tuttavia, il significato latino di respondere, da cui deriva responsabile, è ancora più esteso e coinvolge più piani fino ad inglobare meravigliosamente “il dare consiglio”, “rispondere alle esigenze, agli impegni, ai desideri”.

Le statistiche più recenti delle organizzazioni delle Nazioni Unite riportano che nel mondo 1 studente su 3, tra i 13 e i 15 anni, ha vissuto esperienze di bullismo. Nel mondo 246 milioni di bambini e adolescenti subiscono ogni anno qualche forma di violenza a scuola o episodi di bullismo.

 Anche il cyberbullismo è in sensibile aumento: la maggior parte dei dati disponibili riguarda indagini condotte nei Paesi industrializzati con percentuali di minorenni che lo hanno sperimentato che variano tra il 5% e il 20% della popolazione minorile, con conseguenze psicofisiche che vanno dal mal di testa ai dolori allo stomaco e/o che si manifestano con mancanza di appetito o disturbi del sonno.

Nel nostro paese, l’UNICEF Italia è attivo sul tema del bullismo e cyberbullismo su vari fronti. Da un lato opera sulla sensibilizzazione e formazione attraverso progetti e attività diffuse sul territorio, dall’altro dialoga con le istituzioni promuovendo l’adeguamento della normativa italiana agli standard internazionali di riferimento, tale da garantire un’azione pubblica sempre più efficace e rispettosa dei diritti dei minorenni nel nostro paese.

Gli autori del libro surrichiamato continuano ad andare nelle scuole per informare i ragazzi sulla pericolosità di queste azioni illecite e sulle conseguenze non solo personali, ma anche su quelle  che si riflettono a livello familiare.

L’intervento che viene svolto in una scuola di un comune laziale e che si vede nella locandina ci fa capire ancora una volta  che vi sono  ancora persone  che credono che bisogna sempre  battersi per un miglioramento della nostra società , senza alcun motivo o interesse secondario, ed essi  si attivano per agire per il conseguimento di un bene superiore che è quello dell’interesse dei nostri giovani, futuro e fondamenta della nostra società.

 Il dott Maurizio Colangelo, in un’intervista ha riferito: “ Visti i recenti interventi legislativi sulla tematica del cyberbullismo e la sensibilità del nostro legislatore, anche su impulso dello stesso a seguito di una relazione al Senato, sarebbe stato auspicabile ( ovviamente è una ipotesi) applicare ai minori, nella normativa oggi presente, che prevede la procedura di ammonimento, una maggiore responsabilizzazione degli autori di atti di bullismo e cyberbullismo, attraverso il ricorso a procedure che ne prevedano  un intervento maggiore attraverso  l’ascolto e la partecipazione degli stessi, non demandando tale incombente solo ai servizi sociali, ma anche ad altri soggetti importanti in questo contesto che rivestono un ruolo privilegiato di osservatori del fenomeno e che in questo contesto sono protagonisti ( docenti, genitori, studenti).

“Rafforzare maggiormente – continua Colangelo – la rete di ascolto utile alla prevenzione. Se giudicare i risultati dell’applicazione concreta di tale recente normativa appare sicuramente prematuro, non può invece non rilevarsi come, in ragione dell’assenza di strumenti armonizzati, sia oggi anche assente un qualsiasi meccanismo internazionale ufficiale ed istituzionale a livello europeo  di monitoraggio ad hoc, analogo a quelli invece esistenti in altre materie, che sia suscettibile di offrire un più esatto quadro comparato delle iniziative poste in essere dai diversi Stati e della loro efficacia”.

 Cosa si dovrebbe fare, dunque?

“ Inserire la questione di cui discutiamo – spiega il dottor Colangelo – nell’ambito delle materie scolastiche o meglio nell’ambito della educazione civica che oramai è entrata di diritto tramite la circolare del 2019 come obbligatoria anche un numero di ore, supportando i docenti,  che permettano di far comprendere l’uso delle tecnologie da parte dei minori e la pericolosità delle stesse se effettuata in maniera distorta e le conseguenze che ne possono derivare ai propri coetanei. Educazione civica vuol dire adattarsi all’evoluzione dei tempi quindi certamente va bene spiegare la Costituzione e le leggi, ma anche guidare i minori all’uso responsabile del materiale tecnologico di cui gli stessi hanno disponibilità in maniera quotidiana e costante. Parlare di educazione civica senza comprendere l’evoluzione della società e le sue dinamiche correlate ai comportamenti dei giovani, sensibilizzandoli alla cultura ed al rispetto,  significa non conseguire quel risultato che si vuole ottenere ossia educare alla responsabilizzazione i nostri giovani. Un’educazione dei minori alla legalità, comprensiva delle varie fattispecie di reato che si possono compiere in rete. Diventa pertanto essenziale il compito di tutti coloro che sono coinvolti nell’educazione e nella formazione dei minori diffondere e promuovere metodi didattici e pratiche educative rispettose della loro dignità, anche in un mondo tecnologicamente evoluto, dove il principio guida giuridico-positivo dell’attività educativa deve essere innanzitutto il superiore interesse del minore.

Qualche ipotesi nel concreto?: “inserire nuove metodiche di intervento sui ragazzi non punitive ma di invito al ravvedimento per periodi specifici per  gli autori del reato a fianco delle forze dell’ordine verificando con mano quali sono le conseguenze che derivano dalle loro azioni per se stessi e nei confronti delle vittime per far comprendere loro la portata negativa  delle loro azioni e le conseguenze giuridiche che ne derivano per loro  e le conseguenze  psicologiche molto pericolose  che ne derivano  per le vittime spesso molto fragili, invitando  e sensibilizzando gli autori del reato con tale partecipazione a queste iniziative  ad un concreto ravvedimento dei loro comportamenti “

Spiega, nel dettaglio, il dottor Colangelo: “Specificare e rendere più efficace e  meglio il ruolo del gestore della rete internet e le nuove forme di responsabilità secondo  La legge n. 71 del 2017  che riconosce alla vittima di cyberbullismo, che abbia compiuto almeno 14 anni, e ai genitori o esercenti la responsabilità sul minore, la facoltà di inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale, diffuso nella rete internet. Si prevede ancora che nel caso in cui tale istanza rimanga disattesa, decorse le 48 ore l’interessato possa rivolgersi al Garante della per la protezione dei dati personali che interviene direttamente entro le successive 48 ore. La legge stessa fornisce anche una definizione di “gestore del sito internet” precisando che con tale espressione si debba intendere un qualsiasi prestatore di servizi della società dell’informazione che sia: a) “diverso da quelli di cui agli articoli 14, 15 e 16 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70” e che, al tempo stesso, b) curi “la gestione dei contenuti di un sito internet” in cui si possono riscontrare le descritte condotte di cyberbullismo. La questione della responsabilità degli amministratori dei siti internet, il cui principio cardine è contenuto nel decreto legislativo 17 del 2003, in tema di commercio elettronico, costituisce un tema strettamente connesso a quello oggetto della indagine e che è stato oggetto di approfondimento nel corso di alcune audizioni. Tale decreto legislativo prevede che il gestore della piattaforma sia esente da responsabilità per quanto veicolato sulla Rete, salvo l’obbligo di collaborazione con l’autorità giudiziaria e le forze di polizia. Al riguardo di recente la Corte di Cassazione, I sez. civ., con sentenza del 19 marzo 2019, n. 7708, ha chiarito che l’hosting provider attivo è il prestatore dei servizi della società dell’informazione che svolge un’attività che non è solo di ordine tecnico o automatico ma pone, invece, in essere una condotta attiva, concorrendo con altri nella commissione dell’illecito, onde resta sottratto al regime generale di esenzione di cui all’art. 16 d.lgs. n. 70 del 2003. Nella sentenza è indicato che nell’ambito dei servizi della società dell’informazione, la responsabilità dell’hosting provider sussiste in capo al prestatore dei servizi che non abbia provveduto alla immediata rimozione dei contenuti illeciti, nonché qualora abbia continuato a pubblicarli, al ricorrere di talune specifiche condizioni. Si tratta di pronunce che richiamano l’orientamento consolidato basato sul principio che l’hosting provider può essere chiamato a rispondere solo quando sia a conoscenza legale dell’illecito perpetrato, quando l’illiceità dell’altrui condotta sia ragionevolmente constatata o constatabile e quando abbia avuto la possibilità di attivarsi utilmente ma non lo abbia fatto. Tale principio – come rilevato – non viene messo in discussione purtroppo  dalla direttiva auto applicativa 1808/2018 recepita dall’Italia nel 2019 . Guardando alle raccomandazioni rivolte in materia dal parlamento europeo agli stati membri e quelle previste dall’Onu proporrei di maggiormente responsabilizzare i gestori dei social nella verifica dei documenti inseriti dagli adolescenti ad esempio predisponendo non solo la chiusura del sito incriminato ma anche la comminazione di sanzioni pecuniarie elevate  nei confronti dei gestori attraverso una commissione internazionale, anche perché il danno di diffusione in rete è stato oramai consumato nel momento in cui il gestore ha ricevuto la istanza di chiusura del website ove erano inseriti i contenuti incriminati, per cui una sanzione pecuniaria comminata da una commissione internazionale ha un valore dissuasivo e soprattutto preventivo. Sarebbe importante che il legislatore si rendesse parte diligente anche dinanzi alle istituzioni europee per creare un organismo internazionale quale una agenzia specializzata per tale tematica, a fianco a quello gia’ predisposto dall’ organismo dell’unicef ( che a differenza di quasi tutte le altre agenzie onu, l’unicef non è direttamente finanziato dal sistema delle Nazioni Unite. Le sue risorse di bilancio circa 6,4 miliardi di dollari nel 2019) provengono interamente da contributi volontari, di natura pubblica e privata).  Ben specifico  e all’interno delle istituzioni europee  deputato a creare a livello sovranazionale un monitoraggio dei casi di cyberbullismo e l’applicazione di soluzioni ed interventi legislativi con regolamenti validi per tutta la ue in materia di cyberbullismo. Per questo credo che a ogni livello nazionale ed internazionale   la prevenzione e la formazione siano armi formidabili per vincere la sfida di tutti noi per il futuro dei nostri figli non con sistemi repressivi ma preventivi ed educativi”.

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  • Redazione

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