
di Ugo Galetti
Come Mogol-Battisti, prepariamoci alla firma congiunta Draghi-Letta per ascoltare la sinfonia che ci stanno preparando.
Per capire dove vogliono portarci, dobbiamo capire da dove partiamo. La UE di oggi é un carrozzone burocratico che ha la pretesa di vendersi come una voce unica che invece é spezzettata in 27 canti solisti che obbligati dal coro di fatto cantano molto stonati. La competitivitá immaginata e perseguita dalla UE é un tutti contro tutti e un occhio al borsellino, meglio chiuderlo che aprirlo quando le cose non vanno bene.
La nuova visione del duo Draghi-Letta invece si basa sulle concentrazioni industriali, per creare giganti in grado di “competere”, sul superamento del diritto di “veto” che consente ad un piccolo qualunque di bloccare l’azione degli altri, soldi pubblici a go-go in nome di questa nauseabonda politica di transizione digitale e verde, e altri soldi per armarci fino ai denti per difenderci non si é capito bene da chi.
Da un punto di vista ideologico, “grande é bello” é l’esatto contrario di “piccolo é bello”. I grandi decidono e usano i piccoli come parti del processo produttivo, spremendoli per bene e cambiandoli se non si adeguano a tariffe imposte o tempi di consegna irreali. I grandi condizionano la politica con la forza del ricatto dei numeri, e impongono le scelte per tutti noi. I grandi comandano, si alleano, si scontrano, fanno danni rapportati alle loro taglie. I grandi sono dittatura.
I piccoli sono espressione di libertá di impresa, di creazione, di genialitá, di lavoro diffuso, di territorialitá, di ricchezza individuale e dunque sociale. I piccoli sono democrazia.
Il diritto di veto, che effettivamente blocca molte delle decisioni, garantisce peró il rispetto delle minoranze, concetto molto democratico che rallenta le decisioni ma consente anche a chi non avrebbe voce in capitolo di farsi sentire. Il concetto invece proposto dal duo Draghi-Letta di ” cooperazione rafforzata” implica che se qualcuno aziona il veto, altri vadano avanti sullo stesso tema autonomamente, e chi vuole si adegua. Concetto pratico, ma decisamente dittatoriale.
Creare fondi europei (quindi pubblici con soldi nostri) per finanziare questa transizione verde-digitale, significa indebitare le future generazioni per perpetrare questo modello economico e blindarlo, impegnando le risorse future per dei bisogni (presunti) attuali. Altra decisione dittatoriale: creare debito futuro significa obbligare chi ci sará domani a pagare quello che altri hanno deciso oggi.
Sorvoliamo per pietá su questa smani di armarsi fino ai denti per questa benedetta difesa comune. Da un punto di vista tecnico siamo giá “invasi”. Abbiamo basi americane ovunque in Europa, che sotto il nome dell’azione NATO, ci impongono cosa dobbiamo fare, e i danni che dobbiamo autoinfliggerci, vedi Ucraina. Ma se vogliamo ancora credere alla favola che siamo “insieme”, quand’anche il sig Trump volesse chiudere l’ombrello, da chi dobbiamo difenderci? Dai Russi che prenderanno il posto degli americani? Dai cinesi? Dagli arabi? La realtá é che siamo giá invasi dagli americani e ci stanno invadendo un poco per volta gli afro-arabi con i barconi. E li lasciamo fare. Non vedo molto realistico che carri armati sovietici o cinesi possano invadere le strade di Roma. In caso possono inviarci qualche gingillo atomico, contro i quali non possiamo fare altro che bruciacchiarci. Dunque? A che serve continuare a gridare “mammaliturchi?”
Dunque, per concludere, “Grande é bello”, “cooperazione rafforzata”, “transizione digitale e verde”, “difesa comune” sono tutti concetti dittatoriali che sono perfettamente contrari al falso mito democratico che ci vendono quotidianamente.
Se poi ci volete dire che le dittature funzionano meglio delle democrazie, allora avete ragione. Ma decidetevi una buona volta: volete i lenti processi democratici dove tutti hanno una voce, o le rapide decisioni che tacitano le voci dissidenti?





