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DRAGHI O DRAGON BALL?

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Mario Draghi ha parlato. Fiumi di bava invadono il pianeta. Diluvio universale di saliva. Aspettavamo la seconda venuta di Cristo ed ecco che è arrivato, ma è noto che il Messia è stato poi flagellato e messo in croce. Meglio fare attenzione.

E allora?

Ecco. Allora vuol dire che non c’è di meglio che anticipare incarichi per bruciarli. Anticipare che Mario Draghi sarà il nuovo Ursula è un modo per tastare il terreno, vedere le reazioni ed eventualmente, prima di essere incoronato di spine, ritirarsi in buon ordine, ma è anche il modo per bruciare una possibile candidatura.

La bava dilagante, a dire il vero disgustosa, nemmeno Mario Draghi fosse la reincarnazione del profeta Elia, sembra uscita dalla saga di Dragon Ball.

I Draghi Divini  (Seiryū) sono delle particolari divinità dall’aspetto di drago, che possiedono la capacità di esaudire i desideri di coloro che li evocano. Sono presenti esclusivamente nel Settimo Universo ed in parte nel Sesto Universo. Ogni drago è collegato ad un set di sette Sfere del Drago, le quali, se radunate, possiedono la capacità di convocare il drago. Il numero dei desideri è legato alla forza del drago. Una volta esauditi i desideri, il drago sparisce e le sette sfere si tramutano in pietra per un determinato periodo, disperdendosi. Il loro aspetto e dimensioni varia a seconda del drago.

Siamo entrati direttamente in un manga (fumetto originario del Giappone), dove i desideri del progressismo liberale, ossia di una mescolanza mefitica che ci vuole ridurre a servi della gleba al servizio della finanza speculativa, si esprimono sulle pagine piene di esaltazione del Messia dei giornali mainstream, i quali sono riusciti persino ad attaccarsi alla giacchetta del sovranista Orban. Quando serve si mangia di tutto, anche il cibo che fino a ieri era considerato velenoso.

Potenza della coerenza dei servi.

Ed ecco il fenomeno Mario Draghi, così come è nei desideri del liberal progressismo, ossia di un coacervo dal profumo nazista che si spaccia per sinistra.

Numero uno della Nato, presidente del Consiglio europeo e ora presidente della Commissione europea. Perché non Papa? In fondo lo potrebbe essere, se battezzato e cristiano.

Mario Draghi, saggiamente, ha sempre smorzato le voci con una battuta: “Non so perché mi debbano trovare sempre un posto lontano dall’Italia”.

Forse perché, dopo la sua performance da Presidente del Consiglio, è meglio che stia altrove?

Veniamo alla realtà.

Perché Draghi sia candidato servirebbe un’intesa tra i ventisette Paesi dell’Unione e una preliminare operazione preparatoria.

Inoltre non si fanno i conti con le elezioni europee.

Per ora l’inondazione di bava è un manga, un cartone animato del liberal progressismo, ormai cartonato.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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