
di Francesco Pontelli
Nessuno contesta la sostanziale differenza di Mario Draghi rispetto alla mediocre classe politica Nazionale; tuttavia, andrebbe ricordato come anche l’ex Presidente della Bce sia parte del medesimo sistema, ma soprattutto l’attuale situazione politica ed economica nella quale versa l’unione Europea.
Partendo da questa semplice considerazione come logica conseguenza risulta molto difficile che, da chi ha contribuito a creare questo disastro politico ed istituzionale rappresentato in questo preciso periodo dalla stessa Unione Europea, possano scaturire le soluzioni ad una situazione ormai insostenibile.(dicembre 2023 https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/15006-la-ue-e-la-crisi-centrifuga.html).
La crisi europea, dalla quale paradossalmente parte il programma presentato dall’ex governatore della Bce, in primo luogo certifica la sostanziale inadeguatezza dell’intera classe politica e dirigente Europea ed in rappresentanza dei singoli stati membri.
All’interno di una situazione internazionale gravissima ed in attesa delle iniziative militari annunciate dai singoli paesi coinvolti nel conflitto arabo israeliano, ripresentare ancora oggi l’ideologico collante politico relativo alla “decarbonizzazione dell’economia”, quando l’obiettivo raggiungibile è quello della riduzione del consumo avviato con successo da oltre vent’anni, lascia senza parole.
Senza poi considerare come gli altri partner europei abbiano da tempo adottato politiche energetiche finalizzate innanzitutto alla riduzione dei costi energetici più che al solito infantile obbiettivo puramente ideologico.
Basti ricordare come la Francia, nel maggio 2023, abbia nazionalizzato l’ente che produce e distribuisce l’energia con un costo di 14 miliardi.
Mentre la stessa Spagna abbia imposto il price cut del gas a 40 euro mentre l’Italia con l’allora governo Draghi in attesa della decisione europea .
Per non dimenticare la Germania la quale ha raggiunto un accordo di fornitura di gas con la Norvegia valevole per i prossimi quaranta (40) anni con un valore di cinquanta (50 ) miliardi .
Tornando allo scenario internazionale, mentre il mondo vive sospeso per un possibile inasprimento del conflitto arabo israeliano che ha visto l’ingresso dell’Iran, si conferma così sostanzialmente l’adozione di una catena di priorità assolutamente uguale a quella adottata dalla commissione europea uscente.
Anche in questa occasione Mario Draghi ha dimostrato, perfettamente in linea con l’intera classe politica europea, una sostanziale incapacità di modificare le priorità dell’Unione in rapporto alla congiuntura internazionale.
A questa classe politica, quindi Draghi compreso, risulterebbe suicida fornire ulteriori strumenti, come deleghe politiche ed operative (*) ancora maggiori di quanto già ora non godano, in quanto assicurerebbero semplicemente un disastro ancora superiore rispetto a quello raggiunto attualmente.
A conferma della manifesta inadeguatezza complessiva sarebbe sufficiente ricordare le presuntuose previsioni della caduta economica della Russia nei mesi successivi all’inizio della guerra a causa degli effetti delle sanzioni europee, tanto del presidente del consiglio Mario Draghi quanto della presidente della commissione europea Ursula von der Leyen.
Visioni economiche che sono state disintegrate dall’andamento successivo tanto del confronto bellico ma soprattutto economico.
Tanto è vero che le previsioni di crescita per il 2024 della stessa Russia, secondo il FMI, viene accreditato un pil al +3,2% maggiore persino a quella Usa (Pil +2,5%) e
quattro volte la crescita europea.
Da queste semplici valutazioni, relative alla gestione della crisi bellica internazionale, caratterizzata da ben due scenari di guerra e successivi alle terribili conseguenze della pandemia, solo l’ avvicendamento, o spoil system europeo, complessivo o quantomeno parziale rappresentano la iniziale “conditio sine qua non”, se veramente l’obbiettivo attuale fosse individuabile in un cambiamento o adeguamento della istituzione Europea alle problematiche economiche continentali e nazionali in relazione alle dinamiche internazionali.
(*) si pensi ad un esercito europeo.





