
di Marforius
Da tempo quasi immemorabile gli studenti universitari, poi per estensione gli altri studenti, hanno acquisito una sorta di diritto ad intervenire sulle problematiche sociali e politiche, in ossequio al principio che le università sono da sempre considerate “zone franche”.
La cosa in linea di principio potrebbe avere anche un senso e una sua utilità prospettica, soprattutto riguardo la formazione degli studenti stessi e la loro maturazione connessa a ideali e modelli sociopolitici.
Con il tempo questa consuetudine è arrivata ad assumere forme e modi sempre più ampi, rispetto alle tematiche “ritenute di competenza” e agli interventi, che non di rado travalicano le regole, sconfinando nella violenza e quindi nella illegalità.
Naturalmente nel paese dei guelfi e dei ghibellini, tutto questo viene tollerato, a senso unico alternato, dalla parte politica che ritiene di trarre vantaggio dalla manifestazione di turno, il che ha favorito una sorta di legittimazione ad libitum, ove alla fine tutto è permesso, ovviamente agli studenti, mentre tutto è inibito all’autorità delle Stato.
L’altro giorno, ad esempio, alla Sapienza di Roma ci sono stati duri scontri tra circa 300 studenti e le forze dell’ordine, con diversi feriti, per l’esattezza 25 poliziotti e due carabinieri. Tra questi due di essi hanno riportato prognosi di 20 giorni. Come è facile immaginare ci sono stati anche due arresti, tra i quale una ragazza, che avrebbe aggredito un dirigente del locale commissariato.
Cosa volevano gli studenti in questo caso? Pretendevano che l’Università La Sapienza chiudesse ogni rapporto con le università israeliane, come se tutto questo fosse di competenza degli studenti, o dell’Università stessa, pretendendo in tal modo di dettare la linea relativa alla politica estera.
Gli studenti hanno anche contestato la rettrice Antonella Polimeni, la quale si è rifiutata di prendere una posizione riguardo gli accadimenti che stanno infiammando il Medio Oriente.
C’è da chiedersi se tutto questo ha un senso, ovvero se tutto questo viene eterodiretto da chi vuole manipolare l’opinione pubblica e creare problemi.
Cosa c’entrano gli studenti riguardo queste tematiche, peraltro gli stessi dove erano il 7 ottobre scorso. Ma i fatti sono evidenti, basta ricordare anche le numerose azioni nelle quali c’è stata violenza ed intolleranza, allorché si voleva decidere peraltro chi era ritenuto degno di partecipare ai convegni.
Perchè questi studenti, ammesso che tutti lo siano ma non lo sono, non chiedono perchè con i sussidi ricevuti, miliardi e miliardi di dollari, i palestinesi hanno comprato armi e costruito una città sotterranea, anziche’ creare le infrastrutture per lo sviluppo del paese, necessarie a creare occupazione.
Stupisce ancor più che nei fatti costoro sostengono chi considera la donna un essere certamente non paritario, che può essere frustato perche’ non porta il velo o addirittura lapidato in caso di adulterio, per non parlare della pretesa di imporre la legge islamica.
Non è mancata la solidarietà del ministro competente, Anna Maria Bernini, la quale ha espresso “vicinanza alla Rettrice” soggiungendo che “quello che sta accadendo all’Università La Sapienza è vergognoso. La protesta legittima non può mai sfociare in violenza e prevaricazione. La decisione del Senato evidenzia che la comunità accademica non accetta imposizioni da una minoranza che vorrebbe isolare le università italiane dal contesto internazionale. La ricerca non si boicotta”.
Del pari sono state dure e ferme le condanne dei presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa e di alcuni ministri.
C’è da dire che a tutto questo manca una voce, che avrebbe dovuto levarsi a difesa soprattutto delle forze dell’ordine. Il silenzio è davvero assordante, come quello dei soliti soloni pontificanti che in realtà sono i soliti utili idioti.





