
La Turchia ha sospeso la sua partecipazione al Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (Cfe), firmato a Parigi il 19 novembre 1990, dopo la fine della Guerra fredda, con l’obiettivo di ridurre la possibilità di scatenare grandi operazioni offensive tra il blocco della Nato e i membri del Patto di Varsavia.
Lo riporta il quotidiano filogovernativo “Daily Sabah”, spiegando che secondo il decreto presidenziale pubblicato in Gazzetta ufficiale la sospensione entrerà in vigore a partire da lunedì 8 aprile.
l Cfe, ratificato dalla Turchia nel 1992, limita il numero di armi ed equipaggiamenti in cinque categorie fondamentali: carri armati, veicoli corazzati da combattimento, sistemi di artiglieria, aerei da guerra ed elicotteri d’attacco.
Il portavoce del ministero degli Esteri turco, Oncu Keceli, ha precisato in una nota che Ankara “non si è ritirata del tutto” dal Trattato, ma “non ha avuto scelta” nel decidere di sospenderne l’attuazione a seguito dell’uscita della Russia dopo l’aggressione su larga scala dell’Ucraina e delle crescenti tensioni globali.
Dopo il ritiro di Mosca dal Trattato, gli Stati Uniti e altri membri della Nato hanno sospeso i loro obblighi derivanti dall’intesa del 1990 (aggiornata poi nel 1999 tenendo conto dello scioglimento del Patto di Varsavia e dell’espansione dell’Alleanza Atlantica).
Fonti diplomatiche citate dai media turchi hanno riferito che secondo Ankara il Cfe non ha ormai più senso perché nessuno lo rispetta più nella situazione attuale.





