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ADELANTE, PEDRO, CON JUICIO, SI PUEDES

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“Adelante, Pedro, con juicio, si puedes”. “Avanti, Pedro, con giudizio, se puoi” è l’espressione, diventata proverbiale, che Alessandro Manzoni mette in bocca al Gran Cancelliere di Milano Antonio Ferrer che si rivolge al cocchiere, mentre la carrozza passa circondata dal popolo in tumulto per la carestia che è sopraggiunta alla peste.

Cito questa frase manzoniana perché nel suo articolo di ieri, dal titolo: “Un nuovo patto produzione/welfare, ovviamente… cum juicio”, Giuseppe Augieri, pone, dopo aver introdotto un concetto di gradualità nel necessario mutamento della rotta delle politiche scellerate dell’Unione Europea e anche di chi in Italia le ha sostenute, pone la questione delle compatibilità.

Augieri scrive di aver più volte posto una domanda: accettiamo le compatibilità e cioè quello che ci “prescrivono” (ed allora il mugugno è solo propaganda) o le rifiutiamo sapendo che dietro di esse vi è il potere vero ed assoluto. Chiedendo una risposta netta. Penso di intuire una risposta che, però, non è stata data. E non mi piace”.

Ecco il motivo per il quale ho fatto riferimento alla frase manzoniana al completo: con juicio, si puedes. Perché è in quel “si puedes” che si nasconde la risposta alla questione delle compatibilità.

Bettino Craxi, a Sigonella, pose, con i fatti, la questione e, probabilmente, l’ha pagata cara.

Siamo nell’ottobre 1985, nella base aerea di Sigonella. Un aereo, fatto atterrare nella base, aveva a bordo terroristi palestinesi che avevano sequestrato la nave da crociera Achille Lauro e ucciso un passeggero, l’americano ebreo Leon Klinghoffer.

L’accaduto rischiò di sfociare in uno scontro armato tra VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) e Carabinieri da una parte e militari americani della Delta Force dall’altra. I militari della Delta Force circondarono l’aereo e Vam e Carabinieri circondarono i militari della Delta Force.

Si arrivò ad una rottura politica tra Bettino Craxi e Ronald Reagan. Dove è finito Craxi è noto.

Senza entrare nei particolari, la questione, in estrema sintesi, riguardava la sovranità dell’Italia, sia pure all’interno di un’Alleanza Atlantica e sia pure in rapporto ai patti, palesi e segreti, che governano i nostri rapporti con gli Usa a seguito dell’armistizio e dei successivi accordi conseguenti alla sconfitta dell’Italia entrata in guerra a fianco di Hitler.

Continuiamo a fingere di essere stati dalla parte degli Alleati, ma eravamo i nemici al fianco di Germania e Giappone. Ogni tanto rinfrescare la memoria è utile.

In Italia, oltre alle basi Nato, ci sono 120 basi Usa, palesi e segrete, di varia entità e funzione e ci sono circa 150 mila militari statunitensi. Alcune basi ospitano ordigni atomici (Nord Italia) e altre sono strategiche per la presenza della Marina Usa nel Mediterraneo (Gaeta-Napoli: VI Flotta) e per marina e Aviazione Usa (Sigonella).

E qui arriviamo al “si puedes”.

E’ possibile essere alleati servi, alleati mendicanti, alleati passivi, alleati attivi.

In molti casi siamo stati alleati servi, mendicanti, passivi. Nel caso della Libia e dell’eliminazione di Gheddafi, ad esempio, siamo stati servi e masochisti.

Quando Craxi è entrato in rotta di collisione con Reagan intendeva essere un alleato attivo e, conseguentemente, dignitosamente paritario.

Il concetto è quello della sovranità e delle doppie chiavi.

Siamo una colonia o uno Stato sovrano alleato degli Usa? Questa è la questione legata al “si puedes”.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale la Baviera si è dichiarata Stato sovrano ed è stata successivamente indotta a partecipare alla repubblica Federale Tedesca. La Baviera, assieme al Nord Italia, è il cuore produttivo d’Europa.

La Germania ha una Costituzione che è sostanzialmente quella provvisoria del 1949. La “Legge fondamentale della Repubblica Federale di Germania” fu promulgata il 23 maggio 1949 e considerata provvisoria in attesa della riunificazione. Al momento della riunificazione si decise di mantenere la carta fondamentale occidentale. I risultati delle elezioni della DDR, oramai al collasso, furono interpretati come espressione del desiderio di ricongiungersi al più presto con la Repubblica Federale Tedesca, quindi con la Germania Ovest. L’unificazione venne raggiunta estendendo la lista dei Länder previsti nel testo costituzionale, dunque aggiungendovi semplicemente i cinque della Germania orientale e abolendo l’articolo 23, il quale lasciava in sospeso la validità della Legge Fondamentale per un futuro in cui le due Germanie si sarebbero unite.

Ciò ha equivalso a operare la riunificazione tedesca sotto forma di entrata o adesione della Germania dell’Est nella Repubblica Federale Tedesca, la qual cosa, oggi, è fonte di grandi tensioni e malumori tra i cittadini della Germania Est (ex DDR).

Non va dimenticato che dopo la fine della seconda guerra mondiale venne stabilito che la Germania sarebbe stata divisa in quattro zone, una per ognuna delle potenze alleate (Inghilterra, Unione Sovietica, Stati Uniti e Francia), sarebbe stata smembrata, avrebbe dovuto pagare le riparazioni (da qui le attuali richieste della Polonia), ed essere completamente denazificata (ma i servizi segreti della Rft sono stati riorganizzati da uomini dei vertici hitleriani) e demilitarizzata.

Il 12 settembre 1990 a Mosca è stato firmato il “Trattato finale della Germania”. Le Quattro Potenze hanno rinunciato ai diritti già posseduti sulla Germania, inclusi quelli relativi alla città di Berlino. Il Paese riunito è divenuto pienamente sovrano il 15 marzo 1991, ben 45 anni dopo la fine della guerra.

Tutte le truppe sovietiche, secondo il Trattato, avrebbero dovuto lasciare la Germania per la fine del 1994 e la Germania doveva limitare le sue forze armate a non più di 370.000 persone.

La Germania, inoltre, ribadiva la sua rinuncia alla fabbricazione, alla detenzione e ai controlli sulle armi nucleari, biologiche e chimiche.

Inoltre, nessuna forza armata straniera, né armi nucleari, né vettori di armi nucleari sarebbero stazionate nella ex Germania Est, rendendola zona libera da armi nucleari.

https://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volume%201696/volume-1696-I-29226-English.pdf

Per quanto riguarda l’Italia, il trattato di pace (Trattato di Parigi) fu firmato tra l’Italia e le potenze alleate  a Parigi il 10 febbraio 1947 e mise formalmente fine alle ostilità.

https://www.cvce.eu/content/publication/1999/1/1/0eaf4219-d6d9-4c35-935a-6f55327448e7/publishable_it.pdf

Per quale motivo tutti questi riferimenti che, ovviamente sono solo delle indicazioni per un approfondimento? Per il semplice fatto che il “si puedes” ha a che fare, nonostante non lo si voglia considerare, con il secondo conflitto mondiale, con la Guerra Fredda, con i trattati di pace e con le loro clausole segrete.

La prima questione da risolvere, per cominciare a discutere, è capire si se puede e quanto se puede.

Credo che, più che alle istituzioni europee, che non v’è dubbio debbono essere riformate da cima a fondo, perché nate male, vissute male e attualmente incapaci di essere un soggetto che sia altro da un burosauro vessatore, si debba guardare al “si puede” degli accordi atlantici, per capire se l’Italia è un servo (lo è stato), un mendicante (lo è stato), un alleato passivo (lo è stato) o un alleato attivo degli Stati Uniti e dei Paesi dell’Alleanza Atlantica.

Ci sono molti elementi che ci dicono che progressivamente l’Italia si è conquistata non solo lo status di alleato leale, ma anche di alleato attivo.

Uno degli ultimi è il Piano Mattei, che ci vede di nuovo attivi in Africa e nel Medio Oriente.

Ad Augieri, che pone domande fondamentali, dico: si, con juicio, ma cercando di fare chiarezza sul “si puedes.

Questo non toglie che, nel frattempo, si discuta di altre questioni che sono altrettanto importanti. Ne cito solo due, che dovrebbero essere oggetto di ampia riflessione: il sindacato e le organizzazioni datoriali, che dovrebbero essere i protagonisti primari di un dialogo che guardi alla produzione, ai produttori e al welfare. Oggi cosa sono? Inutili carrozzoni senza strategia.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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