
di Ugo Busatti
Ci risiamo. La telenovela dell’ex ILVA va avanti. É molto importante, se vogliamo capire quanto accade non solo in Italia, fare il punto della situazione.
Cose da fare:
Il ministro Urso correttamente dice che «Se esiste l’industria italiana, se esiste un’industria dell’automotive, degli elettrodomestici e della cantieristica, lo è perché a monte vi é stata un’industria siderurgica come Taranto che ha fornito gli strumenti perchè crescesse l’industria italiana». Se ne sono accorti. Meglio tardi che mai.
Come Trump ha perfettamente capito e realizzato nei quattro anni del suo mandato, con il proclama America first, anche noi in Europa, se vogliamo andare avanti, dovremo fare altrettanto, ovvero Europa First. L’acciaio é la base di molte produzioni, e se continuiamo a comperarlo da chi lo produce con impianti che vanno a carbone, o che non rispettano certe regole, lasciamo vivere una concorrenza sleale che danneggerá noi e l’ambiente. L’Europa deve adottare degli standard qualitativi non solo per quello che produce, ma anche per quello che importa. Ci vuole un marchio di qualitá ambientale e di rispetto del mercato del lavoro, senza il quale i prodotti non entrano da noi. E questo é un fatto europeo, non solo italiano.
3 – Bruxelles ha dato il via libera al prestito ponte di 320 milioni per lavorare sugli impianti.
E qui entriamo nella zona grigia. Se quanto sopra é una premessa indispensabile, continuare a dare soldi pubblici per “produrre”, non é la strada giusta. Si perché questo significa anche un ampio ricorso alla cassa integrazione, il perverso meccanismo che impiega denaro pubblico per fini privati. Questa zona grigia, diventa nera quando si sente la dichiarazione del ministro che sono alla ricerca di un possibile partner straniero. Gli stessi, identici errori fatti dagli “statisti” che hanno regalato agli indiani gli impianti di Taranto, consentendo loro di mettere fuori uso e fuori mercato quella che ERA la piú grande acciaieria Euopea.
Questa vicenda mette in luce le debolezze del nostro sistema. E che il progetto di SEI continua a richiamare. É una catena.
Ci sono dei settori STRATEGICI. Ció significa che sono prioritari per lo sviluppo industriale. L’acciaio é uno di questi. Quindi l’impianto piú importante deve essere gestito dallo Stato. Ma non finanziato dallo Stato.
Esistono le banche che devono avere anche una funzione pubblica, come quando la Commerciale e la BNL furono chiamate negli anni ’60 a finanziare l’autostrada del Sole. Quindi piano industriale credibile che passa necessariamente per l’adeguamento degli impianti, e finanziamento delle banche per sostenerlo. Garanzia dello Stato ( che comunque rientra nel deficit, ma questo va bene) e accordo europeo per proteggere i prodotti continentali.
Una volta messa in sicurezza la produzione, accordi con confindustria per usare prodotti italiani o europei, e dopo che la produzione viene riavviata quotazione in borsa della societá. I proventi andrebbero a estinguere il debito con le banche, ed i fondi pensione avrebbero un prodotto serio e credibile sul quale fare affidamento.
I fondi pensione che potrebbero essere finanziati da parte dei contributi che oggi vengono gettati nell’INPS, con il perverso meccanismo di finanziare chi non lavora con i soldi di chi lavora, senza creare ricchezza.
E il circolo virtuoso si richiuderebbe. Niente debiti, ripagati dai fondi o altri investitori istituzionali, un impianto pulito che lavora, creazione di ricchezza attuale e futura per i pensionati di domani, uso di fondi oggi gettati alle ortiche per creare ricchezza e benessere.
Se continueremo a regalare soldi pubblici a questo carrozzone del quale cerchiamo in tutti i modi di disfarci, magari trovando partner ucraini come si mormora, allora vuol dire che siamo ancora impantanati nelle sabbie mobili della incapacitá di fare un progetto utile al Paese ed al suo sviluppo e di creare ricchezza, senza buttare i soldi che servirebbero a dare servizi ai cittadini.





