
di Massimiliano Marzano
I 25 rischi da conoscere e valutare prima di investire i propri risparmi
Sono rimasto ammirato dall’elevato numero di rischi attenzionati da Giuseppe Pavia in un suo post pubblicato di recente su Linkedin. Leggi: https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7066665642795384833/
Tra i 25 rischi magistralmente enumerati, quello a mio avviso più insidioso per l’Italia, quale emittente pubblico, è il “Rischio di declassamento“.
Ne aggiungerei un altro, strettamente legato al primo: il “Rischio Paese“. Un rischio di cui il nostro Paese soffre da molto tempo, a motivo dell’alto debito pubblico che nessun Governo è mai riuscito a contenere, anzi solo ad aumentare.
Ed è proprio per questo che il Governo Meloni e il Ministro Giorgetti dovranno fare molta attenzione ad avventurarsi in spese correnti o in forme d’indebitamento ulteriori e poco produttive. È bene perciò che anche gli Italiani ne siano consapevoli.
Ove necessario, è auspicabile che il Governo rinunci persino alla parte a debito dei fondi del PNRR… qualora non si sia in grado di spenderli bene, cioè in infrastrutture ad alto contenuto tecnologico e alto valore aggiunto che ripaghino nel tempo l’investimento stesso.
Il Governo non può e non deve nemmeno scialacquare con l’introduzione di insostenibili flat tax al 15%, bonus e altre forme di assistenzialismo di pura impronta elettorale! La flat tax, peraltro, riguardando i soli lavoratori autonomi, introduce nel nostro sistema fiscale una forma di disuguaglianza di trattamento di dubbia conformità Costituzionale.
È essenziale, invece, che il Governo si adoperi in una attenta attività di spending review e di lotta agli sprechi per non svegliare i timori dei mercati finanziari che potrebbero tradursi in uno “spread” fuori controllo e, come in un circolo vizioso, in altra spesa da “interessi sul debito” e, quindi, in crescita ulteriore del debito pubblico.
Serve pure che il Governo riduca l’entità della nostra spesa pubblica (oggi assai vicina al 150% del Pil) mediante adeguate politiche economiche, di bilancio, fiscali, sociali, di welfare, industriali, energetiche, ambientali, ecc. mitigando anche l’esposizione proveniente dagli impegni presi in ambito europeo o per effetto di accordi internazionali (MES, Nato, guerra in Ucraina, Coop26, ecc.).
Oltre al contenimento delle spese, il Governo agisca sul lato della crescita del PIL ampliando, ad es., il numero degli occupati, agendo sulla qualità dei lavori e delle professioni e rendendo più attrattivo il Paese con la crescita della remunerazione del lavoro più qualificato, ma anche di quei lavori a più basso contenuto professionale o tecnologico, ma pur sempre ricercati e rari.
Un antico adagio diceva che “il lavoro nobilita l’uomo”. Il Governo, perciò, non trascuri mai di mettere tra le proprie priorità il rispetto della dignità del lavoro e dei lavoratori quale diritto fondamentale su cui poggia la Repubblica.





