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UNA LEZIONE DI GIORNALISMO

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Leggo: “Una scelta di comunicazione precisa ed efficace quella scelta dalla premier Giorgia Meloni durante la sua visita nelle zone colpite dall’alluvione”.

Niente passerelle e niente fotografie in “un momento che in realtà tutti i leader politici hanno sempre considerato perfetto per farsi immortalare dai fotografi”. Un fatto, assieme ad una considerazione. Poi:“Camicetta verde, capelli legati, struccata. Tutto studiato, niente lasciato al caso. Apparentemente sola, senza scorta. E per quanto si possa essere distanti dalle posizioni politiche della Premier, non si può non ammettere che la Meloni sta imbroccando un successo comunicativo dietro l’altro” Anche qui un fatto ed alcune considerazioni. Ed ancora: “In Emilia la Meloni è stata semplicemente Giorgia. Una donna, una madre. Una Giorgia che ha però l’autorità di prendere decisioni importanti, ma che prima si sporca di fango senza paura solo qualche ora dopo aver stretto la mano ai leader mondiali.” Qui solo considerazioni, altalenanti nel loro indirizzo. Ed in cauda venerum: “Anche se potrebbe sembrare, nulla in tutto questo è casuale”; che si ricollega alla premessa. Tutto studiato dunque. Un senso di solidarietà e presenza del Governo? Ma mi faccia il piacere… avrebbe detto Totò.
Noto che questo metodo per “dare notizie”, ai vecchi tempi delle lezioni di dialettica e retorica alle Frattocchie, avrebbe suscitato applausi a scena aperta. Per mettere in testa idee il metodo è quello. Premessa, tante cose in mezzo, conclusione come da premessa.
Già. Alcune righe prima si legge: “è arrivata nelle aree sconvolte della Romagna appena in tempo per placare la furia di chi stava iniziando a scalpitare, non vedendola arrivare prima, per dare sostegno agli alluvionati.”. Ancora un’opinione con una semiverità sui fatti: chi scalpitava non era né chi è stato investito dalla tragedia immane, né chi sta lavorando nel fango indossando il prezioso vestito della solidarietà, ma solo il solito raggruppamento “politico”. Una semiverità che cela un giudizio: bisognava non andare al G7 e farsi vedere sui luoghi dell’alluvione. (Perché, chi lo scrive è convinto che la presenza italiana, dopo le elezioni, ai grandi consessi internazionali è di importanza del tutto marginale. Fosse per loro, non l’avrebbero neanche invitata). Poi invece la presenza, tardiva, che però……Tutto questo è scritto? No, per carità. E’ lasciato intendere perché la logica andreottiana è un sempreverde. E ritornano qui le lezioni di metodo frantocchiano.
Il giorno dopo la conferma. Tutta una farsa. Leggo. Uno dei volontari, Albonetti, che fa il parrucchiere e che si era appunto recato a Ghibullo per distribuire in macchina beni di prima necessità ai volontari arrivati per spalare, è un nostalgico del duce. Nei suoi post risulta chiaro. Ebbene …” Colpisce un particolare….Il parrucchiere nostalgico del fascismo – che scende dalla sua macchina come se fosse stato avvisato dell’arrivo di Meloni – è l’unico che passeggia vicino alla premier senza essere mai bloccato né tenuto d’occhio dalle forze dell’ordine e dagli uomini della scorta della presidente del consiglio”. Tutta commedia dunque. La farsa di un interessamento per una popolazione martoriata, e che in realtà è solo una “promozione”, è palese. Anche qui detto chiaro? No. Lasciato intendere.
La scuola delle Frattocchie e il complottismo si sposano in giornali che non sono organi di partito ma grandi quotidiani che si dicono indipendenti.
Una grande lezione di giornalismo, non c’è che dire. Moderno, attuale. Imparo sempre più.

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  • Redazione

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