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2025- IL GRANDE GIOCO (3) – CORNUTI E GASATI NELLE MANI DI UN COMICO

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Segue da: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/21471-2025-il-grande-gioco-2-come-ruzzolare-sui-ruzzoloni.html

Il comico ha parlato. I tromboni hanno amplificato, perché la narrazione deve essere che Putin è stupido e perde, grazia all’arguzia del comico che comanda a Kiev e ai suoi suggeritori (soprattutto inglesi).

L’interruzione del transito del gas russo attraverso l’Ucraina rappresenta “una delle più grandi sconfitte di Mosca”, ha sentenziato Volodymyr Zelensky. “Quando Putin ottenne il potere in Russia più di 25 anni fa, il pompaggio annuale di gas attraverso l’Ucraina verso l’Europa era di oltre 130 miliardi di metri cubi. Oggi, il transito del gas russo è pari a 0. Questa è una delle più grandi sconfitte di Mosca”.

Avanspettacolo? No. Idiozia da cialtroni cornuti e gasati.

L’effetto più evidente è la Transnistria al gelo, ma quello vero è il rafforzamento del rapporto tra Putin e Erdogan.

Nel frattempo il prezzo del gas è salito a 50 euro al megawattora.

Sul gas infatti si è subito scatenata la tempesta speculativa (eccoli i cornuti e gasati che cantano in coro) e ad Amsterdam il prezzo ha registrato un rialzo del 2,83% a 50,27 euro al megawattora, ai massimi da ottobre 2023. Numerosi operatori del settore ritengono che l’interruzione dei flussi dalla Russia impatterà in modo considerevole su diversi Paesi dell’Europa centrale, provocando un aumento dei prelievi dai siti di stoccaggio. Speculazione? Sì, evidente.

 Suonano i tromboni che amplificano le affermazioni del comico al comando di Kiev, ma suonano la musica dei cornuti e gasati, perché oltre a pagare il gas più caro, vedono rafforzarsi l’asse tra Erdogan e Putin, con la Turchia che si propone ormai come hub energetico per i Paesi europei che si affacciano sul Mar Nero e più in generale per l’Europa.

Il gasdotto TurkStream, inaugurato l’8 gennaio 2020, è un gasdotto che va dalla Russia alla Turchia. Parte dalla stazione di Russkaya vicino ad Anapa nella regione russa di Krasnodar, attraversando il Mar Nero fino a Kiyiköy.

Turk Stream 2

La costruzione è iniziata a maggio 2017 e le prime forniture di gas in Bulgaria attraverso il gasdotto sono iniziate il 1º gennaio 2020.

La Turchia è nella Nato, ma è amica di Mosca. Il gas russo che transita attraverso la Turchia alimenta Bulgaria, Romania, nazioni che stanno nell’Unione Europea e nella Nato. Arriva anche alla Moldavia e potrebbe arrivare anche in Transnistria.

gasdotti turki

Erdogan si pone come protagonista nel “Grande Gioco”, mettendo i cornuti e gasati di Bruxelles in panchina. Il protagonismo di Erdogan significa inevitabilmente una rinnovata centralità anche nella dimensione energetica.

Quattro sono in particolare le pipelines che riforniscono la rete di distribuzione nazionale turca.

Gas russo via Turchia: il Blue Stream, con una capacità di 16 miliardi di metri cubi all’anno trasporta il gas russo sino al porto turco di Samsun, nel Mar Nero.

Gas iraniano via Turchia – La seconda pipeline, con una portata di 10 miliardi di metri cubi all’anno, collega l’Iran alla Turchia, rifornendo in particolare la provincia di Ankara e le province dell’Anatolia orientale.

Gas azero in Puglia via Turchia – Il terzo gasdotto è il Trans-Anatolian gas pipeline (TANAP), che trasporta il gas azero fino in Puglia, mediante l’interconnessione con il Trans-Adriatic Pipeline (TAP). Attraversando l’intera Anatolia ha una capacità di trasporto pari a 16 miliardi di metri cubi all’anno, che saranno aumentati a 23 miliardi a partire dal prossimo anno. Ma la capacità di questo gasdotto sarà notevolmente espansa attraverso due ulteriori interventi: il primo, nel 2026, porterà la capacità a 31 miliardi di metri cubi l’anno; il secondo, che sarà realizzato se il Turkmenistan costruirà una pipeline aggiuntiva per attraversare il Mar Caspio, porterà la capacità sino a 60 miliardi di metri cubi l’anno.

Gas russo via Turchia – Il quarto gasdotto da 15,5 miliardi di metri cubi (Turk Stream) è la principale infrastruttura energetica che permette il rifornimento del gas russo direttamente alla porzione turca della Tracia e da lì verso la Bulgaria e altri Paesi dell’Unione europea.

La Turchia si propone sempre più come hub energetico strategico, grazie alle follie di Kiev alle quali plaudono i tromboni cornuti e gasati.

L’emergere della Turchia come player rilevante nel Grande Gioco si è visto anche nella vicenda siriana.

Tra le molteplici ragioni che hanno spinto Vladimir Putin e l’Iran a sostenere il regime di Bashar al-Assad durante la guerra civile siriana, una delle meno discusse, ma più strategicamente rilevanti è la questione energetica.

L’interesse di Mosca a mantenere al potere Assad non si limitava alla possibilità di proiettare potenza nel Mediterraneo attraverso le basi militari siriane. C’era, e c’è tuttora, una questione cruciale che riguarda il gas naturale e il controllo sulle rotte di approvvigionamento energetico verso l’Europa.

Come scrive Shors Surme (Notizie geopolitiche, 13 dicembre 2024), “la Siria è di grande importanza per il trasporto energetico grazie alla sua posizione geografica. Può fungere da ponte tra i produttori del Golfo come Iraq, Arabia Saudita e Iran e i paesi consumatori di petrolio come i paesi europei. Importanti gasdotti che possono passare attraverso il territorio siriano, sono già stati pianificati o costruiti, e possono essere ampliati; si tratta del gasdotto arabo, del gasdotto Iran-Iraq-Siria e del gasdotto Qatar-Turchia. Questo ha origine in Egitto, attraversa la Giordania, il Libano e la Siria e può essere esteso alla Turchia e per il trasporto di energia in Europa. Il gasdotto era in funzione fino a prima della guerra civile, ma è stato in gran parte distrutto nel conflitto. 320 chilometri del gasdotto si trovano all’interno della Siria. Le grandi scoperte di gas nel Mediterraneo al largo delle coste di Libano, Israele, Cipro e Grecia negli ultimi anni potrebbero essere trasportate verso i mercati internazionali attraverso il gasdotto”.
“Il gasdotto Iran-Iraq-Siria – prosegue Shors Surme  – è stato proposto dall’Iran al governo siriano prima che scoppiasse la guerra civile. L’obiettivo era trasportare il gas iraniano dal sud del paese, dall’enorme giacimento sottomarino di South Pars, condiviso con il giacimento settentrionale di Gumez, nel Qatar, all’Iraq, alla Siria e poi all’Europa. Il piano prevedeva il trasporto di 110 milioni di metri cubi di gas al giorno. Il progetto è stato ostacolato dalla guerra civile siriana e dalle sanzioni contro l’Iran. L’Iran prevedeva di esportare gas in Europa dopo un accordo con l’occidente sul suo programma nucleare. Nei suoi colloqui sul nucleare con l’occidente, il governo iraniano ha ripetutamente detto loro che avrebbe potuto inviare gas a basso costo in Europa, ma l’occidente e gli Stati Uniti si sono opposti al progetto. L’idea del gasdotto Qatar-Turchia aveva l’obiettivo di trasportare il gas dal giacimento più grande del mondo, quello di Gumez settentrionale, nel Qatar (condiviso con il giacimento di Pars meridionale dell’Iran) attraverso l’Arabia Saudita, la Giordania e la Siria fino alla Turchia, uno dei mercati di gas più grandi del mondo. La concorrenza tra i due progetti ha portato a una disputa tra i paesi arabi e l’Iran sulle rotte di trasporto dell’energia”.

Guarda caso, il Qatar si è fatto sentire proprio in questi giorni, mettendo in ginocchio la follia green dei cornuti e gasati di Bruxelles.

Il ministero dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha infatti minacciato di sospendere le esportazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) all’Unione europea se i paesi membri applicheranno la direttiva Corporate Sustainability Due Diligence, che introduce una serie di obblighi per la verifica della sostenibilità ambientale e sociale delle grandi aziende, sia europee che non, pena l’imposizione di multe pari al 5 per cento del loro fatturato.

Intervistato dal  Financial Times, Saad al-Kaabi – che è anche amministratore delegato della compagnia petrolifera statale QatarEnergy – ha detto che “se il caso è che io perda il 5 per cento del mio fatturato andando in Europa, non ci andrò… non sto bluffando. Il 5 per cento delle entrate generate da QatarEnergy significa il 5 per cento delle entrate generate dallo stato del Qatar. Questo è il denaro del popolo, quindi non posso perderlo”.

Il Qatar è uno dei principali esportatori di Gnl al mondo ed è stato fondamentale per il (parziale) distacco energetico dell’Europa dalla Russia.

I cornuti e gasati si arrotolano nelle loro idiozie belliciste e green, portando l’Europa all’estinzione.

Torniamo, infine, alla Turchia e alla Siria.

La maggior parte dei pozzi di petrolio e di gas siriani è in zona curda, ossia americana. Pipeline e gasdotti arrivano al porto di Tartus, dove c’è anche la base navale di Mosca.

Aiea

Considerati i rapporti tra Russia e Turchia in relazione alle forniture di gas e considerato che la rivolta in Siria contro Assad è stata guidata dalla Turchia, non è impossibile, anzi, è assai probabile, che tra gli accordi sottostanti al via libera alla caduta del dittatore siriano ci sia anche la permanenza russa.

Va considerato che per ora, nella fetta di Siria non in mano turca, americana e drusa,ossia quella in mano ai rivoltosi, c’è anche la zona costiera alawita, dove arrivano gas dotti a pipeline. Considerata l’instabilità della situazione siriana, una possibile e non lontana rivolta alawita potrebbe mettere in seria discussione l’utilizzo delle linee di esportazione di gas e petrolio. Gli alawiti sono la parte sciita della Siria fedele ad Assad che, ora, è a Mosca. Un accordo tra Mosca e Ankara potrebbe far sì che la zona costiera si mantenga in equilibrio proprio in considerazione della presenza della base navale.

La follia di Zelenski e il coro dei cornuti e gasati dimostra che in Occidente le leadership e i leccapiedi della propaganda mainstream hanno perso la testa e che a Kiev importa di più qualche stupido colpo di teatro, come a Kursk, che di chiudere al meglio una vicenda sempre più disastrosa economicamente e geopoliticamente.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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