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2025 – CROLLA LA DITTATURA NEOCON CHE HA DISASTRATO IL MONDO

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Il grande inganno sta crollando su sé stesso.

Il grande inganno è il progetto contenuto nel documento “Rebuilding America’s Defenses”, redatto dal PNAC – Project for the New American Century.

Documento che ha connotato di sé la politica neoconservatrice Usa degli ultimi trent’anni.

Fondato nella primavera del 1997, il Project for the New American Century (Progetto per il Nuovo Secolo Americano) è un’organizzazione didattica non-profit, il cui scopo ufficiale è promuovere l’egemonia americana.

Il Progetto fu un’iniziativa del New Citizenship Project (Nuovo Progetto per la Cittadinanza).
Il Progetto per il nuovo secolo americano è un pensatoio, thinktank di neoconservatori, o meglio, come scrive Virgilio Ilari su Domino (12/2024), un gruppo di “imperialisti di sinistra, discendenti diretti o eredi ideali dell’emigrazione antisovietica e antinazista degli anni Trenta”.

Descrizione quasi esatta. Quasi, per il fatto che dopo la fine della seconda guerra mondiale i nazisti sono stati inglobati dalle potenze vincitrici, utilizzati e rimessi in circolo, mondati da ogni peccato, mentre la russofobia è rimasta come costante.

Dopo la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Urss gli “imperialisti di sinistra” si sono ben radicati nel Dipartimento di Stato, attivando un revanscismo russofobo che, non a caso, si è trasformato in guerra e hanno dato vita ad una ideologia che evoca il trotzkismo americano e che è sfociata nel wokismo e in un insieme di linee pseudo culturali che, guarda caso, si alimentano alla fonte del nazismo, a sua volta abbeveratosi alle logiche fabiane malthusiane, eugenetiche.

Si era pensato che George W. Bush fosse stato il peggiore presidente della storia Usa. Joe Biden lo ha superato. Nella rincorsa al peggio non sono stati soli, ma ben accompagnati dal Clan Clinton-Obama-Pelosi.

Loro sono stati gli attori, forse anche i burattini, di una lobby neoconservatrice travestita, ossia di una cupola che ha contribuito all’ascesa di Bush e alle guerre da lui scatenate in giro per il mondo e all’ascesa dei vari esponenti del Clan democratico.

Le politiche economiche e militari sono state un fallimento totale, basti pensare ai rovesci in Afganistan e in Iraq, alla destabilizzazione del Pakistan, alle primavere arabe, che hanno destabilizzato il Medio Oriente.

La parte più folle, delinquenziale, è stata la destabilizzazione del Vecchio Continente, con il continuo accerchiamento della Russia da parte della Nato e con la conduzione diretta (Victoria Nuland e George Soros) della rivolta di Maidan, vero e proprio colpo di Stato, che ha destabilizzato l’Ucraina, provocando l’intervento del Cremlino, prima in Crimea e poi nel Donbass.

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https://resistir.info/livros/rebuilding_americas_defenses.pdf

https://archive.org/details/RebuildingAmericasDefenses

Il testo è pubblico e può essere letto e tradotto a piacimento da chiunque intenda approfondire.

Nella introduzione del documento “Rebuilding America’s Defenses”, presentato nel 2000, si legge: “Mentre il XX secolo volge al termine, gli Stati Uniti si elevano come la potenza più importante al mondo. Dopo aver condotto l’Occidente alla vittoria nella Guerra fredda, l’America si trova di fronte a un’opportunità e a una sfida: gli Stati Uniti hanno la visione per costruire sui risultati dei decenni passati? Gli Stati Uniti hanno la determinazione di dare forma a un nuovo secolo favorevole ai principi e agli interessi americani? [Ciò di cui abbiamo bisogno è] un esercito forte e pronto ad affrontare le sfide presenti e future; una politica estera che promuova con audacia e intenzione i principi americani all’estero; e una leadership nazionale che accetti le responsabilità globali degli Stati Uniti. Naturalmente, gli Stati Uniti devono essere prudenti nel modo in cui esercitano il loro potere. Ma non possiamo evitare in modo sicuro le responsabilità della leadership globale dei costi associati al suo esercizio. L’America ha un ruolo fondamentale nel mantenimento della pace e della sicurezza in Europa, Asia e Medio Oriente. Se ci sottraiamo alle nostre responsabilità, invitiamo sfide ai nostri interessi fondamentali. La storia del XX secolo avrebbe dovuto insegnarci che è importante dare forma alle circostanze prima che emergano le crisi e affrontare le minacce prima che diventino terribili. La storia del secolo scorso avrebbe dovuto insegnarci ad abbracciare la causa della leadership americana”.

Gli autori del documento partono della ristrutturazione delle forze armate americane e dal concetto di difesa e nella sezione” Key Findings” elencano quattro missioni per le forze armate degli Stati Uniti: 1)”difendere i possedimenti nord americani”; 2) “lottare e vincere guerre multiple e simultanee”; 3)”realizzare lavori di polizia associati alla manutenzione della sicurezza in regioni critiche”; 4) “trasformare le forze armate degli Stati Uniti per sfruttare la rivoluzione nel campo militare”.

Il documento propone lo sviluppo di nuove armi, comprese armi biologiche di nuova generazione capaci – si legge nel documento – di distruggere “specifici genotipi”, ordigni capaci di distinguere un determinato tipo di persona destinata ad essere uccisa in mezzo ad altri individui eletti per sopravvivere.

Ecco il testo: “Although it may take several decades for the process of transformation to unfold, in time, the art of warfare on air, land, and sea will be vastly different than it is today, and “combat” likely will take place in new dimensions: in space, “cyber-space,” and perhaps the world of microbes. Air warfare may no longer be fought by pilots manning tactical fighter aircraft sweeping the skies of opposing fighters, but a regime dominated by long-range, stealthy unmanned craft. On land, the clash of massive, combined-arms armored forces may be replaced by the dashes of much lighter, stealthier and information-intensive forces, augmented by fleets of robots, some small enough to fit in soldiers’ pockets. Control of the sea could be largely determined not by fleets of surface combatants and aircraft carriers, but from land- and space-based systems, forcing navies to maneuver and fight underwater. Space itself will become a theater of war, as nations gain access to space capabilities and come to rely on them; further, the distinction between military and commercial space systems – combatants and noncombatants – will become blurred. Information systems will become an important focus of attack, particularly for U.S. enemies seeking to short-circuit sophisticated American forces. And advanced forms of biological warfare that can “target” specific genotypes may transform biological warfare from the realm of terror to a politically useful tool”

Traduzione: “Sebbene potrebbero volerci diversi decenni prima che il processo di trasformazione si dispieghi, col tempo l’arte della guerra in aria, terra e mare sarà molto diversa da quella odierna e il “combattimento” probabilmente avrà luogo in nuove dimensioni: nello spazio, nel “cyberspazio” e forse nel mondo dei microbi. La guerra aerea potrebbe non essere più combattuta da piloti che pilotano aerei da combattimento tattici che sorvolano i cieli dei caccia avversari, ma da un regime dominato da velivoli senza pilota a lungo raggio e furtivi. Sulla terraferma, lo scontro di enormi forze corazzate con armi combinate potrebbe essere sostituito da tratti di forze molto più leggere, furtive e ad alta intensità di informazioni, aumentate da flotte di robot, alcuni abbastanza piccoli da stare nelle tasche dei soldati. Il controllo del mare potrebbe essere in gran parte determinato non da flotte di combattenti di superficie e portaerei, ma da sistemi basati sulla terra e sullo spazio, costringendo le marine a manovrare e combattere sott’acqua. Lo spazio stesso diventerà un teatro di guerra, man mano che le nazioni avranno accesso alle capacità spaziali e inizieranno a fare affidamento su di esse; inoltre, la distinzione tra sistemi spaziali militari e commerciali, combattenti e non combattenti, diventerà sfocata. I sistemi informativi diventeranno un importante obiettivo di attacco, in particolare per i nemici degli Stati Uniti che cercano di cortocircuitare le sofisticate forze americane. E forme avanzate di guerra biologica che possono “prendere di mira” genotipi specifici potrebbero trasformare la guerra biologica dal regno del terrore a uno strumento politicamente utile”.

Nel capitolo V°, intitolato “La creazione di una futura forza dominante” si trovano affermazioni come: “… al momento attuale gli Stati Uniti non hanno alcun rivale a livello globale. Il nostro disegno ultimo deve mirare a prolungare il più possibile nel futuro questa posizione di vantaggio …”. E ancora: “… Gli Stati Uniti devono mantenere un esercito in grado di essere dispiegato rapidamente e di vincere contemporaneamente più guerre su larga scala … bisogna riposizionare le nostre forze ed adeguarle alle realtà strategiche del XXI° secolo spostando su base permanente le truppe nel Sud-est Europeo e in Medio Oriente”.

C’è un passaggio inquietante alla luce di quanto avvenuto con la pandemia e con la scoperta, successiva, dei laboratori gain of function in Ucraina. Nel documento si legge: “Questo processo di trasformazione, pur portando un cambiamento rivoluzionario, è destinato a durare molto a lungo, a meno che non intervenga un evento disastroso e catalizzatore come una nuova Pearl Harbor.”

Ecco il testo: “Further, the process of transformation, even if it brings revolutionary change, is likely to be a long one, absent some catastrophic and catalyzing event – like a new Pearl Harbor. Domestic politics and industrial policy will shape the pace and content of transformation as much as the requirements of current missions”.

Traduzione: “Inoltre, il processo di trasformazione, anche se porta un cambiamento rivoluzionario, è probabile che sia lungo, in assenza di un evento catastrofico e catalizzante, come una nuova Pearl Harbor. La politica interna e la politica industriale plasmeranno il ritmo e il contenuto della trasformazione tanto quanto i requisiti delle missioni attuali”.

 Rileggendo alcuni passaggi del documento conclusivo del PNAC i possibili dubbi circa la possibilità di un auto-attentato s’infittiscono.

Ci sono similitudini con il progetto Alchemy, del quale parla Alex Kramer, un analista economico e geopolitico le cui tesi sono offerte in due video di Roberto Mazzoni:

https://mazzoninews.com/2024/11/30/progetto-alchemy-parte-1-intrigo-diabolico-mn-304/

https://mazzoninews.com/2024/12/03/progetto-alchemy-parte-2-nazificazione-delleuropa-mn-306/

L’idea di questi “imperialisti di sinistra”, lupi travestiti da agnelli nella migliore tradizione fabiana, assieme alle sinistre europee “sezioni transnazionali del partito democratico americano” hanno finito per “trasformare la democrazia occidentale in regime sempre più etico e totalitario”. [1]

Non solo, ma hanno avviato guerre ovunque, in una volontà demenziale e delinquenziale di scontro, e ne hanno provocate altre.

“Così – scrive Ilari – ancora tre anni fa, rigettando altezzosamente l’estremo appello di Mosca per una revisione condivisa del sistema di sicurezza in Europa, i nostri liberal-radicali, completamente digiuni di storia, politica, strategia e scienza militare, giocavano a risiko deliziandosi di «una Russia migliore» (a better Russia) e magari «decolonizzata», ormai ridotta in coriandoli, come già discettavano di ridurre poi la Cina”. [2]

Tutto ciò è semplicemente satanico, a cominciare dall’idea di armi biologiche capaci di selezionare il genotipo da colpire: puro razzismo nazista.

E così questi “imperialisti di sinistra” vanno considerati dei veri e propri satanisti.

Se di Satana si tratta, vale citare un testo di San Paolo che è chiaro nel mettere in evidenza come i lupi si travestano da agnelli, i nazisti si travestano da socialisti: “E non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque gran cosa se anche i suoi ministri si travestono da ministri di giustizia; la fine loro sarà secondo le loro opere. (Paolo. Lettera ai Corinzi 2 – 11, 14-15)”.

 

[1] Virgilio Ilari, Domino 12/2024

[2] Virgilio Ilari, Domino 12/2024

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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