
Si è già visto in altre occasioni che leader funzionali ad uno scopo fossero, raggiunto o modificato lo scopo, declassificati e terminati con somma indifferenza, lanciando il sasso e nascondendo la mano, ma nel caso di Volodymr Zelensky si è superato ogni limite.
Volodymr Zelensky non mi è simpatico (ognuno di noi ha le proprie simpatie), così come non ho mai apprezzato il suo continuo sostenere che l’Ucraina è il baluardo della democrazia, quando è noto che in Ucraina la democrazia non esiste e, pertanto, al netto della propaganda, il presidente ucraino può, legittimamente, chiedere la solidarietà per difendere l’integrità del proprio Paese, ma è meglio che non si avventuri nel tentare di essere la bandiera della democrazia e della civiltà occidentale.
Che la guerra che si sta svolgendo in Ucraina sia il risultato di una quantità di errori dell’Occidente che ha seguito le politiche delle amministrazioni Dem Usa è cosa nota e verificabile, anche se non giustifica l’invasione russa di un Paese sovrano.
Volodymr Zelensky era un attore, divenuto presidente dell’Ucraina, al quale è stato messo sulla gobba, come al cammello di Nietzche, il peso di tutte le cose più gravose e contraddittorie di una guerra per procura tra Usa e Russia.
Si può dire che poteva rimanere a fare il comico evitando di diventare un personaggio da tragedia, ma la realtà è che Volodymr Zelensky ha scelto di recitare in una tragedia.
Ora, però, nella tragedia si presenta tracotante la barbarie in forma di logica da far west, dove nel saloon e davanti alla porta dello sceriffo si appendeva la fotografia del ricercato con la scritta “wanted” al fine di dare indicazione ai killer di professione di chi dovevano occuparsi per ricevere la taglia.
In questi giorni, guarda caso, dopo che le regole d’ingaggio e gli obiettivi sono cambiati strada facendo e dopo che a Volodymr Zelensky è stato detto da più parti che non deve attaccare Mosca e il suo territorio, che Putin deve rimanere dov’è e che la Russia non va smembrata e che entro l’anno la guerra deve concludersi, senza alcun pudore, si comincia, sulla stampa internazionale, a discutere di quale possa essere la catena di comando ucraina se l’attore divenuto presidente dovesse essere assassinato.
La testata americana Politico ha rivelato, infatti, in questi giorni, che l’Ucraina ha un piano per sostituire il presidente in caso di morte.
La Costituzione ucraina prevede che qualora il presidente non dovesse essere in grado di adempiere ai suoi doveri, le sue funzioni verrebbero assunte dal presidente del Parlamento ucraino, la Verkhovna Rada.
Al fine di evitare un eventuale vuoto di potere all’indomani dell’invasione russa la leadership politica dell’Ucraina è stata divisa fra diverse zone del Paese.
Politico cita Adrian Karatnytskyi, del Centro Eurasia del Consiglio Atlantico, secondo il quale l’Ucraina ha un “forte gruppo dirigente” e dunque, qualora Zelensky dovesse soccombere, la guida dell’Ucraina verrebbe affidata a un “governo collettivo”.
Secondo Politico l’esecutivo ucraino post Zelensky vedrebbe questi uomini nei ruoli chiave: Ruslan Stefanchuk, presidente della Verkhovna Rada; Andrii Yermak confermato a capo dell’Ufficio del Presidente; Dmytro Kuleba al ministro degli Esteri; Oleksii Reznikov al ministro della Difesa; il generale Valerii Zaluzhnyi rimarrebbe al suo ruolo, quello di comandante in capo delle Forze armate.
Secondo Karatnytskyi l’Ucraina “ha raggiunto un punto di solidarietà e di unità nazionale molto consistente, quindi se dovesse accadere qualcosa di terribile a Zelensky, non sarebbe così decisivo come si potrebbe pensare”.
“Non voglio dire che Zelensky sia quasi irrilevante – ha puntualizzato Karatnytskyi – ma credo che la cosa indispensabile sia l’unità del Paese”.
Se i russi avessero voluto uccidere Zelensky lo avrebbero già fatto. Difficile pensare che il Cremlino persegua l’obiettivo di diventare il killer del presidente ucraino, in quanto sarebbe una pessima mossa che otterrebbe solo effetti negativi, non solo di immagine.
La barbarie che è entrata in scena, con logiche da far west, che cosa sta a significare? Che qualcuno sta dicendo, attraverso la stampa, che è necessario sbarazzarsi di Zelensky perché è diventato ingovernabile? Perché conosce troppi segreti? Perché è in grado, conoscendo troppe cose, di mettere in scacco l’Amministrazione Usa di Joe Biden?
La caduta di leadership delle élite occidentali è anche dimostrata in modo eclatante dall’uso barbarico degli alleati, i quali possono diventare, di colpo, wanted, secondo le migliori regole del far west, così come lo si è visto inscenato negli studios di Hollywood.
Che, dire, Zelensky non mi è simpatico, ma merita di essere difeso dalla barbarie dei bounty hunter.





