
di Paolo Falconio
Gli spazi ridotti del convincimento nel nome di tutto, ma non dell’Uomo
Le rivoluzioni politiche,di costume o di morale,sono sempre programmate e preparate in ambito intellettuale,ideale o di mercato con una omologazione di gruppi sempre più estesi fino a creare un bisogno,oltre che una aspettativa collettiva di realizzazione o di affermazione.
Da fenomeni o prassi snobistiche elitarie si passa a mode o rivendicazioni collettive,grazie a tecniche di suggestione e fascinazione di massa,che furono ben teorizzate e praticate da Marcuse, Adorno, Horkheimer, i prof.della Scuola di Francoforte,bacino di incubazione della stagione del 68,quando dalle università di Berkeley,di Berlino e altre , partì la grande rivolta giovanile contro l’autorità della famiglia e dello Stato. I tempi cambiano, ma le strategie rimangono le medesime. Abbiamo assistito alla globalizzazione nel nome di un uomo nuovo senza memoria.
La nuova rivoluzione aveva ripreso vigore, in nome della Liberazione finale da ogni tabù, da ogni limite, da ogni trascendenza.
La Rivoluzione per la libertà senza doveri e senza limiti è stata preparata,ancora una volta,con individuazione di temi,di simboli,di pratiche e slogan,che da elitarie sono diventate di massa grazie ad una suggestione culturale,fascinante emozionalmente senza riscontri dei rischi attuali o potenziali. Pseudo culture si diffondevano strumentalmente come virus condizionati, che da un messaggio,di libertà,di pace, di giustizia e di rivendicazione di diritti traguardavano l’uomo in una metamorfosi maligna di assenza di morale,limite intollerabile alla libertà individuale. Per alcune cerchie è l’innalzarsi a nuovo Dio, per le masse ha significato ucciderlo.
Una visione dell’uomo in termini solipsistici ed economicistici, un uomo senza missione. Il che vuol dire una falsa libertà i cui caratteri erano dettati da elite transnazionali.
La reazione di segno opposto è emersa dalle ombre del passato. Il ripristino avviene attraverso vecchie idee che appaiono rassicuranti. Gli intellettuali ne rimangono affascinati perché congeniali all’avvento della macchina intelligente,al transumano. Finalmente lo Stato Unitario(Schmidt), che oggi non coincide più con la nazione, fa sentire i suoi vagiti attraverso il controllo. Le parole d’ordine sono nella tradizione, nella comunità di appartenenza, ma vengono sempre dettate da altre elite sovranazionali e il fine reale è un agglomerato umano unico e ordinato, ma altrettanto lontano dall’Uomo, asservito alla macchina e all’economia.
Sono tempi di confusione e cahos,ma stiamo molto attenti alle scelte che saremo chiamati a fare, perché le due ideologie,sebbene contrapposte hanno il medesimo carattere autoritario e sopravvivono nonostante il loro frutto sia avvelenato. Entrambe avversano la famiglia, considerata filtro e fortino di ogni resistenza all’omologazione delle menti. Ovviamente siamo a due opposizioni differenti. Da un lato la cultura woke che vuole distruggere la famiglia tradizionale, ma entrambe le culture mal tollerano filtri al pensiero dominante. In ogni caso chi osa schierarsi contro è un diverso,non è un uomo, che sia straniero o meno e per i diversi c’è poca comprensione.





