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Vladimir Solovyov, il rutto di Mosca

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il rutto di Mosca

Un pizzino a una Meloni troppo “volonterosa”?

Un rutto moscovita così volgare, mirato alla persona, inusuale per un Paese la cui diplomazia è ancora in gran parte paludata, detto in italiano, al fine di evitare distorsioni di traduzione, ha tutta l’aria di un pizzino rivolto al Giorgia Meloni la cui origine non può che essere stata studiata, ben calibrata e, quindi, non frutto di un’esternazione estemporanea.

A dirla tutta, il rutto moscovita, la cui emissione è stata delegata a Vladimir Solovyov, ha tutto l’aspetto di un avvertimento di Washington recapitato via Cremlino alla leader italiana, la qual cosa, da un certo punto di vista, non fa altro che confermarmi quello che scrivo da tempo, ossia che c’è un patto di ferro tra Trump e Putin.

Patto di ferro al quale inglesi e francesi, a capo dei Volonterosi, si oppongono, inventandosi, di volta in volta, interventi che disturbano l’accordo geopolitico tra Washington e Mosca. Una volta è l’aiuto a Kiev, un’altra la missione a Hormuz, un’altra ancora i rapporti pessimi con Israele.

Cercare di capire il perché del pizzino è, allora, necessario, in quanto, sembrerebbe indirizzato a inibire la frequentazione dei Volonterosi, ossia dell’asse anglo francese che, in altri termini, è l’asse tra la monarchia inglese e la finanza che ha messo all’Eliseo Emmanuel Macron.

Veniamo alla cronaca del pizzino

Vladimir Solovyov si è scagliato contro la premier italiana Giorgia Meloni durante il suo programma su Telegram Polnyj Kontakt (Full Contact).

Vladimir Solovyov è una star della TV di Stato russa, re nello scacchiere della propaganda di Vladimir Putin, noto per le sue minacce belliciste contro i Paesi europei, considerato un megafono dello zar.

Dopo aver detto che l’Europa è entrata in guerra contro la Russia, Solovyov ha detto che la Meloni è una “vergogna della razza umana, bestia naturale, idiota patentata, una cattiva donnuccia” e l’ha apostrofata come “PuttaMeloni”.

Poi, in riferimento agli ultimi contrasti tra la premier italiana e il presidente statunitense, ha aggiunto: “Questa Meloni, carogna fascista, che ha tradito i propri elettori candidandosi con slogan ben diversi… Ma il tradimento è il suo secondo nome. Ha tradito Trump al quale precedentemente aveva giurato fedeltà”.

Perché il Cremlino manda a dire alla Meloni che ha tradito Trump?

Qui comincia la ricerca del perché, per capire cosa sta davvero accadendo.

Primo capitolo della vicenda, la presa di posizione dura di Trump nei confronti di Leone XIV

François Pauly, ex dirigente di Rothschild & Co, è stato indicato per guidare l’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, segnando un netto cambio di direzione che viene presentato come funzionale a una gestione più moderna e di finanza internazionale.

Pauly proviene da Rothschild & Co, istituzione attiva nella gestione di strutture finanziarie complesse; è stato CEO di Banque Internationale à Luxembourg e ha lavorato in Dexia; è stato membro del Consiglio di Amministrazione del Fondo Pensioni Vaticano (2017 – 2021) e fa parte della Commissione per gli Affari Economici dell’Arcidiocesi di Lussemburgo.

La scelta di una figura legata alla finanza globale come Pauly indica una continuità con le logiche di Jorge Mario Bergoglio, che aveva benedetto i “Guardiani” del Capitalismo inclusivo.

È l’11 novembre 2019 e Papa Francesco afferma: “Porgo un cordiale benvenuto a ciascuno di voi riuniti per questo incontro dei Membri del Consiglio per un Capitalismo Inclusivo. Ringrazio il Cardinale Peter Turkson per le sue gentili parole rivolte a vostro nome. Incontrando, tre anni fa, i partecipanti al Fortune – Time Global Forum, ho sottolineato la necessità di modelli economici più inclusivi ed equi che consentano ad ogni persona di aver parte delle risorse di questo mondo e di poter realizzare le proprie potenzialità. Il Forum 2016 consentì uno scambio di idee e informazioni volte a creare un’economia più umana e contribuire all’eliminazione della povertà a livello globale. Il vostro Consiglio è uno dei risultati del Forum 2016. Avete raccolto la sfida di realizzare la visione del Forum cercando modi per rendere il capitalismo uno strumento più inclusivo per il benessere umano integrale”.

Il Consiglio per un Capitalismo Inclusivo (in inglese: Council for Inclusive Capitalism with the Vatican) è un’iniziativa globale lanciata nel 2020, in collaborazione con il Vaticano, nasce da un forum del 2016 e da un’udienza con Papa Francesco nel 2019 e si articola in queste categorie: Guardians for Inclusive Capitalism (i “Guardiani”), il nucleo storico di leader globali che hanno fondato l’iniziativa e che si incontrano periodicamente con Papa Francesco; Steering Committee (Comitato Direttivo), gruppo di leader che guida le attività strategiche; Membri generali (Council Members, Stewards, Allies, ecc.), centinaia di CEO, aziende, fondazioni, investitori e organizzazioni non profit che aderiscono e pubblicano “commitments” (impegni concreti) su temi come equità, sostenibilità, salari dignitosi, riduzione delle emissioni, ecc.

Fondatrice e CEO del Council for Inclusive Capitalism Lynn Forester de Rothschild.

Lynn Forester de Rothschild (nata Lynn Forester il 2 luglio 1954) è una businesswoman e filantropa americano-britannica, nota soprattutto come Chair e CEO di E.L. Rothschild LLC, una holding company di investimenti privati che gestisce interessi in media, real estate, agricoltura, tecnologia e altri settori.

È diventata Lady de Rothschild dopo il matrimonio nel 2000 con Sir Evelyn Robert de Rothschild (membro della famosa famiglia bancaria Rothschild), morto nel 2022 e accusato da Anneke Lucas di scandali sessuali e pedofilia.

Bergoglio è stato non un Papa nel senso più autentico del termine, ma a tutti gli effetti il leader maximo della sinistra globalista.

Leone XIV non era chiaramente ciò che volevano tali ambienti globalisti, molto più desiderosi di proseguire sulla continuità bergogliana attraverso magari un Parolin o uno Zuppi, cardinali militanti della sinistra immigrazionista, vicinissimi alla lobby di Sant’Egidio e ai vari influenti ambienti della finanza ebraica internazionale.

Quando Trump dice che Papa Leone XIV è debole, probabilmente non si riferisce alle questioni dei migranti, ma alla sua incapacità di contrastare la presenza della finanza ebraica, alleata di Londra, la quale, ancora una volta, gestisce il Vaticano, così come è stato con Jorge Mario Bergoglio.

La dura presa di posizione di Trump non è solo rivolta al Vaticano, ma a quella CEI, guidata da Matteo Zuppi, che continua ad essere sulla linea di Bergoglio e alla Mafia di San Gallo che Bergoglio lo ha fatto Papa e che sta con la Cina.

Se analizziamo la volgare esternazione moscovita nei confronti della Meloni, che ha difeso il Papa, la dobbiamo collocare in questo ambito di ragionamento politico.

La Meloni, gli USA e il Regno Unito

C’è poi da analizzare tutta la questione dei rapporti tra la Meloni, gli Usa e il Regno Unito.

In questa storia non si stanno rivivendo i tempi di Sigonella. Lo stesso Pentagono ha infatti chiarito la questione del rifiuto di far atterrare gli aerei USA diretti in Iran. L’Italia ha solo applicato le regole degli accordi.

Più probabilmente i punti di frizione hanno a che fare con il possibile spostamento di Giorgia Meloni dagli USA alla Gran Bretagna.

Giorgia Meloni è detta anche Lady Aspen per via della sua appartenenza all’istituto Aspen, prossimo alla famiglia Rockefeller.

Il Presidente (Chairman) di Aspen Institute Italia è Giulio Tremonti, un Ex Officio Trustee del board internazionale dell’Aspen Institute che ha sede principale negli USA.

Economista, professore universitario (insegna alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia dal 1974), avvocato e politico italiano, Giulio Tremonti è stato più volte Ministro dell’Economia e delle Finanze nei governi Berlusconi (tra cui il mandato più lungo nella storia repubblicana italiana), oltre che Vicepresidente del Consiglio e deputato. Attualmente presiede la Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati.

Ora, l’attacco russo a Giorgia Meloni mette allo scoperto la sua politica estera, richiamandola, brutalmente ad una sorta di allineamento a quella che ormai è da dare per certa, ossia l’alleanza di ferro tra Trump e Putin che esclude qualsiasi giochetto di prestigio con l’alleanza Starmer Macron, ossia Corona inglese e Rothschild.

L’avvertimento brutale di Mosca, il pizzino del Cremlino per bocca volgare di un giornalista di regime, è chiaro nel dire a Giorgia Meloni che non si può stare con l’asse Trump Putin e contemporaneamente con l’asse Starmer Macron, ossia imperialismo inglese e finanza ebraica.

In un’intervista recente (dicembre 2025) Tremonti ha parlato metaforicamente di una «chiave inglese» (gioco di parole tra la chiave a brugola inglese e il Regno Unito) da usare per “aggiustare” l’Europa: sfruttare un riformismo pragmatico, ispirato anche alla dottrina cattolica, per ricostruire un progetto europeo più convincente dopo le crisi e la Brexit.

Giulio Tremonti, che è ritenuto il consigliere, se pur informale, di Giorgia Meloni, è stato eletto deputato con Fratelli d’Italia nel 2022, è un politico e giurista italiano, professore ordinario di diritto tributario all’Università di Pavia e visiting professor all’Università di Oxford. Ha ricoperto ruoli di primo piano nella politica italiana, soprattutto come Ministro dell’Economia e delle Finanze in diversi governi Berlusconi (1994-1995, 2001-2004, 2005-2006 e 2008-2011), oltre che Vicepresidente del Consiglio.

Negli anni ’80 e primi ’90 ha militato nel Partito Socialista Italiano (PSI): era vicino a figure come Gianni De Michelis e Rino Formica, e ha avuto rapporti con Franco Reviglio (ministro socialista delle Finanze).

Dopo la crisi di Tangentopoli e la fine del PSI, è passato brevemente all’Alleanza Democratica (AD) e al Patto Segni, per poi confluire nel centrodestra di Silvio Berlusconi (Forza Italia/PdL), dove ha svolto un ruolo chiave anche nel dialogo con la Lega Nord.

In varie interviste e dichiarazioni Tremonti ha espresso più volte ammirazione per certi aspetti della tradizione britannica (riformismo pragmatico, dottrina cattolica sociale combinata con elementi liberali, o un’idea di Europa meno “franco-tedesca” e più aperta a influenze atlantiche/anglosassoni); ha partecipato a seminari e iniziative con la stampa e le istituzioni britanniche (ad esempio il Venice Seminar per la stampa inglese).

L’attacco brutale a Giorgia Meloni, che ha tutto il carattere di un pizzino, è un avvertimento a non “tradire” il patto Trump Putin per veleggiare con l’asse Starmer Macron ed è anche un avvertimento ai politici italiani e ai cardinali bergogliani che oggi non è più possibile stare a cavallo di varie situazioni senza prendere parte.

Il richiamo è chiaro, diretto, brutale: o si sta con l’asse Trump – Putin o si sta con le monarchie coloniali e con la finanza ebraica (che non è assimilabile allo Stato di Israele e al popolo ebraico).

Il richiamo, scritto in italiano, per evitare che qualcuno possa edulcorare aggettivi ed epiteti ingiuriosi, è del tipo: o stai con l’alleanza anti colonialista e anti finanza ebraica o sei un nemico.

Per capire cosa sta accadendo è necessario prendere atto, in tutte le sue sfaccettature e in tutta la sua valenza di guerra senza limiti, del confronto, all’ultimo sangue, senza esclusione di colpi, tra l’asse Putin – Trump e l’asse monarchie europee e finanza ebraica.

In mezzo non si può stare.

Vedremo nei prossimi giorni cosa farà Giorgia Meloni e cosa farà l’Italia.

Dopo il volgare attacco è arrivata la risposta di Meloni, che in un post su X ha scritto: “Per sua natura, un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. Ma non saranno certo queste caricature a farci cambiare strada. Noi, diversamente da altri, non abbiamo fili, non abbiamo padroni e non prendiamo ordini”.
La nostra bussola”, assicura la premier, “resta una sola: l’interesse dell’Italia. E continueremo a seguirla con orgoglio, con buona pace dei propagandisti di ogni latitudine”.

Ottima risposta di una leader alla quale va la solidarietà degli italiani, ma che non sposta di una virgola gli interrogativi che l’attacco suscita, non essendo, come è evidente, una esternazione volgare di un volgare propagandista, ma, se si vuol capire, un messaggio ben preciso del Cremlino per conto di Washington.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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