Il caso di Giuseppina Di Foggia
Giuseppina Di Foggia, manager di lusso, ingegnere elettronica con specializzazioni negli USA, vice presidente di Nokia, poi amministratrice delegata e direttrice di Terna, è stata nominata presidente dell’ENI.
È la prima donna ad occupare la poltrona del colosso energetico italiano, come prima donna era stata in qualità di amministratrice delegata e direttrice di Terna.
Ha fatto chiasso la notizia riportata dagli organi di stampa relativa a una sua richiesta di 7,3 milioni di euro di buonuscita da Terna. Cifra invero esorbitante per un dirigente di un ente pubblico.
Si dirà che la Di Foggia ha portato Terna ad un elevatissimo livello di investimenti, pari a 16,5 miliardi di euro e che la società che ha amministrato ha prodotto utili. Si si d’accordo.
Ma i cosiddetti top manager di stato pagati profumatamente da noi tutti sapete quanto hanno guadagnato?
Le cifre sono dell’anno 2023. L’amministratore delegato di Terna circa 2milioni e cento l’anno, l’amministratore delegato di ENI l’eterno De Scalzi, addirittura 7,7 milioni, quello di ENEL, era Francesco Starace, 4 milioni e mezzo, quello delle Poste 1 milione e mezzo, l’amministratore di Leonardo 1,6 milioni.
Toglietene pure la metà che andranno in tasse ma il netto è impressionante. Il taglio annunciato dal 2025 che é notevole non tocca però quelli che erano al vertice da prima, non è retroattivo, al contrario del taglio dei vitalizi, ma solo le nuove nomine.
Marattin sostiene che il vero scandalo non sono gli stipendi, ma le buonuscite. Pare che queste non vengano toccate. E la Di Foggia ne approfitta. Cosa volete che siano 7 milioni e trecentomila, trattabili. Ma sì, togliamo i trecentomila e chiudiamola lì.






