Quegli accordi di De Gasperi mai venuti meno
Abbiamo perso la seconda guerra mondiale, ogni tanto è utile ricordarlo.
E “noi italiani – scrive Francesco Cossiga – ci sedemmo al tavolo delle trattative dalla parte degli sconfitti. De Gasperi andò a Parigi e pronunciò parole indimenticabili. «Signori,» disse «so che tutto mi è ostile qui dentro, salvo la vostra personale cortesia». Quando cessò di parlare, nessuno lo applaudì tranne il Segretario di Stato americano. Nessuno gli strinse la mano se non il Segretario di Stato americano. Fu allora che Alcide De Gasperi capì quanto libera fosse quella degli americani rispetto ad ogni altra visione preconcetta”. [i]
Quando De Gasperi si recò a Washington tornò con l’adesione dell’Italia al Piano Marshall, circa 17 milioni di dollari da investire in quattro anni.
De Gasperi, pur aderendo al Patto Atlantico e conseguentemente alla Nato, preferì stringere un rapporto stretto con gli Stati Uniti.
“Tanto è vero – scrive ancora Cossiga – che quando parleremo della nostra adesione alla NATO, cosa che è diversa dal Patto Atlantico ma ad esso collegata, l’Italia stipulò un accordo di collaborazione politico militare diretto con gli Stati Uniti. Un accordo che tuttora regge. La prova? Prendiamo la carta geografica dell’Italia, quella delle basi militari, la carta non più coperta da segreto militare. Vedremo subito che le basi militari non italiane sono americane e sono molte di più le basi realizzate a seguito dell’accordo di cooperazione politico-militare con gli Stati Uniti che non le basi NATO”.
Per spiegare la distinzione tra Patto Atlantico e NATO, fatta da Cossiga, va detto che il Patto Atlantico (o Trattato del Nord Atlantico / Washington Treaty), è il trattato internazionale firmato il 4 aprile 1949 a Washington da 12 Paesi fondatori (tra cui Italia, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e altri).
Si tratta di un documento legale che stabilisce i principi di base dell’alleanza: difesa collettiva, consultazione tra membri in caso di minaccia, impegno a salvaguardare la democrazia e la pace nell’area nord-atlantica.
La NATO (North Atlantic Treaty Organization) è l’organizzazione internazionale creata per mettere in pratica e attuare il Patto Atlantico. La NATO coordina la difesa militare, le esercitazioni, le missioni, il dialogo politico e la cooperazione tra i membri. Oggi conta 32 Paesi membri (dopo l’ingresso di Finlandia e Svezia).
I trattati e accordi tra USA e Italia sulle basi militari statunitensi in territorio italiano si basano su un quadro normativo che risale agli anni ’50, legato all’adesione dell’Italia alla NATO (1949) e alla collaborazione bilaterale nel contesto della Guerra Fredda.
Il Trattato NATO fornisce il contesto multilaterale. L’art. 3 impegna i membri a sviluppare capacità di difesa collettiva e mutua assistenza, ma non regola direttamente le basi. Le basi USA in Italia derivano spesso da una “bilateralizzazione” di questi impegni.
NATO SOFA (Status of Forces Agreement, Londra 1951) regola lo status giuridico del personale militare straniero (USA) e dei familiari in Italia. Stabilisce che il personale USA è soggetto alla legge italiana per reati commessi fuori servizio, con meccanismi di giurisdizione condivisa o primaria (a seconda dei casi). Non cede la sovranità italiana sulle basi, che restano territorio nazionale. È stato ratificato dall’Italia nel 1955.
Ci sono vari accordi bilaterali: quello del 27 gennaio 1950 su assistenza difensiva reciproca e quello del 7 gennaio 1952 sulla sicurezza reciproca.
Del 1951 è il primo accordo di cooperazione militare (gli USA rimettono in sesto comunicazioni in cambio di terreni per basi, es. area Livorno – Pisa). Il 30 giungo 1954 viene stipulato il Air Technical Agreement, che regola limiti di attività operative, addestrative, logistiche e di supporto per velivoli USA in Italia.
C’è poi il Bilateral Infrastructure Agreement (BIA, “Accordo Ombrello”, 20 ottobre 1954) che è l’accordo chiave che disciplina l’uso delle infrastrutture concesse alle forze USA e concede in uso basi e installazioni per scopi NATO (difesa collettiva), logistici e addestrativi.
È stato aggiornato nel 1973 e integrato dal Memorandum of Understanding (MOU o “Shell Agreement”) del 2 febbraio 1995, che uniforma procedure tecniche per singole basi e ribadisce la sovranità italiana (le basi non sono extraterritoriali).
Il testo completo del BIA è segreto (alta classifica di segretezza) e non può essere declassificato unilateralmente dall’Italia. Molti dettagli operativi rimangono riservati.
Questi accordi prevedono che le basi siano usate principalmente per logistica, addestramento e operazioni non cinetiche (non belliche dirette); per usi “non ordinari” (esempio voli con armi destinati a operazioni di combattimento), serve autorizzazione esplicita del Governo italiano, talvolta con coinvolgimento del Parlamento (caso-by-case).
La sovranità resta italiana. I comandanti italiani hanno ruoli formali (esempio controllo traffico aereo), ma le operazioni USA sono gestite dai comandi americani.
Attualmente ci sono circa 7 – 8 basi principali (più strutture minori e condivise NATO), con circa 13.000 militari USA stazionari (più personale della VI Flotta a Napoli/Gaeta). Uso ordinario (logistica, rifornimento, addestramento): generalmente autorizzato dagli accordi del 1954 senza bisogno di approvazione caso per caso.
L’uso per operazioni belliche (esempio transito di aerei con armi per conflitti) richiede notifica e autorizzazione italiana. In casi recenti (come tensioni nel 2026 con l’Iran), l’Italia ha negato usi non notificati in tempo o non coperti dagli accordi, ribadendo che spetta al Governo e al Parlamento decidere.
Nessun Governo ha mai “disatteso” i trattati.
Inutile, pertanto, vociare, come hanno fatto sguaiatamente le opposizioni nel recente caso di Sigonella, dal momento che i patti ci sono da decenni e sono stati rispettati da tutti i governi di qualsiasi colore. Ma si sa, ormai la chiacchiera a vanvera è diventata il costume di chi non ha altri argomenti.
Completamente fuori luogo, pertanto, anche quanto ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha scagliato un duro attacco verso l’Italia attraverso il suo social network, Truth.
Commentando un articolo del Guardian dello scorso 31 marzo, relativo al rifiuto del governo italiano di concedere l’uso della base aerea in Sicilia per il trasporto di armi destinate al conflitto in Iran, Trump ha usato toni perentori: “L’Italia non c’era per noi, noi non ci saremo per loro”.
Chiacchiere a vanvera. Qualcuno avrebbe dovuto informarlo che ci sono dei trattati e che lui non è il re del mondo.
Tuttavia, come dice ancora Francesco Cossiga nel suo ormai introvabile libro, negli anni il patto con gli Stati Uniti “è stato più volte turbato anche da episodi significativi. Penso a Sigonella, alla crisi del 1985, quando Craxi, dopo il sequestro dell’Achille Lauro, preferì trattare con Abu Abbas e Arafat piuttosto che consegnare i terroristi agli americani. E penso, più in generale, alla nostra scelta più filo araba che filo israeliana. E tuttavia, il patto con gli americani resiste e sempre resisterà. Al di là dei cambiamenti dell’amministrazione USA. Al di là dei leader che si alternano alla Casa Bianca”. [ii]
[i] Francesco Cossiga, La versione di K, Rai Eri, Rizzoli
[ii] Francesco Cossiga, La versione di K, Rai Eri, Rizzoli





