La demagogia unica priorità dell’opposizione
Se qualcuno vuole una foto, con didascalie sulla demagogia, suggerirei una foto di Boccia, corredata dalle sue ultime dichiarazioni.
Hormuz è bloccata, ricorda Boccia. Bello fare incontri dei volenterosi, dice, ma non servono perché quella è ancora zona di guerra.
E poi: “il Governo deve dire con chiarezza cosa intende fare per sostenere le imprese italiane che stanno pagando un prezzo altissimo”… “sono bloccate merci italiane per un valore stimato di oltre 20 miliardi di euro”… “i beni immobilizzati hanno effetti immediati sulla liquidità delle aziende”… e “siamo di fronte a una crisi che non è più emergenziale ma strutturale”.
Ovvio finale: “il Governo venga in Parlamento e chiarisca cosa intende mettere in campo” ma stavolta suggerendo qualche “cosetta”: “sostegno alla liquidità, garanzie pubbliche attraverso CDP e SACE, interventi per compensare l’aumento dei costi logistici e iniziative europee per la resilienza delle rotte commerciali”.
Insomma, la soluzione più semplice: diamo soldi a chi subirà la crisi. La più semplice e la più impossibile. E su questo, poi, si gioca la propaganda. Con Boccia subito affiancato da Conte ed altri.
La contraddizione di base: se davvero la crisi non è emergenziale, interventi emergenziali non servono. L’orizzonte della proposta si limita a far balenare, in chi il rischio di impresa lo conosce bene e cerca di scansarlo, la speranza che esso venga ridotto attraverso un intervento statale. Che Boccia sa benissimo non essere possibile, soprattutto nelle dimensioni che prospetta.
Ci sono, dunque, nella proposta illogicità e alcuni errori di base. Che siano, quelli da lui proposti, interventi emergenziali è chiaro come il sole.
O Boccia pensa a una strutturalità di interventi sul cash flow, sui finanziamenti aziendali, e, ovviamente, contributi per costi imprevisti, tutto in termini strutturali? Cioè per sempre?
E quando parla di iniziative europee, perché limita la richiesta a questioni finanziarie, senza ricordare che l’Europa è quella del no al superamento ai limiti del deficit, del debito e della spesa pubblica anche durante questa crisi?
E, infine, la “domandona”: oltre agli aiuti alle aziende, con la stessa logica, bisogna pensare ad attrezzare aiuti e sussidi ai consumatori, fosse anche solo a quelli più deboli?
E sono certo che la richiesta avverrebbe in un secondo tempo, contestando gli aiuti solo alle imprese, per chiarire che questo Governo è “contro”. E questo sarebbe fare politica economica?
La mia pregiudiziale – riprendo un intervento di Messori – però è questa: siamo sicuri che ottenere di sospendere il Patto di stabilità, cioè utilizzare soldi pubblici per coprire i maggiori costi delle aziende – e poi dei cittadini in difficoltà – e, cioè, un ulteriore indebitamento, sia la soluzione migliore?
Vediamo di ragionare. Mancheranno petrolio e anche altre materie prime: una crisi di offerta che provocherà un rallentamento della crescita, a cui si aggiungerà il più che probabile aumento del costo del denaro da parte della BCE.
Posto che se riuscissimo a tenere i prezzi a livelli più accettabili con questi aiuti alle imprese, la produzione resterebbe asfittica, perché le materie prime e il petrolio continuerebbero a mancare.
Questo è un incentivo all’inflazione: nessuno sarebbe in grado di controllare l’aumento dei prezzi e, nello stesso tempo, si avrebbe un incentivo a una crisi recessiva.
(Scusate la digressione, per i distratti: abbiamo capito cosa significa Hormuz oltre il no a Trump?).
La salvaguardia delle aziende? Tutte? In quale misura? In che modo?
Perché qualcosa è giusto fare: ma con misura, con raziocinio. E questo è il fronte interno. Più importante, invece, definire le manovre da fare, in Europa, proprio sul versante della disponibilità di energia e materie prime. Acquisti in comune, per esempio. Unitarietà di approvvigionamenti. Se non con tutti, con chi ci sta. E individuazione di mercati, senza ipotecare il futuro.
Questo il tema per contestare al Governo l’errore – sì l’errore – di pensare a mettere in sordina il suo sforzo sui conti pubblici con qualcosa che non serve a molto. E contestare che si possano fare paragoni con analoghe iniziative di altri Paesi: in Italia, più che in ogni altro Paese, una maggiore spesa significa maggiore indebitamento con un debito pubblico già fuori della logica.
Purtroppo si perde un’occasione: ma, forse, opporsi seriamente al Governo non è il focus dell’opposizione.


Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.


