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VINCENZO DE LUCA

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di Raffaele Romano

Lascio volentieri ai soliti italici media i festeggiamenti, le urla di gioia e gli applausi da destra a manca sulla liberazione di Cecilia Sala mi permetterò, più in là, qualche considerazione e riflessione razionale che tenga conto della geopolitica la qual cosa è ignota ai più e rende, purtroppo, sempre attuale la frase di Winston Churchill “«Mi piacciono gli italiani perchè vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra».

Oggi vorrei trattare, invece, di una manovra strategica iniziata nel 1994 e che, dopo 31 anni, è ancora alla base della Repubblica delle Procure: “Le leggi elettorali italiane”. Agli albori, per evitare che i veri politici e i veri partiti della prima repubblica tornassero in gara, fu sottoscritto un accordo che avrebbe tagliato le gambe, per sempre, ai diritti fondamentali dei cittadini ovvero eleggere i propri rappresentanti scegliendoli. Tale accordo fu sottoscritto ed applicato, in primis, dagli eredi diretti del Pci e del Msi anche se fecero del maquillage ai loro nomi per “apparire diversi” senza esserlo ed affiancati dagli intramontabili angeli del cattolicesimo di sinistra che, con le loro molte capacità, fiancheggiarono la finta rivoluzione. A dar loro man forte intervenne il re delle Tv private che inventò Forza Italia, forse perché a conoscenza della frase di Churchill, che sbancò il tavolo apparentemente ma che d’accordo con loro elaborarono diverse leggi elettorali coi nomi più bizzarri al solo scopo che chiunque proveniente dalla società, con voti propri, potesse accedere nei due rami del Parlamento. Così le elezioni dal 1994 ad oggi si sono trasformate in “nomine” da parte del tenutario della lista per cui il “nominato” viene trasformato in “eletto” e dall’elezione in poi la mattina ascolta le “disposizioni” del padrone della lista ovviamente non curando più gli interessi veri degli elettori del collegio. Accanto a questi soggetti, prima citati, nacquero diversi cespugli che affiancarono ed affiancano i più grandi ed alcuni registi di tali operazioni erano stati soggetti di terza o quarta fascia della prima repubblica la cui unica preoccupazione è stata ed è quella di ottenere uno sgabello per essere nominati.

I risultati sono evidenti nel 1992, ultimo anno di libertà elettorale per gli italiani, e nonostante fossimo in pieno clima giudiziario la percentuale dei votanti fu dell’87% oggi è tracollata al 46%, la metà di quelli che andavano a votare prima ma, come si può notare, nessuno se ne preoccupa veramente. Fra poco arriveremo al fatto che gli “nominati eletti” si voteranno da soli.

Venendo ad oggi un solo uomo, per ora, è rimasto a tentare di cambiare le regole di questo anti democratico gioco: Vincenzo De Luca che, per contrastare l’imposizione nazionale con un’apposita legge dei nominati, si è dovuto costruire una legge regionale per potersi ricandidare ad un eventuale terzo mandato. Allora l’antica alleanza è subita ritornata in sella per cui l’attuale apparente governo di destra ha fatto sue le esigenze dell’apparente sinistra infatti essendo il termine utile per impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale della Campania che permetterebbe di fatto il terzo mandato per il governatore dem Vincenzo De Luca che scadrà il 10 p.v. Il testo dell’impugnativa, messo a punto tra il ministero per le Riforme retto da Elisabetta Casellati e quello per gli Affari regionali retto dal Roberto Calderoli, è pronto per essere formalizzato. Ufficialmente l’avversario da abbattere è De Luca ma servirà anche a bloccare i leghisti come Zaia.

Il rischio per costoro è che, all’interno delle loro liste, possa nascere qualche dirigente locale con peso elettorale vero e che possa sostituirli a livello nazionale.

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  • Redazione

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