
Perché la sinistra ed i cosiddetti progressisti evitano di parlare di criminalità?
Oggi un ragazzo americano un turista di New York è stato accoltellato alla gola da tre marocchini per rapinarlo mentre era sul treno, fortunatamente è stato prontamente soccorso.
Pensate che Calenda, Marattin, Schlein, ne parleranno? No.
In Italia, i temi legati alla microcriminalità, al degrado urbano e alla sicurezza sembrano essere diventati un terreno quasi esclusivo del dibattito della cosiddetta destra politica. I cd progressisti o la sinistra, invece, tendono spesso a evitare questi argomenti o a trattarli in modo marginale
Una prima spiegazione può essere strategica: trattandosi di tematiche spesso cavalcate dalla destra, chi si colloca all’opposizione di quell’area tende a non voler sembrare “allineato”, rinunciando così a occuparsene, anche quando la realtà quotidiana della popolazione richiederebbe attenzione. E’ un motivo tattico-politico: la sinistra tende a evitare temi come criminalità, sicurezza e degrado urbano perché storicamente associati alla destra. Trattarli rischia di “legittimare” la narrazione avversaria. È una forma di distinzione ideologica.
Ma c’è forse una spiegazione più profonda: la sinistra storicamente privilegia una visione collettiva della società, nella quale i fenomeni individuali – come un atto criminale – vengono spesso ricondotti a dinamiche strutturali: povertà, disuguaglianze, esclusione sociale. Parlare di sicurezza significherebbe, in questa logica, ammettere un fallimento del progetto di coesione sociale.
La visione ideologica della società porta la sinistra a leggere la devianza come il risultato di ingiustizie sociali, disuguaglianze o emarginazione. Il colpevole è visto più come “prodotto del sistema” che come individuo moralmente responsabile. In questa visione, la criminalità è una spia di fallimenti strutturali, non di scelte individuali.
Questo porta ad una certa ritrosia nel nominare il problema, per paura di “colpevolizzare i deboli”. Ma così facendo, spesso si ignorano le vittime, che sono altre persone vulnerabili: lavoratori, anziani, donne, cittadini dei quartieri più esposti.
E’ un riflesso ideologico paura dello stigma o dell’accusa di razzismo/classismo: parlare apertamente di criminalità può toccare questioni etniche, sociali o legate all’immigrazione. Alcuni esponenti progressisti temono che evidenziare questi problemi venga strumentalizzato in chiave xenofoba o reazionaria.
C’è poi il “bias” metropolitano: molta parte dell’élite progressista vive in aree sicure, ben servite, dove il degrado è meno visibile. Questo può generare una disconnessione culturale e sociale con chi vive nelle periferie o nei quartieri colpiti dalla microcriminalità.
La sinistra ha delle priorità ideologiche tende a mettere al centro diritti civili, ambiente, redistribuzione, lavoro pubblico. La sicurezza non è in cima alla sua gerarchia di valori, a meno che non si tratti di sicurezza “sociale” o “sul lavoro”.
Così adotta un il giustificazionismo: una visione indulgente verso i reati , vista come segno di umanità o progresso, che porta a minimizzare i disagi che essi causano nella vita quotidiana delle persone comuni. Evitano certi temi per strategia e calcolo elettorale per non “perdere” consenso in determinate fasce (immigrati, giovani dei centri urbani, ambienti intellettuali).





