
L’avvicinarsi del vertice tra Trump e Putin sta provocando un travaso di bile nei pressi della monarchia britannica, con il Financial Times che dà dell’ignorante a Trump e si consola scrivendo che “le fabbriche di armi europee stanno crescendo a un ritmo tre volte superiore rispetto al periodo di pace, con oltre 7 milioni di metri quadrati di nuovi insediamenti industriali che rappresentano un riarmo su scala storica”.
Gli inglesi, in crisi isterica, non mancano di continuare a sperare di poter contenere lo tsunami statunitense che mette in un angolo le pretese imperiali del Regno Unito: impero scaduto.
“I dati – scrive il Financial Times – mostrano che la rinascita della difesa europea, promessa da tempo e sostenuta da un’iniezione di sussidi pubblici, sta cominciando a concretizzarsi non solo nella retorica politica o nelle promesse di spesa, ma anche nel cemento e nell’acciaio”. Auguri.
Mentre il travaso di bile, con annebbiamento della lucidità, colpisce i media di Sua Maestà, l’Unione Europea, al netto della solita Kaja Kallas che abbaia alla luna, si pone su un piano di attesa. Una portavoce della Commissione Europea, nel corso del briefing con la stampa, ha detto che ora è “prematuro” parlare di un “cattivo accordo” per l’Ucraina nel quadro del vertice fra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, e che si tratta solo di “speculazioni”. “Ci prepariamo al vertice. La nostra posizione è chiara e lavoriamo con l’Ucraina perché la sua posizione sia presente al vertice”, ha sottolineato la portavoce, ricordando la call di oggi organizzata dal cancelliere tedesco Merz, alla quale parteciperanno sia Trump, sia Volodymyr Zelensky.
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, parteciperà alla teleconferenza con i leader europei. In seguito, ha fatto sapere la portavoce, ci sarà una seconda riunione virtuale, questa volta nel quadro della Coalizione dei Volenterosi.
Impressionante il travaso di bile inglese, messo in bella mostra dal Financial Times, quotidiano economico-finanziario britannico di proprietà della holding giapponese Nikkei, in un editoriale di Edward Luce dal titolo: “Dall’Alaska con amore”.
Vladimir Putin, scrive il giornale londinese, ha “due cose a suo vantaggio che sono una preoccupazione esistenziale per l’Ucraina. La prima è che Trump vuole un accordo più” del leader del Cremlino, e la seconda è “l’ignoranza” del presidente americano.

Il Financial Times, fondato nel 1888 a Londra, recentemente, ha appoggiato figure come David Cameron e Theresa May per i conservatori britannici e leader democratici negli Stati Uniti come Barack Obama, Hillary Clinton e Joe Biden. Il giornale ha una forte influenza su questioni economiche e politiche globali. Ad esempio, ha appoggiato Mario Draghi come figura chiave per la stabilità politica ed economica in Italia, sottolineando l’importanza delle sue riforme per il Recovery Fund.
Alcuni osservatori lo accusano di aver sostenuto acriticamente politiche come il Green Deal europeo. Recentemente il Financial Times ha preso posizioni forti su questioni internazionali, come la condanna delle azioni del governo israeliano di Netanyahu, invitando a sanzioni per la situazione a Gaza.
Edward Luce evoca il fatto che “i fantasmi di Monaco, Yalta e altri sordidi accordi dovrebbero infestare l’Alaska. Purtroppo, è improbabile che Trump pensi a simili notorietà diplomatiche durante il suo vertice con Vladimir Putin. Il suo principale inviato per la Russia, Steve Witkoff, è troppo confuso riguardo alle linee di battaglia nell’Ucraina di oggi per trovare il tempo di studiare l’impatto di tali vertici sulle mappe di un tempo. Possiamo essere certi che Putin non sarà altrettanto esente dal peso della storia”.
L’articolo bilioso se la prende con la messa sotto accusa di Obama per lo scandalo Russiagate, ritira in ballo Epstein e poi arriva al punto: “A questo proposito, ci sono due fattori a favore di Putin che sono di fondamentale importanza per l’Ucraina. Il primo è il fatto che Trump desidera un accordo molto più di Putin. […]. Il secondo vantaggio di Putin è l’ignoranza di Trump. Oltre a Winston Churchill, Franklin Roosevelt aveva Harry Hopkins a Yalta, eppure Joseph Stalin ha comunque ottenuto ciò che voleva. Trump ha Witkoff. Dopo il primo incontro di Witkoff con Putin a marzo, l’inviato di Trump non sapeva su quali oblast’ ucraine Putin rivendicasse la sovranità. Cinque mesi dopo, Witkoff sembra ancora confuso. Le chiacchiere spavalde non sostituiscono la conoscenza. Theodore Roosevelt disse notoriamente che i presidenti degli Stati Uniti dovrebbero parlare a bassa voce e portare un grosso bastone. Trump ha parlato a voce alta e ha brandito un noodle”.
Incurante dei versamenti di bile inglesi, Donald Trump ha detto ieri: “In Alaska mi vedrò soltanto con Putin, penso che si vada verso lo scambio di territori. Poi sentirò Zelensky e gli europei”.
Sulla cessione dei territori è arrivata un’apertura del segretario della Nato Rutte. Si tratta di un’apertura non da poco in vista del vertice Trump-Putin di venerdì prossimo in Alaska.
Da parte sua il leader ucraino avverte: “Fare concessioni a Mosca non fermerà la guerra”.
Andriy Yermak, capo dello staff del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, ha dichiarato lunedì di aver discusso degli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia con il segretario di Stato Marco Rubio. “Per l’Ucraina, la priorità è una pace giusta e duratura, che richiede un cessate il fuoco incondizionato come prerequisito per negoziati sostanziali”, ha affermato Yermak in un post su Telegram.
Secondo l’Ukrainisca Pravda, su fonti ABC News, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha dichiarato che il vertice di venerdì tra il presidente Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin in Alaska rappresenterà un test importante per porre fine alla guerra in Ucraina.
A proposito del negoziato Rutte ha detto: ” Riguarderà il territorio. Riguarderà, ovviamente, le garanzie di sicurezza, ma anche l’assoluta necessità di riconoscere che l’Ucraina deve essere una nazione sovrana, che decide autonomamente del proprio futuro geopolitico, senza ovviamente limitazioni al numero delle proprie truppe militari. E per la Nato non ci saranno limitazioni alla nostra presenza sul fianco orientale.”
Il capo della Nato ha poi riconosciuto che la Russia controllava parte del territorio prebellico dell’Ucraina e ha aggiunto: “Quando si tratta di tutta questa questione territoriale, quando si tratta di riconoscere, ad esempio, forse in un futuro accordo, che la Russia controlla di fatto una parte del territorio dell’Ucraina, deve trattarsi di un riconoscimento effettivo, e non di un riconoscimento politico de jure.”
Insomma, per dirla in termini più semplici, si riconosce lo stato dell’attuale occupazione in termini fattuali, ma non si riconosce giuridicamente l’annessione. Perfetta situazione coreana.
Ovviamente non mancano affermazioni che appartengono al mondo dei sogni.
Mykhailo Podolyak, primo consigliere del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha affermato un risultato diverso dalla sconfitta strategica della Russia significherà che qualsiasi accordo di cessate il fuoco sarà stato concluso alle condizioni di Mosca, erodendo il diritto internazionale e mandando un segnale pericoloso al mondo.
Come possa Podolyak (e chi la pensa come lui) immaginare di sconfiggere strategicamente la Russia è uno dei misteri dolorosi di questa guerra, dove ormai l’esame di realtà non esiste più.
Il 12 agosto l’esercito ucraino ha riconosciuto che un piccolo gruppo di truppe russe ha aggirato le difese ucraine nei pressi di Dobropillia, nell’oblast’ di Donetsk.
La dichiarazione giunge mentre il gruppo ucraino di monitoraggio del campo di battaglia DeepState ha riferito l’11 agosto che le forze russe hanno fatto un’avanzata verso l’autostrada Dobropillia-Kramatorsk nell’oblast di Donetsk, presumibilmente penetrando nelle difese ucraine.
Dobropillia si trova 94 chilometri (58 miglia) a nord-ovest di Donetsk occupata dai russi e circa 22 chilometri (14 miglia) a nord della città assediata di Pokrosvk.
Secondo il Kyvpost, le forze armate russe hanno invaso in profondità le linee ucraine nel settore e hanno probabilmente messo a segno la svolta più efficace per Mosca negli ultimi dodici mesi.
Secondo quanto riportato, le squadre di fanteria russa che operavano a piedi, senza armi pesanti come carri armati e mezzi corazzati per il trasporto del personale, si erano spinte per almeno 10 chilometri (6,2 miglia) e, secondo alcuni resoconti, fino a 17 chilometri (10,6 miglia) nel territorio controllato dall’esercito ucraino a nord di Pokrovsk, raggiungendo la città di Dobropillia.

Come si può vedere, i russi hanno bloccato tutte le vie d’accesso a Pokrovs’k. Agli ucraini rimane utilizzabile solo la strada indicata dalla freccia azzurra.

Nella cartina di DeepState UA in rosso gli avanzamenti russi che accerchiano Pokrovs’k.
Questo significa che la città di Pokrovsk è assediata in una sacca e che per il suoi rifornimenti e per la sua difesa è agibile una sola strada.
Il gruppo ucraino di monitoraggio del campo di battaglia DeepState, nella tarda serata di lunedì, ha riferito che la fanteria russa operante nei pressi di Dobropillia aveva interrotto l’autostrada che collega la città a Pokrovsk, e che le unità di combattimento russe stavano scavando trincee a Kucheriv Yar, Zolotyi Kolodiaz e Vesele, e tentavano di prendere piede nei villaggi di Petrivka e Novovodiane.
Secondo quanto riportato dal rapporto di DeepState, l’avanzata russa ha sfondato una cintura di fortificazioni preparate, ma non presidiate nei pressi di Zolotyi e Kolodiaz Shakhove, compromettendo quella linea difensiva.
L’ufficiale in pensione dell’esercito ucraino Bohdan Krotevych, ex alto ufficiale del 1° Corpo d’armata “Azov” dell’Ucraina, in una lettera aperta di lunedì sera al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, pubblicata sul suo canale personale “X”, ha attaccato i vertici dell’esercito per aver ignorato quelli che ha definito settimane di avvertimenti da parte dei soldati sul campo sulla carenza critica di personale nelle posizioni difensive nel settore di Pokrovsk, e ha messo in guardia dal potenziale collasso dell’intero saliente di Pokrovsk.
“Signor Presidente – ha scritto Bohdan Krotevych -, onestamente non so cosa ti stiano dicendo esattamente, ma te lo dico: la linea Pokrovsk-Konstantynivka è, senza esagerare, un disastro totale. E questo disastro è in continua crescita da molto tempo, peggiorando ogni giorno. I comandi attualmente in fase di nomina (o già in carica) per “riparare l’irreparabile” saranno molto probabilmente ritenuti responsabili del disastro che sta già accadendo. La linea di contatto di combattimento come linea permanente non esiste in realtà. Pokrovsk e Myrnograd sono quasi circondate. Kostyantynivka è semi-circondata. Il nemico avanza verso Kramatorsk e Druzhkivka. Il problema si è aggravato dall’anno scorso. Era stato pubblicamente segnalato, ed è esattamente quello che è successo. La causa di questo problema non è il corpo d’armata di recente creazione, che ha ereditato una situazione fallimentare con unità subordinate a corto di personale, né l’OTU o l’OSUV, che nell’ultimo anno e mezzo non hanno effettivamente gestito nulla, ma si sono limitati a impartire ordini “in conformità con gli ordini dello Stato Maggiore”. Il problema sistemico ebbe inizio con l’eliminazione delle riserve, la massiccia frammentazione delle unità lungo tutta la linea del fronte, i resoconti del “villaggio catturato” come una vittoria sullo sfondo di fallimenti in intere direzioni, la distribuzione delle risorse di mobilitazione ai “padrini”, nonché l’assoluta mancanza di visione strategica e persino operativa del teatro delle operazioni tra alcuni membri della leadership militare. Sono un ufficiale e ho un concetto di dignità. Ho la coscienza pulita. Ho terminato il mio rapporto. A tutti gli ufficiali che hanno accettato le “regole del gioco” – non so cosa dirvi. Non vi capisco”.
L’Ucraina semplicemente non ha più abbastanza uomini per mantenere le linee.
I russi trovano un punto debole e possono semplicemente avanzare.
Nella zona di Dobropillia, le truppe russe hanno sfondato il fronte per una profondità di oltre 11 chilometri, trovando punti deboli nella difesa delle Forze Armate ucraine. Avanzate così enormi erano inaudite in precedenza.
Le forze russe sono entrate a Kucherev Yar e Zolotoy Kolodez, dove stanno accumulando forze per sviluppare il successo, e si stanno anche consolidando nel villaggio di Vesyoloye. Allo stesso tempo, la Federazione Russa sta avanzando verso l’autostrada Dobropillia-Kramatorsk, consolidandosi nelle aree di Novovodyane e Petrovka. Alcune pagine pubbliche militari ucraine scrivono che l’autostrada è già interrotta e la situazione è critica.
E’ del tutto chiaro che la situazione dell’esercito ucraino è fortemente compromessa e che senza il sostegno economico Usa, nonostante le chiacchiere europee, non ci sarà alcuna possibilità di riconquistare territori o di sconfiggere strategicamente la Russia.
La pace con la forza quando sei una debolezza te la scordi. Quindi, al netto della bile inglese, è giunta l’ora di chiudere la vicenda del conflitto ucraino congelando il fronte.





