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VERDE, IL COLORE DELL’ORDA CHE VUOLE IL DECLINO

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Che la politica verde sia una disastro è ormai evidente a chi abbia un minimo di testa, quello che è meno evidente è il motivo per il quale un’intera classe politica, eterodiretta da banchieri, voglia suicidarsi, portando con sé l’Europa.

Una cosa è chiara. Dopo la crisi del 2008 una cupola di banchieri ha deciso di salvare le banche emettendo moltissime migliaia di certificati d’oro senza che questi abbiano un legame reale con il nobile metallo (l’oro sottostante è diluito moltissime migliaia di volte). In buona sostanza si è messa in circolo carta straccia autoreferenziale, imitando la moneta verde, ossia il dollaro, dopo che Nixon l’ha sganciata dall’oro.

L’autorevolezza di dollaro e di certificati è derivata solo ed esclusivamente dall’autorevolezza degli Usa, da un lato, e dall’autoreferenzialità della cupola bancaria dall’altro.

I signori della finanza, con i loro giochetti, non hanno tenuto conto della geopolitica e del fatto che altre potenze nel mondo hanno fatto incetta di materie prime e di oro (Cina e Russia in primis), mentre loro vendevano fumo negli occhi derivato da carta straccia.

Ora i nodi vengono al pettine e la globalizzazione della finanza si sta rivoltando contro chi l’ha inventata, creando confusione, caos, risposte isteriche.

In mezzo a questo caos si trova l’Europa e soprattutto la Germania, alla quale è stato detto che o delocalizza in Usa le proprie aziende o queste moriranno.

La fine della Germania è uno dei problemi europei. Accanto alla Germania c’è quello della Francia, cacciata dall’Africa in malo modo.

L’Europa è a pezzi e, se continua questo trend di massacro, finirà con lo spostarsi inevitabilmente a Est, visto che a Ovest si confezionano bari e bare.

Che l’Europa stia molto male è anche il parere di un banchiere amico di Roberto Ruggeri, il quale ne riporta nel suo Cameo settimanale su Zafferano un parere da cardiopalma: “Temo – dice il banchiere segreto – che l’Europa si avvii scientemente sul sentiero, che stanno percorrendo da tempo gli Stati Uniti, cioè fare sempre più debiti, pur di mantenere al potere l’attuale Ruling Class e quindi destinati a precipitare nel drammatico mondo della stagflazione. Sostenendo, mentendo e sapendo di mentire, che il loro però è debito buono. Non siamo più nella scienza economica, ma nelle categorie dello spirito hegeliane.” 

Scrive Ruggeri che la transizione climatica, nella sciagurata modalità di execution scelta da Ursula Von der Leyen, secondo il suo amico banchiere segreto sarà gestita dai petrolieri dell’Oriente islamico-russo (sic!), non dalla classe politica occidentale. Ormai i numeri ci dicono che passeremo alla servitù saudita-qatariota-iraniana-russa, tutti e quattro ormai sotto il mantello politico-protettivo della Cina.

Questo il grande risultato degli affiliati alla cupola finanziaria.

Lui, dice ancora Ruggeri, parlando del suo amico banchiere segreto, “sostiene che la situazione attuale sia figlia delle sciagurate decisioni dei G7 degli anni 2021-2022 sulle sanzioni per la guerra ucraina, con i giochini sui mercati, sullo Swift, sul price cap”.

In buona sostanza stiamo parlando della ricetta Mario Draghi, il Super Mario del Britannia, quello incaricato dalla stessa signora von der Leyen di indicarci la strada del futuro, ossia il baratro.

A proposito di Mario Draghi, il banchiere segreto di Ruggeri dice, senza nominarlo: “Quella del price cap è una teoria imbarazzante nella sua infinita superficialità.”

E all’infinita superficialità, ancora una volta, una classe politica di incapaci delega il futuro di un’Europa che è ormai piegata ad un destino amaro.

Questi i dati di un mondo economico impazzito. Rimane però una grande domanda, relativa alla cupola finanziaria.

Per quale motivo questi personaggi, spesso ottuagenari, hanno apparecchiato un sistema che, volendo governare il mondo intero, rischia di uccidere l’Occidente?

Per quale motivo questi gnomi della finanza odiano la loro casa, ossia quell’Occidente nel quale sono nati? Forse l’Occidente che sognavano era quello della razza superiore ariana?

Se guardiamo da vicino le teorie woke, cancel culture e via discorrendo e le teorie di Davos la puzza di nazismo si sente.

Del resto George Soros da giovane, da ebreo affidato ad un cristiano in tempo di nazismo incipiente, partecipò con questo a spogliare gli ebrei suoi simili dei loro averi e non si è mai pentito.

Molti di loro sono passati per il camino. La puzza di carne bruciata aleggia ancora sull’Europa.

Forse per capire perché la cupola è la cupola è necessario scomodare Soloviev, il quale ci dà una possibile spiegazione relativa alla dittatura mondiale di ideologie apparentemente umanistiche.

Vladimir Sergeevič Solov’ëv, filosofo, teologo, poeta e critico letterario russo della seconda metà dell’800, scrisse: “Il racconto dell’Anticristo” il cui incipit è il seguente: “C’era in questo tempo, tra i credenti spiritualisti, un uomo ragguardevole molti lo chiamavano superuomo, il quale era lontano dall’infanzia della mente e dall’infanzia del cuore. Egli era ancor giovane, ma grazie al suo genio eccelso a trentatrè anni godeva fama di grande pensatore, di scrittore e di riformatore sociale. Cosciente di possedere in sé una grande forza spirituale, era sempre stato un convinto spiritualista e la sua vivida intelligenza gli aveva sempre indicato la verità di ciò a cui si deve credere: il bene. Dio, il Messia. Egli credeva in ciò, ma non amava che se stesso. Credeva in Dio, ma nel fondo dell’anima involontariamente e senza rendersene conto preferiva se stesso a Lui. Credeva nel Bene, ma l’Occhio dell’Eternità, che vede tutto, sapeva che quest’uomo si sarebbe inchinato davanti alla potenza del male, appena questa riuscisse a corromperlo, non con l’inganno dei sentimenti e delle basse passioni e nemmeno con la suprema attrattiva del potere, ma solleticando il suo smisurato amor proprio. Del resto questo amor proprio non era ne un istinto incosciente ne una folle pretesa. A parte il suo talento eccezionale, la sua bellezza e la sua nobiltà, anche le altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza, parevano giustificare a sufficienza lo sconfinato amor proprio che nutriva per sé il grande spiritualista, l’asceta, il filantropo. Se gli si rinfacciava di essere così in abbondanza fornito di doni divini, egli vi scorgeva i segni particolari di una eccezionale benevolenza dall’alto verso di lui e si considerava come secondo dopo Dio, il figlio di Dio, unico nel suo genere. In una parola egli riconosceva in sé quelle che erano le caratteristiche del Cristo. Ma la coscienza della sua alta dignità all’atto pratico non prendeva in lui l’aspetto di un obbligo morale verso Dio e il mondo, ma piuttosto l’aspetto di un diritto e di una superiorità in rapporto agli altri e soprattutto in rapporto al Cristo. Ma non aveva per Cristo una ostilità di principio. Gli riconosceva l’importanza e la dignità di Messia; però con tutta sincerità vedeva in lui soltanto il suo augusto precursore. Per quella mente ottenebrata dall’amor proprio erano inconcepibili l’azione morale del Cristo e la Sua assoluta unicità. Egli ragionava così: “Cristo è venuto prima di me; io mi manifesto per secondo, ma ciò che viene dopo in ordine di tempo, in natura è primo. Io giungo ultimo alla fine della storia precisamente perché sono il salvatore perfetto, definitivo. Quel Cristo è il mio precursore. La sua missione era di precedere e preparare la mia apparizione”. E in base a quest’idea, il grande uomo del secolo XXI applicava a se tutto ciò che è detto nel Vangelo circa il secondo avvento, spiegando questo avvento non come il ritorno di Cristo stesso, ma come la sostituzione del Cristo precursore col Cristo definitivo, cioè se stesso”.

L’Anticristo di Soloviev diventa Imperatore del mondo e vuole accanto a sé un papa di comodo: Apollonio, un illusionista. Alla fine del racconto l’Anticristo verrà smascherato da Pietro II, il vero Papa, dallo starets (mistico cristiano ortodosso) Giovanni e dal teologo tedesco professor Pauli.

Nel racconto di Soloviev l’Anticristo è un filantropo che vuole diventare l’Imperatore del Mondo e chiama accanto a sé un falso Papa, un illusionista prono ai suoi voleri.

Ed eccoci giunti al punto cruciale: la filantropia. Ormai gli appartenenti alla cupola finanziaria si sono travestiti da filantropi e hanno travestito anche le loro organizzazioni, con nomi benevolenti, indicanti orizzonti democratici e umanitari, rifacendosi a filosofi come Popper, il quale, nelle sue teorie è distante mille miglia da quelle di chi ne imita le copertine dei libri.

Popper è il maggior critico dell’utopismo e dell’idea che a governare siano ottimati, cooptati, sedicenti competenti.

L’utopismo, secondo Popper, conduce alla tirannia e al totalitarismo in quanto il piano di governo della società (educazione del cittadino, ecc.) conduce ad un’identificazione della società con lo Stato e l’esigenza di condurre a “buon fine” l’esperimento induce a tacitare dissensi e critiche, comprese le critiche ragionevoli e quindi al controllo delle menti. “Ma questo tentativo di esercitare il potere sulle menti – scrive Popper – inevitabilmente distrugge l’ultima possibilità di scoprire che cosa pensi veramente la gente, ed è evidentemente incompatibile con il pensiero critico. In ultima analisi tale tentativo deve per forza distruggere la conoscenza; e quanto più aumenterà il potere, tanto maggiore sarà pure la perdita di conoscenza”. [i]

E’ quanto sta avvenendo: cancel culture, woke. Tutto già scritto.

Qualunque sia l’intento di una società chiusa, di un gruppo di ottimati, anche se animata dai migliori propositi, se entra in campo a voler governare porta inevitabilmente alla dittatura.

La costituzione di un’eteria di governo ripropone il concetto di società chiusa, ossia tribale, così come acutamente asserisce lo studio di Karl R. Popper, “La società aperta e i suoi nemici”, laddove egli sostiene il concetto, del tutto condivisibile che “la democrazia fornisce una struttura istituzionale che permette non solo l’attuazione di riforme senza violenza, ma anche l’uso della ragione in campo politico”.[ii]

L’eteria pitagorica in politica, pessimo esperimento finito male con l’incendio della casa di Milone che la ospitava, ha fatto da paradigma alle teorie platoniche e a quelle successive da queste derivanti, le quali si appoggiano sul concetto di “popolo eletto”, che emerge dalla forma tribale della vita sociale e dall’esempio di società antica, dalla quale Platone trasse il suo modello che Popper chiama “il Gran Mito di Sparta”.

L’ottimo Stato di Platone è uno Stato di casta, ove la classe dirigente governa il suo gregge o armento umano.

“Per quanto riguarda l’origine della classe dirigente – scrive Popper -, si può ricordare che Platone parla nel Politico di un’epoca anteriore anche a quella del suo stato ottimo, quando «la divinità stessa guidava [gli uomini] al pascolo e presiedeva loro, come fanno ora gli uomini, i quali ….guidano al pascolo altri generi di viventi di loro meno nobili…»”. E aggiunge: “Non si tratta affatto di una similitudine del buon pastore; alla luce di ciò che Platone dice nelle Leggi, questo passo deve essere interpretato assolutamente alla lettera. Infatti si afferma che questa società primitiva, che è anteriore anche alla prima e ottima città, è quella dei pastori nomadi sotto un patriarca”. [iii]

“Queste tribù nomadi, egli dice – continua Popper a proposito di Platone – si insediarono nelle città del Peloponneso, specialmente a Sparta, sotto il nome di «Dori»”, artefici, come ben fa notare Popper “del soggiogamento di una popolazione sedentaria ad opera di un’orda guerriera conquistatrice”, che ha come paradigma del governante il pastore patriarcale e la cui “arte di governare è una specie di arte del mandriano”.[iv]

Ecco il termine giusto: orda.

L’orda ha imposto l’ordoliberismo. L’orda impone la finanza della carta straccia. L’orda impone la deindustrializzazione d’Europa. L’orda, imponendo la deindustrializzazione d’Europa, decreta il fallimento della Nato per implosione. L’orda avvia la distruzione dell’Occidente.

Vogliamo chiamare l’orda l’Anticristo alla Soloviev? Vogliamo chiamarla la cupola finanziaria? Vogliamo chiamarla un rigurgito di nazismo? Poco importa.

Comunque la si chiami l’orda è un veleno verde che sta portando l’Occidente alla morte.

 

[i] Karl Popper, Miseria dello storicismo, Feltrinelli

[ii] Karl R. Popper, “La società aperta e i suoi nemici”, Armando

[iii] Karl R. Popper, “La società aperta e i suoi nemici”, Armando

[iv] Karl R. Popper, “La società aperta e i suoi nemici”, Armando

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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