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Vannacci, a destra del doroteismo del centro destra

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Vannacci - Futuro Nazionale

Futuro Nazionale rappresenta una destra identitaria, sovranista, nazionale e socialmente conservatrice

L’exploit a Vigevano di Futuro Nazionale, dove il candidato sindaco Furio Suvilla (avvocato ed ex leghista, esponente di Futuro Nazionale) ha ottenuto circa il 14-14,3% dei voti, piazzandosi quarto, ma con un risultato molto superiore alle aspettative (sei anni prima si era fermato intorno al 6%), ha posto all’attenzione degli osservatori politici la dinamica del partito fondato dal generale Roberto Vannacci, che si pone come una sorta di coscienza critica del centro destra a fronte della sua doroteizzazione.

Il segnale di Vigevano è interessante, in quanto la cittadina lombarda è una storica roccaforte della Lega (governata dal centro destra per 24 anni). Il candidato della Lega non va al ballottaggio, dove si sfideranno Rossella Buratti (centro sinistra) e Paolo Previde Massara (Forza Italia), il quale, per vincere, avrà bisogno anche dei voti di Futuro Nazionale.

Il tema della doroteizzazione del centro destra è ormai entrato in pieno nello scenario che riguarda quello che ormai è già un inizio di campagna elettorale per le politiche del prossimo anno.

Il termine doroteismo deriva dal convento delle suore di Santa Dorotea sul Gianicolo a Roma, dove, nel marzo 1959, si riunirono in segreto alcuni leader di Iniziativa Democratica (la corrente maggioritaria della DC) per contrastare la linea di Amintore Fanfani e per esprimere una linea moderata-centrista, conservatrice e prudente della Balena Bianca.

Il doroteismo è diventato sinonimo di pragmatismo di potere. I dorotei erano noti per la capacità di mediare, occupare spazi di potere e rimanere sempre in maggioranza (“muoia Sansone purché non muoiano i dorotei”), con uno stile politico pragmatico, talvolta definito cinico.

I principali esponenti del doroteismo furono il veneto Mariano Rumor, il potentino Emilio Colombo e il genovese Paolo Emilio Taviani.

Va detto che il doroteismo è consustanziale alla politica. Chi governa, anche se è il frutto di un insieme valoriale, è afferrato dalla logica del pragmatismo, ossia da un approccio che privilegia l’efficacia e i risultati concreti rispetto all’adesione rigida a ideologie o dogmi astratti, e che, spesso, porta ad abbandonare anche i valori.

Un esempio storico preclaro ed estremo di doroteizzazione è il passaggio dal comunismo marxista leninista allo stalinismo.

Il leninismo (1917-1924 circa) è la dottrina sviluppata da Vladimir Lenin (e in parte da Trotsky) per adattare il marxismo alla realtà russa e consta nel considerare il partito bolscevico come avanguardia cosciente della classe operaia (non un partito di massa spontaneo) e nella rivoluzione che non deve aspettare che il capitalismo sia pienamente sviluppato (a differenza dei marxisti “ortodossi”).

Il leninismo poneva una forte enfasi sulla rivoluzione mondiale. Lenin credeva che il socialismo in Russia da solo non potesse sopravvivere senza il sostegno di altri Paesi europei. Dopo la guerra civile, Lenin introdusse elementi di mercato per far ripartire l’economia (piccola impresa privata, commercio).

Lo stalinismo (1924-1953) è il sistema costruito da Iosif Stalin dopo la morte di Lenin, con una distorsione evidente: socialismo in un solo Paese (dottrina contrapposta alla “rivoluzione permanente” di Trotsky).

Stalin sosteneva che si potesse (e si dovesse) costruire il socialismo completamente in URSS anche senza rivoluzione in Occidente. La conseguenza fu l’industrializzazione forzata (piani quinquennali, priorità all’industria pesante, urbanizzazione rapidissima), la collettivizzazione forzata dell’agricoltura; uno Stato totalitario; il controllo totale sulla società, arte, scienza, storia (storia riscritta secondo le necessità del Partito), la burocrazia e nomenklatura come reazione di una nuova classe dirigente privilegiata e, soprattutto, il pragmatismo ideologico: il marxismo-leninismo diventa strumento di potere più che dottrina.

Perché questo esempio? Per dire che la doroteizzazione, ossia la pragmatizzazione, può portare alla perdita della spinta valoriale iniziale, che viene sacrificata a obiettivi e risultati ravvicinati che abbandonano la parte filosofico ideale.

Con Stalin il marxismo si spegne nell’obiettivo di fare della Russia non la patria del comunismo, ma la nazione industrialmente avanzata in funzione di proiezione di potenza; non l’esempio per una rivoluzione mondiale, ma uno Stato capace di proiezione di potenza nel mondo.

Per tornare alla nostra analisi sulla doroteizzazione, il fenomeno in atto vede il progressivo abbandono della carica ideale iniziale della Lega per un pragmatismo di governo che si è sviluppato soprattutto nelle regioni ove il partito che fu di Bossi è diventato il partito di Zaia.

In questo passaggio si inserisce Roberto Vannacci, generale ed europarlamentare (eletto con la Lega, ora legato a Futuro Nazionale), il quale ha detto, non a caso “Chi è Marina?”, riferendosi a Marina Berlusconi durante un incontro a Verona il 25 maggio 2026.

Vannacci ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano conto di presunti “veti” espressi da Marina Berlusconi sulla sua persona o sulla sua possibile partecipazione a liste e coalizioni di centro destra (in particolare in vista di elezioni amministrative, come quelle di Vigevano).

Le sue parole esatte (riportate da ANSA e altri media) sono state: «Chi è Marina Berlusconi? Perché non mi risulta sia capo di un partito politico. Oppure stiamo dicendo che Forza Italia è un partito eterodiretto dal potere dei soldi e dell’editoria?»

Parole alle quali Vannacci ha aggiunto: «Non mi risulta che Marina Berlusconi faccia politica. Quindi perché dovrei rispondere a qualcuno che non fa politica?».

È chiaro che Vannacci non è uno che parla a vanvera. Forza Italia è naturalmente un partito doroteo.

Del doroteismo endemico di Forza Italia è simbolo Antonio Tajani, la cui vicenda politica inizia dalle esperienze monarchiche giovanili e arriva alla leadership di Forza Italia.

Nella gioventù Tajani militò nel Fronte Monarchico Giovanile, l’organizzazione studentesca dell’Unione Monarchica Italiana (UMI), di cui divenne vicesegretario. Successivamente, dopo un passaggio al giornalismo con Indro Montanelli, nel 1994, con la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, Tajani fu tra i fondatori di Forza Italia.

Forza Italia di Silvio Berlusconi può essere vista come un esempio moderno e “personalizzato” di doroteismo pragmatista, con alcune differenze importanti dovute al contesto della Seconda Repubblica.

Il doroteismo democristiano ha operato in un contesto nel quale la DC era una sorta di “partito – Stato”.

“Forza Italia (1994) nasce in un contesto completamente diverso: Tangentopoli, fine della Prima Repubblica, bipolarismo forzato. Eppure presenta forti analogie funzionali con il doroteismo, in quanto pragmatismo come cifra identitaria

Berlusconi non era un ideologo. Ha costruito un partito “azienda” flessibile, pronto ad assorbire ex-DC, ex-PSI, ex-liberali, ex-socialisti e moderati vari. L’obiettivo era vincere e governare, non realizzare un programma rigido. Come i Dorotei, FI ha funzionato da collante centrista in un centro destra altrimenti frammentato (con AN e Lega).

FI era disposta a compromessi, alleanze tattiche e mediazioni (governi con Bossi e Fini, ma anche aperture europeiste e atlantiste). Come i Dorotei usavano correnti e manuali Cencelli per spartirsi cariche, Berlusconi ha usato fedeltà personale, televisioni, imprese e patronage.

Il partito era strumento del leader per mantenere influenza su economia, media e istituzioni. Molti osservatori hanno parlato di “neo-doroteismo” o doroteismo laico e mediatico. FI si è sempre presentata come liberale, riformista, europeista e “cattolica” in senso culturale (non integralista). Questo la rendeva l’erede diretta di quell’area moderata DC che i Dorotei incarnavano.

Forza Italia è stata la versione aggiornata, mediatica e liberale del doroteismo: un pragmatismo centrato sul potere, sulla mediazione, sulla difesa di interessi moderati e sulla permanenza nell’area di governo, adattato all’era della personalizzazione della politica e del bipolarismo imperfetto.

Forza Italia continua ad essere o tenta di essere quello che è stata sin dall’inizio, ma le manca un elemento fondamentale: Silvio Berlusconi.

Gli eredi di Berlusconi non sono Silvio e gli interessi di Mediaset rischiano di trasformare il doroteismo in stalinismo, strattonati come sono dalla proiezione internazionale dell’azienda che deve fare i conti con Sánchez, con Merz, con la von der Leyen e con la possibile OPA, sempre incombente di Vivendi, che potrebbe far fare all’azienda di famiglia la fine che ha fatto Gedi.

Comunque sia la parte dorotea del centro destra, con tutti i suoi problemi, rimane Forza Italia, mentre non è scontato che il doroteismo debba riguardare anche la Lega.

Ed eccoci arrivati al punto.

Luca Zaia, massimo esponente della Lega in Veneto, in fase di doroteismo, ha incontrato Marina Berlusconi. L’incontro (un pranzo a casa di lei a Milano) si è tenuto il 22 aprile 2026, durante il Salone del Mobile. È stato rivelato da “la Repubblica” e poi confermato da diverse fonti.

Il motivo dell’incontro è stato dichiarato come dovuto a progetti editoriali. Zaia sta lavorando a due nuovi libri (uno dei quali descritto come “un romanzo che spacca”) e podcast. Marina Berlusconi, come presidente di Fininvest e Mondadori, è chiaramente interessata a questi temi.

Zaia ha commentato: «Non c’è nulla di nuovo sotto il sole, non è la prima volta che ci vediamo e non sarà nemmeno l’ultima».

L’incontro ha agitato il centro destra perché è avvenuto all’insaputa di Matteo Salvini e per il fatto che Zaia e Marina Berlusconi condividono posizioni su temi liberali e moderati (imprese, diritti, fine vita, ecc.). Non solo.

L’incontro avviene in un momento di tensioni interne tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia e molti lo hanno letto come un possibile segnale di riavvicinamento o di esplorazione di nuovi equilibri moderati nel centro destra.

La distanza tra Salvini e Zaia è confermata dal fatto che l’esponente veneto della Lega non parteciperà al ritiro della Lega organizzato da Matteo Salvini per il 19 e 20 giugno prossimi. Un ritiro di parlamentari, dirigenti e vertici del partito per rilanciare la Lega.

Nella chat dei parlamentari, Zaia ha risposto in modo diretto e gelido: «Io non ci sono. Grazie», motivando con un impegno già preso. Anche il ministro Giancarlo Giorgetti ha dato forfait.

Zaia rappresenta la linea veneta/amministrativa (più pragmatica e territoriale) e Giancarlo Giorgetti rappresenta la parte pragmatica del centro destra di governo. Diciamo pure che molti dei risultati raggiunti dal Governo Meloni si debbono all’equilibrio pragmatico del ministro leghista.

Ed è qui che si colloca la sfida del generale Roberto Vannacci e del suo partito che, al di là dell’exploit vigevanese, stando ai vari sondaggisti italiani, allo stato attuale si colloca in una forbice di consensi che va tra il 3,5% e il 4,3%.

Il fatto è che il partito è nato da pochi mesi (inizio 2026) e sta erodendo consensi soprattutto alla Lega (in calo, spesso sotto l’8%, a volte intorno al 6-7%) e, in misura minore, a Fratelli d’Italia.

Se i sondaggisti avessero ragione, già oggi Futuro Nazionale, superando la soglia di sbarramento del 3%, lo rende rilevante per le Politiche 2027.

Dal punto di vista organizzativo si calcola che già oggi conti sul oltre 50mila iscritti, centinaia di comitati territoriali e adesioni di politici e amministratori.

Un fenomeno da monitorare è la diaspora della parte di destra di Democrazia Sovrana Popolare (DSP), il partito di Rizzo, nato con un profilo che vorrebbe superare le categorie destra-sinistra tradizionali in chiave sovranista (uscita da UE/NATO, critica alle élite e alla grande finanza, “blocco popolare”).

Ci sono segnali concreti di uscite della parte di destra Democrazia Sovrana Popolare che si sta spostando verso Vannacci.

In questo quadro in evoluzione, abbiamo, sempre sondo i sondaggisti: Fratelli d’Italia (Meloni) che resta primo partito intorno al 28-30%; Forza Italia, che oscilla tra 7,5% e 8,5-9%, mentre la Lega è superata o tallonata da AVS (Verdi e Sinistra) in alcuni sondaggi e perde terreno rispetto alle Europee 2024 (dove aveva preso circa il 9%).

Il ruolo di Futuro nazionale, appare, a questo punto chiaro: essere la coscienza critica del centro destra, togliendo spazio alla sua eccessiva doroteizzazione.

Il retroterra internazionale di Roberto Vannacci, peraltro, lo colloca saldamente in un orizzonte NATO e USA.

Roberto Vannacci ha avuto una lunga carriera militare nelle Forze Armate italiane, caratterizzata da numerose missioni all’estero, incarichi NATO, ruoli diplomatici e riconoscimenti internazionali, prima della sua entrata in politica.

Ligure di nascita (classe 1968) Vannacci è stato in  Somalia (1992-1993) (Operazioni Ibis I e II), in Bosnia-Erzegovina (anni ’90 – Operazioni IFOR e SFOR della NATO), in Ruanda, in Iraq contro l’Isis (Comandante dello Special Forces Task Group ) e in Afghanistan (Primo comandante della Task Force 45 Herat/Farah, assistente militare del capo di Stato maggiore ISAF, con il generale Marco Bertolini e, nel 2013, capo di stato maggiore delle Forze Speciali NATO – ISAF SOF HQ.

Vannacci ha comandato unità di élite come il 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” e la Brigata Paracadutisti “Folgore”; ha avuto ruoli chiave nel Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali (COFS) a Roma ed ha avuto, tra le altre cose, anche un diplomatico in Russia, in quanto tra il 2020 e il maggio 2022 è stato Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata italiana a Mosca, con accreditamenti in Bielorussia, Armenia e Turkmenistan.

Questa esperienza ha influenzato le sue posizioni pubbliche, favorevoli a un approccio più dialogante con Mosca.

Interessante una nota sui riconoscimenti internazionali: Legion of Merit (USA, 2018/2019) per il contributo nella lotta all’ISIS; Bronze Star Medal (USA); Medaglie NATO, ONU e commemorative per varie missioni.

Perché questa nota? Perché indica un legame stretto con gli Stati Uniti d’America, la qual cosa può essere indicativa delle linee politiche internazionali di Futuro Nazionale.

Su Vannacci sono state sprecate calunnie sulla sua bassa formazione culturale, fino a farlo sembrare un bru bru capace solo di idee rozze.

Anche qui vale la pena di sottolineare alcuni elementi della sua formazione: lauree magistrali in Scienze Strategiche (Torino), Scienze Internazionali e Diplomatiche (Trieste) e Scienze Militari (Bucarest, Romania). Master di II livello in ambito strategico-militare (anche con LUISS e Università Cattolica). Conosce diverse lingue (tra cui inglese, spagnolo, rumeno).

Vediamo di fare, per quanto possibile, l’identikit del partito di Vannacci.

Futuro Nazionale rappresenta una destra identitaria, sovranista, nazionale e socialmente conservatrice, spesso definita “destra pura”, “vera” o “vitale” dallo stesso Vannacci.

Roberto Vannacci è emerso come figura pubblica con il libro Il Mondo al Contrario (2023), criticando il “pensiero unico” progressista. Le sue posizioni chiave includono: identità nazionale e difesa dei confini, sovranità italiana, critica all’immigrazione di massa, difesa della famiglia tradizionale (uomo e donna), opposizione all’ideologia gender, all’agenda LGBTQ+ nelle scuole e alla cancel culture -woke. Valori radicati nel cristianesimo, diritto romano e tradizioni europee, critica all’UE e al globalismo.

A quanto sembra, Futuro Nazionale si posiziona come alternativa più netta al doroteismo del centro destra, senza chiudersi a interlocuzioni ma puntando a una destra “non vergognosa” dei suoi valori.

Molto interessante, in questa fase di politica internazionale, le posizioni di Futuro Nazionale riguardo a NATO, Russia, USA.

Futuro Nazionale esprime una critica all’espansione e al ruolo NATO nella guerra in Ucraina. Vannacci ha ripetutamente sostenuto che l’espansione della NATO verso est ha contribuito a creare un “senso di assedio” nella Russia di Putin e che l’allargamento ha provocato o aggravato il conflitto e propone una soluzione negoziata basata su: neutralità dell’Ucraina, riconoscimento dei territori conquistati dalla Russia, nessun dispiegamento di sistemi NATO in Ucraina.

Vannacci è fortemente critico in relazione all’aumento delle spese senza che prima siano ridotti i costi energetici e delle materie prime (per esempio riaprendo canali con la Russia).

Riconosce però che la NATO è “l’unica alleanza politico-militare efficace degli ultimi 80 anni” e che funziona bene, pur dovendo essere usata con pragmatismo e nel rispetto delle decisioni nazionali.

Vannacci apprezza il Trump “sovranista” e “America First” (Make America Great Again), ma critica duramente un Trump “gendarme del mondo” o interventista (per esempio sull’attacco all’Iran insieme a Israele). Accusa gli USA di voler mantenere un’Europa debole e dipendente (su energia, dazi, basi militari).

Come sempre accade, vedremo nei prossimi mesi come si posizionerà Futuro Nazionale. È del tutto chiaro, comunque, che, per come si è sviluppato in pochi mesi, rappresenta un partito che avrà la sua da dire alle prossime elezioni politiche, motivo per il quale chi si occupa di essere un osservatore degli avvenimenti politici è opportuno che lo segua da vicino.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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