Nella speranza di una comunione cosmica
Nella vita di una persona cresce col passare degli anni il piacere e la nostalgia di ricordarsi della prima età, così accade nella vita dei popoli e dell’Umanità.
Quando tutto si fa buio e decrepito, in alcuni non mancherà il desiderio, sommerso da stratificazioni generazionali, che ritorni l’Età dell’Oro.
Più ci discostiamo dall’alba e più un senso di smarrimento ci assale e preghiamo che torni presto la notte così da rivedere un sole nuovo che sorga.
Negli adamitici la coscienza personale si svegliò in presenza di Dio Creatore. L’Età dell’Oro per la prima razza-madre avvenne istantanea: nelle generazioni successive fu graduale.
Fummo creati giovani adulti. Poi ci fu il baratro, ovvero la tentazione superomistica che procurò un taglio netto – quasi – del cordone ombelicale che ci legava al Cielo.
Non sarà la scienza a salvarci né la tecnologia. Logorati da false promesse e dall’illusione democratica, siamo sempre più inermi di fronte a decisioni prese altrove.
A una ipotetica vigilia di una guerra termonucleare, mai come oggi possibile, poche flebili voci si oppongono. I sermoncini sulla pace servono a poco, visti gli interessi in ballo. Si cerca l’aiuto di Dio, ma in fondo ci sentiamo tutti, papa compreso, in balia di eventi che superano le nostre buone intenzioni.
In ambito esoterico-tradizionale secondo la concezione dei Cicli Cosmici, finché durerà il Kali-Yuga in cui siamo immersi, la discesa prosegue in maniera sempre più veloce fino alla catastrofe finale.
Fulcanelli ci indica un luogo dove riparare mentre tutt’intorno salta. Il ritorno alla nuova età dell’Oro si produrrebbe tramite un capovolgimento istantaneo.
Per i cattolici le esegesi accademiche del libro dell’Apocalisse di san Giovanni si accavallano, ma sembra assai arduo stabilire un tempo e uno scenario attendibile.
L’enigma sta nel comprendere se la fine dipenderà dall’Umanità e dalle scelte di alcuni di porre termine alla storia come la conosciamo, oppure la fine avverrà a prescindere dalle malefatte umane.
Secondo l’astronomo Heinrich Siedentopf, negli ultimi dieci secondi dalla fine della Terra, il peso dei corpi viventi aumenterà fino ad eguagliare il peso del globo. Una prospettiva da orrore lovecraftiano.
Mi domando: e se la fine di un ciclo svelasse l’esistenza di altri universi solo ipotizzati – tranne che per alcuni – perché abbiamo usato una luce illusoria?
Mi riferisco alla luce elettromagnetica, in minima parte visibile con i nostri occhi e in parte osservabile solo strumentalmente. Il rivelarsi improvviso o graduale, non lo so, di altre dimensioni potrebbe, di per sé, avvalorare il concetto di catastrofe. Vedere manifestarsi nei nostri cieli altri ordini d’esistenza davvero inconcepibili per i nostri occhi, ci farebbe impazzire.
Ma, se tutto avesse un senso, se ogni fenomeno procedesse verso uno scopo, lo svelarsi di altre realtà non comporterebbe necessariamente la nostra fine. I mondi non colliderebbero, le dimensioni non s’incastrerebbero l’una con l’altra causando qualcosa di avvicinabile al grande botto teorizzato nel modello di Friedmann-Lemaître; piuttosto avverrebbe una comunione cosmica, un incontro tra livelli d’esistenza inconcepibili.
Congetture di un irriducibile ottimista? Inutili digressioni su ciò che nessuno conosce?
Io ho incontrato l’Assoluto in un punto della storia, Gesù Cristo. Ho rinvenuto le conseguenze della morte e resurrezione di Cristo in ogni particella del Creato. La vita nuova esplosa dal Sepolcro invade ogni molecola, riguarda tutta la biologia.
La Creazione è rinata, ed ogni istante del tempo è il luogo di una crescita verso la pienezza che si manifesterà alla fine dei tempi.
Ma già ora se ci affidiamo a Gesù possiamo sperimentare, istante per istante, nella nostra libertà che accolga la Grazia, questa vita nuova. L’universo intero risuona nella vittoria di Cristo.
Ma la nuova creazione è passata dal grembo di una donna. A Lei è stato chiesto di dire sì; e la sua santità, che già aveva, si manifesta subito con questo suo sì alla venuta in Lei del Verbo increato per il quale e nel quale sono stati creati il cielo e la terra. Le molecole dell’universo sono cambiate dal suo sì, che il nostro assenso affretti la pienezza.





