Partiti i mondiali di calcio 2026
“(populus) duas tantum res anxius optat: panem et circenses”.
Giovenale, Satira X
Il popolo due sole cose ansiosamente desidera: pane e giochi circensi.
Nella Satira in questione, il poeta considera i giochi, in genere, come strumento – insieme al cibo – per regnare senza timore alcuno.
È la pace terrena, che si erge a scopo di un’esistenza comune libera e felice, fatto salvo il fato o destino individuale avverso. Nulla che vada oltre.
Non a caso, durante i giochi olimpici, s’imponeva, a tutti (!), il fato o destino comune di una tregua (ekecheiria). Una tregua da ogni “naturale” e individuale avversità, frutto del fato comune a uomini e dei, dediti nell’occasione, per la stessa comune legge “naturale”, al culto di Dioniso: dio del gioco. Vero e proprio auctor temporis.
Altro che instrumentum regni, come i fatti tenacemente e ripetutamente continuano da sempre e per sempre a mostrare. Infatti, non c’è stato alcun evento sportivo, di portata mondiale, nell’era del calcio moderno e non solo, che non abbia dato luogo a strumentalizzazioni politiche dall’una o dall’altra parte.
Ma che i fatti a supporto delle diverse tesi fossero senz’altro veri, ciò non ha comunque impedito che questi stessi fatti sono stati ritenuti secondari o sottaciuti; si pensi soltanto a quanto accaduto in Qatar ieri e negli USA oggi, di fronte alla sovranità assoluta dell’evento sportivo.
E, ancora, come non dimenticare l’ostracismo politico che, nei decenni trascorsi, ha impedito la partecipazione di intere nazioni e atleti alla tregua “divina”, in cui tutti, semel in anno (!), dovrebbero (in ossequio al rito “naturale” della vera tradizione) godere del diritto di partecipare al banchetto olimpico…
E, tuttavia, statene pur certi, panem datum, il gioco vincerà sempre su tutto.
The show must go on.





