Un centro che guarda a sinistra
È un progetto politico di lunga gittata, che “desidera restituire l’idea di uno spazio aperto, dunque a storie diverse, con l’obiettivo di combattere la polarizzazione che occupa la politica italiana. Anche perché si tratta di uno scontro identitario lontano dall’Italia che studia, che fatica”.
È Pina Picierno che parla in un’intervista. E conferma che la sua è lotta al populismo. E, intanto, per chiarire che non sono solo parole, aderisce al Partito Democratico Europeo e a Renew Europe al Parlamento Europeo.
Non so come finirà. Ma quelle parole sono balsamo per le mie orecchie. E quando leggo il “manifesto di valori” che mette al centro Europa, crescita economica, libertà individuale, innovazione, merito, responsabilità e riforme mi si riaccende una speranza che temevo di perdere.
Liberali, popolari, radicali, socialdemocratici, amministratori locali, europeisti e civici starebbero trovando un terreno comune di confronto. Un sole nella nebbia. Come avevo sperato è “un centro che guarda a sinistra” e non, come vorrebbe Renzi, una “sinistra che guarda al centro”.
Tra qualche giorno, il 15 giugno, a Milano vi sarà un primo appuntamento promosso, organizzato e diretto dal Movimento Europeisti. L’elenco dei nomi che interverranno è una gioia anche solo a leggerlo.
L’intento è quello di una giornata dedicata al confronto tra culture politiche diverse; ma l’incontro sarà anche il primo vero banco di prova pubblico della fase politica aperta da Picierno.
Inutile dipingere di rosa un cielo ancora incerto. Insomma, vedremo. Ma a me solletica un confronto con il progetto lib-lab che è stata la storia della mia vita. E solletica anche capire se questa corsa al centro possa essere qualcosa in più di un progetto che si fermi alle enunciazioni.
Che, se vero, si porrebbe come concreta alternativa al bipolarismo, contrasterebbe il populismo e disarmerebbe persino la nuova legge elettorale.
Perché, se questo progetto prende piede, non vedo quale schieramento potrà raggiungere la soglia per avere il premio di maggioranza.
Lo dico sommessamente a Renzi: altro che pareggio.





