L’interesse del cittadino sarebbe avere più concorrenza
C’è qualcosa di profondamente italiano nel cosiddetto Risiko bancario che sta infiammando il mondo della finanza.
Ascoltando una puntata di Revolution di Stefano Feltri, sono rimasto colpito da un’osservazione di uno degli esperti intervistati. Dal punto di vista della concorrenza le operazioni in corso hanno poco senso. Si tratta di banche che operano sugli stessi mercati, offrono prodotti simili e si contendono gli stessi clienti. Il risultato rischia di essere una riduzione della concorrenza e una maggiore concentrazione del mercato.
Per il correntista, per il risparmiatore, per la piccola impresa che cerca credito, questa non è una buona notizia. Meno concorrenza significa meno scelta, meno pressione a migliorare i servizi e minori incentivi a contenere i costi.
Eppure il dibattito pubblico non ruota attorno ai consumatori. Ruota attorno al controllo.
Controllo delle banche. Controllo delle assicurazioni. Controllo dei grandi centri del risparmio italiano.
La parte più surreale della vicenda è che a un certo punto il governo è arrivato a sostenere che Unicredit non fosse abbastanza italiana. Una banca nata in Italia, quotata in Italia, guidata da un amministratore delegato italiano e con milioni di clienti italiani.
Eppure, nel momento in cui Andrea Orcel ha iniziato a muoversi in modo non gradito a Palazzo Chigi, è comparso il tema delle attività residue in Russia ed è arrivato il Golden Power.
Curioso concetto di italianità: una banca italiana è italiana finché fa ciò che piace al governo. Quando invece persegue una strategia autonoma, diventa improvvisamente un problema di interesse nazionale. Perché la vera partita è un’altra.
Da una parte c’era il progetto di Orcel (Unicredit), che aveva una logica imprenditoriale. Dall’altra un sistema di interessi che ruota attorno a Monte dei Paschi, Mediobanca, Generali, Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone.
In mezzo, Giorgia Meloni che tira da una parte e il Ministero dell’Economia guidato da Giorgetti che tira dall’altra.
Naturalmente, nessuno ammetterà mai apertamente che l’obiettivo sia influenzare gli equilibri del sistema finanziario. Si parlerà di sovranità economica, di interesse nazionale, di difesa dell’italianità.
Ma basta osservare ciò che accade.
L’interesse del cittadino sarebbe avere più concorrenza. Più operatori. Più scelta. Più efficienza. Magari anche più banche europee che competono tra loro sul mercato italiano.
L’interesse del potere è invece sapere chi controlla Generali. Chi controlla Mediobanca. Chi siede nei consigli di amministrazione. Chi orienta una parte enorme del risparmio degli italiani.
Sono due cose molto diverse.
Generali non è semplicemente una compagnia assicurativa. È uno dei maggiori gestori del risparmio del Paese e soprattutto detiene una quota rilevante dei titoli del debito pubblico italiano.
E in un Paese che ha oltre 3.000 miliardi di debito pubblico e paga quasi 100 miliardi di interessi all’anno, controllare Generali significa controllare una parte importante degli equilibri economici e politici nazionali.
Ecco perché questa vicenda assomiglia sempre meno a una normale operazione di mercato e sempre più a una lotta per il potere.
Il paradosso è che tutto questo viene presentato come difesa dell’interesse nazionale.
Ma l’interesse nazionale dovrebbe essere avere mercati aperti, regole uguali per tutti, banche solide e una vera concorrenza a vantaggio di cittadini e imprese.
Quando, invece, il governo decide chi deve vincere e chi deve perdere, quali operazioni siano gradite e quali no, e utilizza gli strumenti dello Stato per orientare gli equilibri del mercato, non siamo più nel terreno della concorrenza. Siamo nel terreno del potere.
E il fatto che venga raccontato come patriottismo economico è, a mio parere, forse la parte più italiana dell’intera storia.


Mark L. Pisoni, traduttore e interprete professionista con una lunga esperienza nei rapporti tra istituzioni europee e nordamericane. Ha collaborato con amministrazioni pubbliche e istituzioni diplomatiche negli Stati Uniti, in Canada e in Europa.


