Cresce la pressione russa nel Mar Nero e nell’Europa orientale
La guerra in Ucraina ha modificato in profondità l’architettura della sicurezza europea, ma il vero cambiamento strategico riguarda la trasformazione del confine orientale della NATO in una linea permanente di competizione geopolitica con la Russia.
Negli ultimi mesi l’Alleanza Atlantica ha intensificato la presenza militare lungo il fianco orientale, dal Baltico al Mar Nero, rafforzando basi, sistemi di difesa aerea, capacità logistiche e interoperabilità tra gli eserciti europei e statunitensi.
Non si tratta soltanto di una risposta contingente al conflitto ucraino, ma della costruzione di una nuova postura strategica destinata a durare negli anni.
Il Mar Nero sta assumendo un ruolo sempre più centrale. Chi controlla quest’area controlla una parte decisiva delle connessioni tra Europa, Caucaso, Mediterraneo ed Eurasia. Nel Mar Nero si concentra oggi una parte decisiva della competizione strategica tra NATO e Russia, non soltanto sul piano militare ma anche su quello digitale ed energetico. T
ra i principali cavi e corridoi di comunicazione che attraversano o collegano l’area vi sono il KAFOS (Karadeniz Fiber Optic System), che collega Russia, Ucraina, Bulgaria e Romania attraverso il Mar Nero, l’ITUR (Italy-Turkey-Ukraine-Russia), fondamentale per il traffico dati euroasiatico tra Mediterraneo orientale, Turchia, Ucraina e Russia, il BSFOCS (Black Sea Fiber Optic Cable System), che connette Bulgaria, Georgia, Russia e Ucraina, e il Caucasus Cable System, strategico per i flussi digitali tra Europa e Caucaso.
A questi si aggiungono le infrastrutture sottomarine e integrate di Turkcell e Türk Telekom e i corridoi caucasici trans-anatolici che collegano Azerbaigian, Georgia, Turchia ed Europa.
Questi sistemi rappresentano delle infrastrutture strategiche sensibili perché trasportano dati finanziari, comunicazioni governative, traffico internet e connessioni economiche vitali tra Europa, Asia e Medio Oriente.
Sul piano militare la Russia continua a mantenere nel Mar Nero una postura estremamente aggressiva attraverso la Flotta del Mar Nero con base principale a Sebastopoli, il rafforzamento dei sistemi missilistici ipersonici e delle capacità anti-access/area denial (A2/AD), l’impiego di sottomarini classe Kilo, strumenti di guerra elettronica e cyber warfare.
Mosca usa, inoltre, la Crimea come piattaforma strategica avanzata per proiettare influenza verso Mediterraneo, Caucaso ed Europa orientale, esercitando contemporaneamente pressione energetica sui Balcani e controllo delle rotte nel Mar d’Azov e sui corridoi del grano ucraino.
La NATO, dal canto suo, ha intensificato il rafforzamento del fianco orientale attraverso l’espansione delle basi in Romania e Bulgaria, la presenza navale nel Mediterraneo orientale e i sistemi antimissile schierati in Romania.
L’Alleanza utilizza inoltre droni ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance), pattugliamenti AWACS e grandi esercitazioni congiunte per aumentare la capacità di deterrenza regionale.
L’ingresso della Finlandia e il rafforzamento della cooperazione con la Svezia hanno inoltre ampliato il controllo strategico sul Baltico, creando una continuità di pressione sul fronte nord-orientale della Russia.
Per Mosca rappresenta uno spazio vitale sia dal punto di vista militare sia da quello energetico e commerciale. Per la NATO, invece, il rafforzamento della presenza nella regione serve a contenere la proiezione russa verso sud e a proteggere le infrastrutture strategiche che collegano l’Europa orientale ai corridoi energetici internazionali.
La pressione russa non si manifesta soltanto sul piano militare. Cyberattacchi, guerra informativa, pressione energetica, destabilizzazione politica e utilizzo delle infrastrutture come strumenti di influenza fanno ormai parte di una competizione ibrida permanente.
È il modello della guerra contemporanea, meno dichiarazioni formali e più pressione continua sugli equilibri economici, digitali e psicologici degli Stati.
In questo scenario anche l’Europa sta cambiando approccio. Paesi che per anni avevano ridotto investimenti militari e capacità industriali della difesa stanno tornando a considerare sicurezza e deterrenza come elementi strutturali della sovranità nazionale.
La stessa espansione della NATO verso nord, con l’ingresso della Finlandia e il rafforzamento della cooperazione con la Svezia, dimostra come la percezione della minaccia russa abbia ridefinito la geografia strategica del continente.
La Russia sa che il tempo rappresenta uno degli elementi centrali della partita geopolitica. Mosca punta a logorare la compattezza occidentale, ad aumentare le divisioni interne europee e a sfruttare le fragilità economiche e sociali dell’Occidente.
La NATO, al contrario, cerca di trasformare la deterrenza in stabilità strategica di lungo periodo. Il rischio è che il continente europeo entri in una fase di tensione permanente, una nuova guerra fredda meno ideologica ma più diffusa, in cui tecnologia, energia, informazione e sicurezza economica avranno un peso almeno pari a quello delle forze armate tradizionali.
Il confronto tra NATO e Russia non riguarda più soltanto l’Ucraina. Riguarda il futuro equilibrio del continente europeo e la ridefinizione degli spazi di potere nel nuovo ordine internazionale.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


