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USA, LA STRATEGIA PROTEZIONISTA

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di Marco Pugliese

Dazi e sussidi, la strategia protezionista americana in sintesi

Dal primo febbraio scattano tariffe del 25% per i paesi confinanti e del 10% per la Cina. In sostanza, per poter commerciare con gli USA, i vicini dovranno accettare di pagare costi maggiori, come se si dovesse salire una tassa extra per entrare in un club esclusivo. Allo stesso tempo, Trump ha minacciato i BRICS con tariffe al 100% se questi paesi dovessero promuovere una valuta alternativa al dollaro. Una mossa che si vuole dissuasiva, mirata a mantenere il predominio economico degli Stati Uniti.

Sebbene l’Europa non sia al centro dell’azione immediata, il presidente americano ha lanciato indirette critiche. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha suggerito che l’UE dovrebbe rafforzare i propri legami commerciali con gli USA, ad esempio aumentando gli acquisti di beni americani e potenziando la spesa per la difesa, per evitare una guerra commerciale.

Nel frattempo, Canada e Messico sono nel mirino per questioni legate al flusso di fentanyl e alla gestione dei migranti. La Casa Bianca ha confermato che le tariffe “scatteranno domani”, mentre il premier canadese Justin Trudeau ha già preannunciato una risposta, richiamando esempi passati: durante la guerra commerciale con gli USA, Ottawa aveva risposto con dazi sul succo d’arancia della Florida, whiskey e bourbon. Un’altra possibile risposta potrebbe riguardare il settore energetico, dato che molti stati americani dipendono dall’energia fornita dal Canada; un eventuale dazio su questo settore potrebbe far lievitare i costi di elettricità, gas e benzina.

Parallelamente ai dazi, gli USA stanno erogando sussidi per sostenere le proprie imprese. Questi aiuti, che possono assumere forme diverse – incentivi fiscali, finanziamenti agevolati o contributi diretti – mirano a mantenere le aziende americane competitive in un contesto internazionale sempre più aspro. I sussidi aiutano a compensare gli effetti dei dazi applicati agli altri paesi e a garantire che le imprese nazionali non perdano terreno in una corsa globale che si trasforma in una sorta di “guerra dei prezzi”.

La strategia americana, che combina l’uso di tariffe e sussidi, ha suscitato attenzione e reazioni a livello globale. La Cina, ad esempio, osserva con attenzione questi sviluppi, specialmente dopo il caso DeepSeek, che ha alimentato il timore di ulteriori controlli all’export e misure protezionistiche mirate a proteggere il settore tecnologico statunitense.

In sintesi, gli USA stanno giocando una partita in cui i dazi fungono da barriera per chiunque tenti di competere sul loro mercato, mentre i sussidi rafforzano l’industria interna. La situazione è fluida e le reazioni da parte dei partner commerciali – dall’Europa al Canada, fino alla Cina – saranno fondamentali per definire i prossimi capitoli di questa complessa vicenda economica.

Autore

  • Redazione

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