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UNESCO, GLI USA ESCONO DALL’ORGANIZZAZIONE

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La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare nuovamente gli USA dall’UNESCO (dopo un primo ritiro nel 2017 e un ritorno sotto l’amministrazione Biden) ha sollevato numerose polemiche e ripercussioni. Per comprenderne appieno le implicazioni, occorre analizzare sia che cos’è l’UNESCO, sia le motivazioni dichiarate e implicite del ritiro, così come le conseguenze politiche e pratiche a livello globale e interno.

L’UNESCO, acronimo di United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), è un’agenzia specializzata dell’ONU fondata nel 1945 con sede a Parigi.

La missione principale dell’UNESCO è quella di:

  • promuovere la pace e la sicurezza internazionale attraverso la cooperazione in campo educativo, scientifico e culturale;
  • difendere la libertà di espressione, la libertà accademica, la memoria storica (inclusa la didattica dell’Olocausto), la protezione del patrimonio culturale, la tutela della biodiversità linguistica e la promozione della scienza aperta.

Di seguito elenchiamo alcuni esempi concreti dell’attività dell’UNESCO.

  • Programma dei Patrimoni dell’Umanità.
  • Alfabetizzazione globale e sviluppo dell’istruzione nei Paesi in via di sviluppo.
  • Promozione dell’eguaglianza di genere e dell’inclusione sociale.
  • Progetti contro l’estremismo violento e l’antisemitismo.

Il ritiro voluto da Trump (annunciato nel 2025, ma già avvenuto nel 2017 e poi revocato da Biden) poggia su motivazioni di natura ideologica e geopolitica, che riflettono una visione nazionalista, antiglobalista e conservatrice dei rapporti internazionali.

Le motivazioni ufficiali:

L’UNESCO è stata criticata da Trump per risoluzioni considerate “pro-Palestina”, specialmente quelle riguardanti Gerusalemme Est e i luoghi sacri contestati, che secondo Washington rifletterebbero una posizione ostile a Israele.

Accusa di promozione di un’agenda ‘woke’, in quanto secondo Trump, l’UNESCO promuoverebbe valori sociali estranei alla visione conservatrice americana.

L’amministrazione Trump ha ritenuto tali politiche come divisive, ideologiche,e contrarie alla “neutralità culturale” che uno Stato sovrano dovrebbe poter esercitare.

Si accusa l’UNESCO di essere sempre più influenzata da Pechino, soprattutto nel campo delle nuove tecnologie educative e delle narrative culturali globali.

Il ritiro è un duro colpo al principio di cooperazione internazionale, che è il fondamento dell’ONU e delle sue agenzie. Washington manda il messaggio che le regole multilaterali sono subordinate agli interessi nazionali percepiti in chiave ideologica.

Quando gli Stati Uniti si ritirano da un’agenzia ONU, cedono spazio geopolitico ad altri attori, in particolare la Cina, che mira

a espandere la propria influenza culturale e tecnologica.

Questo crea un vuoto di leadership occidentale in campo educativo e scientifico.

La scelta statunitense può legittimare simili ritiri da parte di altri governi autoritari o populisti, erodendo ulteriormente l’autorità delle istituzioni internazionali.

Sul piano pratico e operativo dell’UNESCO subisce una perdita finanziaria. Il contributo statunitense rappresenta circa l’8% del bilancio dell’UNESCO. Sebbene dal 2011 gli USA avessero smesso di versare la loro quota per ragioni legate al riconoscimento della Palestina come Stato membro, la partecipazione politica era stata simbolicamente e diplomaticamente importante.

L’uscita può incidere negativamente su progetti delicati come l’educazione alla memoria dell’Olocausto, il contrasto alla disinformazione e il supporto alle minoranze culturali in zone di conflitto.

Il ritiro si inserisce nella più ampia dottrina “America First”, volta a ridurre l’impegno statunitense nelle istituzioni internazionali. Questo però può portare a un isolamento geopolitico crescente, che riduce la capacità di influenzare standard globali, ad esempio nel digitale, nella scienza o nell’istruzione.

L’uscita è anche un segnale rivolto alla base elettorale conservatrice, contraria alla cosiddetta “cultura liberal”, alimentando la guerra culturale interna al Paese su temi come razza, genere, storia e istruzione.

Molte università, fondazioni, musei, enti di ricerca e organizzazioni educative statunitensi collaborano con l’UNESCO.  Il ritiro complica queste relazioni e può ridurre il prestigio globale di tali istituzioni.

Il ritiro degli Stati Uniti dall’UNESCO deciso da Donald Trump è un gesto fortemente simbolico che riflette una visione del mondo unilaterale, identitaria e conservatrice. Al di là delle accuse (alcune con fondamento, come il dibattito su certe risoluzioni antisraeliane),il passo è stato largamente percepito come una mossa ideologica, più che una risposta a effettive disfunzioni sistemiche.

Nel contesto globale attuale, segnato da tensioni multipolari e crisi transnazionali (cambiamento climatico, istruzione, disinformazione, tutela culturale), indebolire organismi come l’UNESCO può avere effetti controproducenti, non solo per il mondo ma anche per gli stessi Stati Uniti che si ritrovano meno influenti in ambiti strategici “soft” come cultura, educazione e scienza.

Autore

  • Redazione

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