Home Opinioni UNA UMANITA’ IN DEGRADO

UNA UMANITA’ IN DEGRADO

0

di Antonio Foccillo

Quello che sta succedendo nel mondo con nuove guerre (si è aggiunta, per ultimo, un nuovo focolaio in Israele), ma anche con sempre più devastazioni, emarginazioni, più povertà, violenze di tutti i generi, femminicidi e omicidi, è la dimostrazione del degrado in cui è precipitata l’Umanità.

L’impressione è che ormai solo il voler distruggere l’altro è la bussola su cui ci si muove. L’uomo non si cura più dell’altro e si sono abbandonati i principi di coesione e solidarietà facendo prevalere l’odio.

In più in Europa una serie di cervellotiche decisioni di burocrati, nemmeno illuminati, hanno meso in ginocchio l’intero continente: dalle politiche dell’austerity, all’imposizione delle auto elettriche, dalla privazione delle libertà con la Pandemia  all’aggressione alla proprietà privata delle abitazioni. Solo per citarne qualcuna di queste assurde decisioni.

Di fronte a tanti disvalori si può dire che definitivamente i valori del novecento, non esistono più, nonostante che questi hanno assicurato benessere, Pace,  ricchezza, e la costruzione di un modello di Welfare.

Tutto questo ha inciso anche sui grandi movimenti, quali i partiti ed i sindacati, che, dopo essere stati protagonisti nei profondi cambiamenti di tutto il novecento, con il loro corollario di militanza, di voglia di partecipare, per affermare i diritti di lavoratori e libertà per cittadini, oggi sono in difficoltà.

Le loro battaglie hanno garantito i diritti fondamentali della persona. In tal modo sono state ampliate le varie libertà, da quella di pensiero a quella di associazione; le tutele sociali; il welfare e la democrazia. Principi che insieme ai diritti di cittadinanza sono stati poi riconosciuti e garantiti nelle Costituzioni di molti Paesi, nella seconda parte del novecento, dopo l’oscurantismo del nazifascismo.

Quei partiti si sono fatti paladini delle lotte di liberazione; del ripristino della dignità dell’uomo, ovunque fosse nato e collocato; dell’autodeterminazione dei popoli contro le dittature; della costruzione dello Stato laico ed hanno proseguito la loro opera attivamente anche nella costruzione di una legislazione sociale, che avesse al centro la tutela della persona, fondando il tutto sulla partecipazione, sulla libertà di pensiero e sulla sovranità popolare. Così, hanno permesso negli Stati, per lo più illiberali, di costituire un regime parlamentare.

In Italia, l’impulso al sistema di solidarietà e coesione, avviene in concreto con l’approvazione della Costituzione italiana del 1948, la quale riconosce fra i diritti essenziali della persona, quelli del lavoro, della salute, del diritto alla formazione e della scolarità, della previdenza e dell’assistenza sociale.

Mentre in Europa le società, riaffermavano il trinomio, su cui si è costruito il modello socialdemocratico del Welfare State, cioè libertà, uguaglianza e fratellanza.

La libertà era una conseguenza di un anelito sempre più forte di liberarsi delle catene delle dittature ed instaurare un periodo di Pace, dopo i grandi sconvolgimenti delle guerre fra i diversi paesi europei. L’uguaglianza derivava dalla acquisizione dei principi di solidarietà e coesione, ma soprattutto dalla tutela dei diritti fondamentali della persona. La fratellanza, infine, si poteva configurare con l’abbattimento di tutti gli steccati, di sesso, di religione, di ceto e con l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Oggi la globalizzazione – con la conseguente esplosione della finanziarizzazione – ha determinato una situazione in cui gli Stati non sono più sovrani delle loro singole scelte di politica economica ed hanno permesso un mondo dove questi principi sono vanificati.

I soloni della finanziarizzazione e della globalizzazione, hanno enfatizzato la necessità di fare sacrifici per evitare il “disastro”. Sulla base di tale dogma economico, tutto veniva giustificato, anche le aberrazioni come ridurre diritti o aumentare povertà ed emarginazione.

Si sono travolte le vecchie certezze e si sono imposte politiche economiche sempre più restrittive e violente, cambiando anche governi legittimi eletti dai cittadini, per sostituirli con tecnici vicini alle grandi banche, a partire dalla Bce e della Goldman Sachs.

Questa politica, tuttavia, era spiegata quale unico modo per creare ricchezza per tutti e per realizzare sviluppo duraturo. Pertanto, tutto doveva esser funzionale alle logiche del “neo liberismo” compresa la politica.

Insomma, il liberismo finanziario, secondo la prassi dei regimi ex comunisti, ha attuato la vecchia idea di pianificazione, ma questa volta al servizio dei “mercati”.

Chi contestava minimamente queste politiche era accusato di conservatorismo o di voler limitare le possibilità di espansione delle economie.

Sono anni che anch’io, molto modestamente, ho sempre sostenuto con i miei  editoriali, con i miei interventi e con i miei libri la dannosità di questa politica e, in sua vece, la necessità di proporre una politica economica keynesiana.

L’Europa che era stata la speranza di grandi cambiamenti e di possibilità di sviluppo ha fallito, con le sue politiche economiche, rinnegando quel contratto sociale che aveva fatto con i suoi cittadini per mettere al centro di tutto l’uomo.

Oggi, infatti, tutti i nodi sono venuti al pettine. La crisi della democrazia, la conseguente mancanza di partecipazione che nei momenti elettorali vede sempre di più l’astensione dei cittadini e l’abbandono dei valori solidali e di coesione, alla fine hanno fatto prevalere solo egoismi, individualismi e mancanza di cultura politica e civile, che hanno portato ad un cambiamento privo di un retaggio valoriale e soprattutto inconsapevole di cosa, quelle scelte, potevano provocare e come avrebbero inciso sui destini dei Paesi e dei cittadini.

Si può pensare di continuare così? Non credo. Una svolta è necessaria, anche culturale, per continuare a far pensare le persone sulla necessità di interrogarsi come si vuole costruire il domani; come, qualsiasi scelta che si deve fare possa presupporre un’evoluzione positiva.

È possibile farlo, riprendendo il gusto del confronto a tutto campo sulle idee e sulle proposte, per risvegliare coscienze e cuori, per ricreare una nuova militanza. Non è persa la speranza di contribuire a individuare un nuovo percorso di rinnovamento e di progettazione, fondata su vecchi valori del novecento che sono ridiventati ancora più attuali.

Solo così si può uscire dall’abisso!

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui