
di Sergio Restelli
Elezioni in Turchia, Erdogan non riconquista Istanbul, Ankara e le altre grandi città. Imamoglu: “Il cambiamento è storico”. Il partito dello stesso Erdogan perde lo scettro di prima forza politica del Paese e viene superato dai repubblicani del Chp. Ozel: «Gli elettori hanno deciso che vogliono un’altra politica»
Istanbul è esplosa in un tripudio di festeggiamenti: clacson, gente scesa per strada, bandiere turche ovunque, musica ad alto volume nelle macchine che sfrecciano per i viali della città. Festeggiamenti a Kadikoy, Besiktas, Sarachane. Una vittoria storica per il partito repubblicano, Chp. «La fiducia dei cittadini in noi ha pagato». Sono state le prime parole del sindaco di Istanbul quando ormai la vittoria nella metropoli sul Bosforo era ormai certa.
È da 47 anni che il partito di origine kemalista non si avvicinava ad una percentuale così alta, a livello nazionale. Neanche la quasi totalità dei media turchi nelle mani di Recep Tayyip Erdogan ha potuto far nulla contro la chiara volontà dei cittadini nelle grandi metropoli, e non solo. Il candidato dell’Ak parti, Murat Kurum, è apparso agli occhi degli istanbulioti una leadership debole, di facciata, poco carismatica. Un uomo di fiducia del presidente turco, nato ad Ankara, e poco conosciuto nella metropoli sul Bosforo.
L’estrema personalizzazione di Erdogan nelle elezioni locali non ha portato ai risultati sperati, così come è successo anche nel 2019. Il cambiamento tanto atteso alle ultime elezioni presidenziali da una parte della popolazione turca è arrivato, un anno dopo. Neanche la quasi totalità dei media turchi nelle mani di Recep Tayyip Erdogan ha potuto far nulla contro la chiara volontà dei cittadini nelle grandi metropoli, e non solo. Il candidato dell’Ak parti, Murat Kurum, è apparso agli occhi degli istanbulioti una leadership debole, di facciata, poco carismatica.
Un uomo di fiducia del presidente turco, nato ad Ankara, e poco conosciuto nella metropoli sul Bosforo. L’estrema personalizzazione di Erdogan nelle elezioni locali non ha portato ai risultati sperati, così come è successo anche nel 2019. Il cambiamento tanto atteso alle ultime elezioni presidenziali da una parte della popolazione turca è arrivato, un anno dopo. Neanche la quasi totalità dei media turchi nelle mani di Recep Tayyip Erdogan ha potuto far nulla contro la chiara volontà dei cittadini nelle grandi metropoli, e non solo.
Mansur Yavas e Ekrem Imamoglu, i sindaci che hanno sconfitto il partito di Erdogan alle elezioni amministrative in Turchia
Yavas già nel 2014 aveva sfiorato la vittoria: per molti se avesse corso lui nel maggio del 2023 sarebbe diventato presidente. L’istrionico Imamoglu è visto come un uomo del popolo, ma nel 2022 è stato riconosciuto colpevole di aver insultato un pubblico ufficiale: la sentenza di appello è ancora attesa, se la condanna venisse confermata gli stroncherebbe la carriera politicaMansur Yavas e Ekrem Imamoglu, i due sindaci che ieri hanno inflitto una sconfitta storica al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, non potrebbero essere più diversi. A cominciare dall’età: 68 anni il primo, 52 il secondo.
Chi è Mansur Yavas
Il primo è un avvocato con un passato nazionalista che già nel 2014 aveva sfiorato la vittoria nella capitale, persa per un solo punto in un voto contestatissimo. Di lui si apprezza la calma con cui affronta le emergenze, per esempio la pandemia del Covid 19 in cui è riuscito a organizzare mense per i poveri e persino per i gatti della città. E i gesti eclatanti. Quando diventò sindaco nel 2019 si sbarazzò delle jeep e delle auto di lusso in dotazione all’ufficio del primo cittadino e le offrì gratuitamente alle coppie che si sposavano ad Ankara. Celebre anche la pervicacia con cui ha combattuto il nepotismo: è famoso il suo piano dei 100 giorni che ha posto fine al sistema di presa del potere da parte di familiari o amici dei potenti, pratica largamente utilizzata dall’Aka. Per molti se avesse corso lui nel maggio del 2023 sarebbe diventato presidente.
Chi è Ekrem Imamoglu
Al contrario il sindaco di Istanbul è un istrione, cui piace arringare la folla. Nato come Erdogan nella regione del Mar Nero, da ragazzo ha sognato la carriera calcistica per poi finire a lavorare nell’azienda di famiglia. Ha iniziato la sua carriera politica come responsabile del distretto di Beylikduzu ad Istanbul. Musulmano praticante, sposato con tre figli, non nasconde la sua sconfinata ambizione. La sua capacità di sintonizzarsi con i cittadini è indiscussa. Quando sale sul palco si trasforma: grida, gesticola, parla arrivando al cuore delle persone. Ultimamente ha preso l’abitudine di togliersi la giacca e la cravatta, arrotolarsi le maniche tra gli applausi di chi lo vede come un uomo del popolo. Ad amarlo particolarmente sono i giovani che apprezzano la sua capacità di organizzare concerti ed eventi a loro misura. Durante quest’ultima campagna elettorale è stato soprannominato il conquistatore delle metropolitane per aver ridisegnato il sistema dei trasporti della metropoli. Un risultato che l’Akp reclamava a sè. Nel 2022 è stato condannato a due anni e messo di prigione per insulto a un pubblico ufficiale. La sentenza di appello è ancora attesa ma, se fosse confermata, gli stroncherebbe la carriera politica.





