Home Economia e finanza UNA RIFLESSIONE SUL FISCO E SUGLI INVESTIMENTI PARTECIPATIVI

UNA RIFLESSIONE SUL FISCO E SUGLI INVESTIMENTI PARTECIPATIVI

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di Savino di Scanno
Nell’antica Roma, fucina di civiltà mai superata fino ai giorni nostri, esistevano 2 forme di tributi ovvero il “Tributum Capitis” inteso come tributo personale ed il “Tributum soli” inteso come tributo fondiario. Nel corso dei secoli si ebbero anche picchi di fantasia come il “vectigal urinae ” di Vespasiana memoria.
Augusto Imperatore definì la differenza tra “fiscus” ed “aerarium” e la attività esattoriale era esclusiva competenza di funzionari imperiali che godevano ampi margini di manovra. Ai giorni nostri, volendo attualizzare il tema a ricordo del detto evangelico “dare a Cesare ciò che è di Cesare ed a Dio ciò che è di Dio” la situazione è più complessa.
Inutile il commento sul provvedimento del governo di ampliare ulteriormente le attività di AER laddove ve ne fosse ulteriormente necessità ponendo tale amministrazione al vertice dei sentimenti italici, qualche considerazione più ampia, come riflessione dopo l’ennesima giornata professionale a discutere ed operare di tali questioni può essere proposta.
“Ab initio” in dottrina si distingue la “evasione fiscale” intesa come azione illegale intrapresa per non onorare i doveri tributari, dalla “elusione fiscale” intesa questa come azione legale finalizzata alla riduzione degli oneri tributari. Solo questo tema sarebbe meritorio di più ampia disamina ma a ciò si lascia spazio si professori, analisti ed esperti che con questa nazione di “commissari tecnici dell nazionale” abbondano in ogni conferenza e convegno.
Ma un dato è certo. Le tasse si devono pagare ma secondo equità e non certamente per conteggiare un monte titoli di cartelle esattoriali per pareggiare i dati del bilancio dello Stato. A tal proposito non può non essere comparata la “spesa pubblica” ispirata a criteri di trasparenza, efficienza e doverosa onestà. A voler leggere, ad esempio, il portale www.mef.gov.it si possono individuare le “partecipate statali”.
Alla voce “Partecipazioni di maggioranza /controllate ” si riscontrano aziende come Leonardo spa (30,20%), Poste Italiane spa (29,26% + 35% di CdP), Eni spa ( 4,34%+25,76% di Cdp), Enel spa (23,59%), Enav spa (53,28%) aziende queste vanto ed orgoglio nazionale, ma si riscontra anche Mps spa (64,23%) che porlo alla voce di “spreco di denaro pubblico” avrebbe un titolo di testa.
A seguire troviamo le partecipate “Con struttura finanziaria quotata” ove citando alcune come CdP spa (82,77%) su cui si auspica una sempre maggiore importanza per la qualità strategica che può esercitare, Sace spa (100%), FS spa (100%) ed Invitalia (100%) si può scrivere di aziende efficienti ma anche in tale contesto, sempre ad esempio, troviamo la RAI spa (99,56%) che difficilmente potrebbe essere proposta come una “moglie fedele e morigerata”.
In ultimo le società “non quotate” e basterebbe citare Italia Trasporto Aereo (100%), Consip spa (100%), Sogei spa (100%) ed il pensiero a decisi interventi della Guardia di Finanza si impone.
Voler ulteriormente scrivere della gestione dell’ imponente patrimonio immobiliare pubblico a questo punto diverrebbe impietoso, e comunque non esaustivo della voragine dei conti pubblici.
Sono argomenti che potrebbero sembrare ostici ma sono solo semplicemente concreti.
Quindi “che fare?”. Iniziamo a pretendere interventi da parte della Corte dei Conti, della Ragioneria Generale dello Stato, della Guardia di Finanza ed anche dell’ Intelligence Economica dell’ Aisi. Lo Stato ha strumenti e risorse qualificate per governare in modo equo la società destinando le giuste risorse ai settori di maggior interesse e necessità. Non è bello leggere i dati Istat sullo stato di povertà delle famiglie italiane, della situazione di crisi delle Pmi,  per non parlare della derivata da 2 guerre fuori le porte di casa.
È necessaria visione, coraggio, unità, forza e determinazione. Siamo un grande popolo malgrado tutto quello che ci hanno fatto e di cui siamo stati costretti a subire ed un pensiero alle nuove generazioni è un dovere morale, civile ed è un compito di uno Stato che dovrebbe ricordare per quale motivo i cittadini dovrebbero avere rispetto per le Istituzioni.

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  • Redazione

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