Tutte le strutture sono diventati feudi, con i loro valvassori e valvassini
Scusate il paradosso del titolo, ma come non pensare a una definizione del genere.
La nostra Carta costituzionale sacralizza il lavoro come fondamento della nostra Repubblica.
Cosa giustissima e sacrosanta, perché il lavoro dovrebbe essere una delle massime aspirazioni dei cittadini e consolazione dell’essere umano.
Ma, purtroppo, si deve rilevare quotidianamente che le strutture pubbliche sono veri e propri ambiti ove la cleptocrazia, o più banalmente la dazione, è esercitata, per così dire, a cielo aperto.
Forse qualcuno può dissentire. Sarei lieto che questo qualcuno abbia ragione, ma purtroppo l’evidenza dei fatti che ci regala la quotidianità dà, aimè e ahinoi, ragione a chi scrive.
Ma quale è la genesi, il presupposto, che ha portato a questa situazione, che sta distruggendo il corpo sociale e politico del nostro Paese?
Premesso che la corruzione esiste da sempre, nel nostro Paese il fenomeno si è acuito in modo anomale ed esponenziale con l’avvento della Repubblica – nata anche all’insegna del riscatto di un Paese, che è seguita a un ventennio che ha portato un degrado istituzionale, al quale se ciò non bastasse si è aggiunta una guerra catastrofica – subito diventata nei fatti un soggetto meramente formale, occupato dai partiti e dalla loro corte, i quali hanno sostituito la vecchia classe dirigente.
Tutte le strutture, quindi, sono diventati feudi, con i loro valvassori e valvassini, ove i vari addetti sovente considerano l’ambito nel quale operano una proprietà privata, mediante la quale esercitare un’azione che sconfina nell’arbitrio, cui si aggiunge non di rado la richiesta di pedaggi, servitù e corvée.
Allora ecco che per ogni azione o l’espletamento di una pratica l’addetto di turno, a prescindere dal sostanziale mancato rispetto delle tempistiche previste, chiede direttamente o indirettamente una dazione per favorire o svolgere in tempi ragionevoli il proprio lavoro, al quale sarebbe tenuto, senza se e senza ma.
Per non parlare, poi, di tutte le ‘combine’ messe in atto per preferire questo o quello, soprattutto quando si tratta di affidare, commessi e lavori.
Ogni ambito spesso diventa così un insieme di lacci e lacciuoli. Una semplice autorizzazione urbanistica è diventata ormai un incubo, che spaventa chiunque ha oggi l’ardire di costruire o ristrutturare qualcosa.
A tal proposito, si narra che, soprattutto nei grandi centri, molti siano soggetti e, quindi, tributari, dei commessi, per fare sì che gli stessi portino sollecitamente le pratiche da un ufficio all’altro, per non parlare poi dei vari addetti che istruiscono le pratiche stesse e dei soggetti ai quali è affidata la funzione decisionale.
Purtroppo, quasi tutto è così nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Non a caso, per garantirsi che una lettera arrivi a destinazione è necessario spedire un raccomandata, un esempio parlante del detto latino nomina sunt res, che, banalmente e tristemente, simboleggia le situazioni alle quali abbiamo fatto riferimento e che in tal modo ci dice tutto come appunto il termine raccomandata.
Come può funzionare un sistema ove le strade costano molto di più che in altri Paesi europei, ove le siringhe hanno prezzi del tutto difformi e ove tutto è palesemente lontano da un minimo di logica gestionale e dal comune buon senso.
Cosa fare allora? È evidente che decenni di degenerazione e corruttele con possono essere azzerati d’incanto. Ma ,da qualche parte, si deve cominciare.
Non è giustificabile che le persone normali non si interessino della cosa pubblica, continuando a subire passivamente.
Come pure a non partecipare alla competizioni elettorali, seppur condizionate da leggi che favoriscono i feudatari partitocratici: in ogni caso costoro “meritano” almeno di essere disturbati.
Questo è il minimo che si dovrebbe fare, se vogliamo almeno tentare di avvicinarci a una parvenza di normalità.


Marforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.


