di Antonio Macrì Pellizzeri
Il contrattacco Ucraino è cominciato ma si è presto trasformato in una terribile guerra di trincea che tanto assomiglia alla Prima guerra mondiale. Peggio, missili, droni, bombardamenti aerei agiscono profondamente all’interno dei territori, prevalentemente in Ucraina, ma anche talvolta in Russia distruggendo infrastrutture, obiettivi militari e civili con la relativa perdita di vite umane. La Russia è indubbiamente l’aggressore e l’Ucraina si difende.
A questo punto della guerra Zelensky non può permettersi di accettare una trattativa che lasci qualcosa in mano russa. Se prendesse una tale decisione spaccherebbe irrimediabilmente il suo Paese in due parti. Una tirerebbe un sospiro di sollievo “basta guerra, basta morti!” ma un’altra direbbe all’opposto “Allora i nostri cari sono morti per niente? Il loro sacrificio viene disprezzato dal governo a cui hanno creduto!”.
Putin è anche lui in un vicolo cieco. Egli è da qualche decennio il punto di equilibrio di vari gruppi di potere, a cui in qualche modo deve rendere conto e deve dimostrare di aver ottenuto dei risultati. Un colpo di stato è sempre ipotizzabile ma i nuovi capi sarebbero ancora più nazionalisti e violenti dei precedenti e non potrebbero “trattare una resa”. Una rivoluzione dal basso, di tendenze democratiche è da scartare.
Esistono altri attori, primi fra tutti gli USA ma essi non possono per il ruolo e per le loro caratteristiche storiche e politiche fare i “mediatori” fra le due parti. Sembra quindi che ci troviamo incastrati in una guerra di cui non si intravede la fine e che potrebbe avvolgersi in una spirale pericolosissima e forse anche nucleare.




