di Ugo Busatti
É abbastanza strano che un Paese che (giusto per dirne una delle tante) ne ha invaso un altro, ne ha ucciso il presidente e ne ha preso il controllo sulla poi risultata fasulla scusa di proteggere il Mondo da un rischio di uso di armi di distruzione di massa mai trovate, ( Iraq) si giustifichi per l’ennesimo tentativo di sbarazzarsi del possibile prossimo presidente, con la motivazione di voler punire l’attacco al Campidoglio basato su ” false” prove di brogli elettorali. Dovrebbero essere abituati alle falsitá.
E di cose strane ce ne sono tante altre. Sembra che la Costituzione americana (questa si vero simbolo di vera libertá) indichi pochi requisiti per servire come presidente, come avere più di 35 anni di età. Non vieta a chi è incriminato o condannato, o perfino a chi è in carcere, di candidarsi e vincere. E teoricamente di governare dal carcere.
E se continuano a cercare di arrestare Trump con ogni possibile scusa, grazie a questa terza incriminazione (dopo quella a Manhattan per i pagamenti in nero per comprare il silenzio della pornostar Stormy Daniels e quella in Florida per i documenti top secret sequestrati a Mar-a-Lago) il consenso del grande pubblico probabilmente aumenterá, e ne fará, come é in realtá, il simbolo contro il Sistema.
Purtroppo per lui non ha “le fisic du role”, é antipatico, strafottente nei suoi atteggiamenti, e facilmente attaccabile per tanti motivi personali. Ma la gente si scorda che lui con le sue protezioni contro le merci cinesi (non solo) ha cominciato ad abbattere il sistema delle delocalizzazioni. Con “America First” ha tentato di riportare il lavoro alle classi meno abbienti. É lui, unico, che é riuscito ad incontrare il dittatore della Corea del Nord, ed é sempre lui che cercava un dialogo utile con la Russia, e non lo scontro armato che ci sta rovinando la vita a tutti.
É logico che i “benpensanti” lo vedano come la peste nera, dato che rischiano di vedersi ridurre lo spazio di manovra per fare i soliti affari “protetti” dalle armi. Ed é altrettanto logico che tutti coloro che sono danneggiati da questo modo di fare, ne facciano il loro campione.
Il 2024 ci dirá se vincerá la visione di un’America che difende i propri cittadini piú deboli e si colloca in modo cooperativo sullo scenario internazionale, oppure se prevarrá la visione di una america guerrafondaia e prevaricatrice come quella attuale.
Sempre che ce ne diano il tempo.




