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UNA CONTRO-ORGANIZZAZIONE PER SALVARE LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

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L’articolo di Andrea Zhok, pubblicato ieri dal Nuovo Giornale Nazionale, pone una questione di fondo e di estrema attualità, in considerazione di una deriva totalitaria che vede le élite occidentali sedicenti “progressiste” avviare l’Occidente verso uno stato orwelliano il cui paradigma è la Cina del controllo totale e del neo schiavismo.

Nel mondo è in atto uno scontro tra “eccezionalismi”: quello Nordamericano, che pensa se stesso come destinato da Dio a portare nel mondo democrazia e libertà; quello cinese, che si pensa come il “Regno di mezzo”, porzione di territorio fra cielo e terra; quello russo, che si immagina erede della tradizione romana cristiano ortodossa (Mosca come la terza Roma).

Non mancano gli “eccezionalismi” religiosi, come quello islamico, che si ritiene destinato a islamizzare il mondo e quello evangelico, con la stessa idea del suo destino.

Dietro le quinte si agitano un laicismo materialista liberista e un estremismo religioso.

Un esempio di scontro, non più tanto sotterraneo, è quello che sta scuotendo lo Stato di Israele, che vede gli statalisti laici, in maggioranza ex europei askenaziti, scontrarsi con gli esponenti dell’ortodossia religiosa che vorrebbero uno stato teocratico fondato sulla Torah.

In questo panorama in rapido movimento, dove lo scontro si avvale anche di guerre per procura, come quella in svolgimento in Ucraina, si sta evidenziando sempre più come l’eccezionalismo Nordamericano si sia profondamente trasformato, passando dai fondamenti della Dichiarazione di Indipendenza al fondamentalismo religioso evangelico, per approdare alla follia woke, ideologia delle élite proiezione della finanza e delle multinazionali e adottata dai Dem Usa.

L’ultima evoluzione dell’eccezionalismo Usa è indicativo di una situazione che potrebbe portare in tempi rapidi alla morte dell’Occidente e dei suoi valori. Valori che la propaganda nordamericana continua a sbandierare, unitamente ai pifferai europei, nel mentre li va negando, avendo adottato, con un crescendo rossiniano, il paradigma di controllo sociale cinese.

E’ del tutto evidente che se tu mi proponi il surrogato dell’originale cinese, in gran parte già patrimonio di vari Stati totalitati e semi totalitari, mi stai semplicemente dicendo che sei, nei fatti, la fotocopia di un sistema valoriale che è il contrario di quello che vai sbandierando.

Vediamo un esempio concreto di propaganda.

La guerra in Ucraina viene spacciata come l’eroico ostacolo del popolo ucraino all’avanzare del totalitarismo rappresentato da un’autocrazia e questo nel mentre l’Unione Europea va sistematicamente adottando, grazie all’alleanza del Ppe con i socialisti paleolitici, misure tendenti a ridurre progressivamente gli spazi di libertà e di democrazia, imponendo misure degne dei piani quinquennali sovietici e schemi di controllo sociale degni della Cina comunista.

Quanto avviene è il portato di una politica del capitalismo comunista finanziario che, nel tempo, ha elaborato e formato un’élite al suo servizio che si propone come quella che ha la competenza e la ragione, mentre il resto della popolazione è fatta di plebei ai quali si va dicendo che essere nullatenenti è il modo per essere felici.

La “felicità” che i padri dell’America che si emancipava dal Vecchio Continente avevano scritto come diritto dei popoli nella Dichiarazione di Indipendenza”, è stata ridotta alla nullatenenza, alla povertà, alla trasformazione del popolo in plebe.

E’, a questo punto, evidente che le élite le quali, come i “bravi” di Don Rodrigo sono al servizio dei potenti (finanza, multinazionali, oligarchi sedicenti filantropi) agiscono contro gli interessi del popolo, attivando politiche che tendono a trasformarlo in plebe: moltitudine disorganizzata e alla mercé, in quanto mercificata.

La plebe era, nella Roma antica, quella parte del popolo dedita un tempo ad attività commerciali, che nei primi secoli della Repubblica non godeva dei diritti dei cittadini, riservati invece ai patrizi.

Plebei senza diritti, nullatenenti e in quanto tali felici: questo è quanto ci riservano le élite del capitalismo comunista finanziario.

E qui arriviamo alla questione posta dal filosofo Andrea Zhok sul nostro giornale.

Questione che apre una riflessione che va oltre lo spazio di un articolo e che meriterebbe l’avvio di un dibattito che il Nuovo Giornale Nazionale è felice di ospitare, in quanto potrebbe dare un contributo a chiarire la questione prioritaria del momento storico attuale: come attivare una contro-organizzazione che non può essere la riedizione di esperimenti falliti.

Riproduco per intero l’articolo del professor Zhok, in quanto, nella sua sintetica esposizione, ritengo non vada riassunto al fine di proseguire nella riflessione.

Eccolo: “Nella teoria delle élite elaborata da Gaetano Mosca e poi rielaborata da Vilfredo Pareto la differenza essenziale tra gruppi sociali è fornita dall’organizzazione. Le élite sono i gruppi che riescono ad organizzarsi e questo gli consente di esercitare il potere sui gruppi incapaci di organizzazione.

La capacità di organizzazione non è strettamente legata a virtù particolari. In ogni sistema economico-sociale ci sono gruppi che hanno evidenti facilitazioni ad organizzarsi, facilitazioni determinate dalla comunanza di ambiente, di appartenenza, di cultura, di ceto o di interessi. E parimenti ci sono strati sociali che hanno evidenti ostacoli a organizzarsi: esemplarmente i lavoratori subordinati e gli schiavi. Qui la condizione di dipendenza dalle decisioni altrui, l’eteronomia e la mancanza di mezzi economici sono spesso determinanti.

Nella storia gli eventi che consentono un capovolgimento dei rapporti di forza tra governanti e governati sono di solito eventi catastrofici, guerre, carestie, cataclismi naturali che da un lato rompono l’equilibrio del gruppo dominante, organizzato, e dall’altro chiama i disorganizzati a unire le forze di fronte al comune debordante pericolo.

In mancanza di queste cause di turbativa esogena le migliori alternative storiche che consentono una “contro-organizzazione” sono le forme claniche del familismo esteso, le forme di comunità religiose radicali (spesso apocalittiche), e le forme partito (in verità l’unico esempio noto di forma partito capace di divenire un’effettiva contro-organizzazione è rappresentata dai partiti socialisti di fine ‘800).

Nel primo caso a fornire la base per la fiducia reciproca, indispensabile nell’edificazione di un’organizzazione dal basso, è il vincolo degli affetti e delle lealtà tradizionali interni ad un gruppo famigliare esteso (molte forme di criminalità organizzata si muovono su questa base).

Nel secondo caso a fornire il fondamento per la fiducia reciproca è la condivisione di una fede trascendente di una minoranza in posizione difensiva. Ciò ha il doppio vantaggio di chiedere la pari subordinazione di tutti a ciò che trascende (e con ciò genera una parificazione tra i fedeli) e di non essere un’appartenenza che promette prebende, essendo condivisa da una minoranza che gioca in difesa (il cristianesimo delle origini era un questa posizione).

Nel terzo caso a fornire il fondamento per la fiducia reciproca è la condivisione di un’ideologia rivoluzionaria con toni escatologici, che gioca un ruolo affine alla fede trascendente, pur con alcuni limiti.

A parte queste opzioni vi possono essere combinazioni parziali tra di esse. Ad esempio, nella Rivoluzione russa vediamo l’efficace combinazione dello sconvolgimento bellico e di una forma partito guidata da un’ideologia rivoluzionaria.

In mancanza di queste condizioni nessuna organizzazione nuova viene alla luce, e in mancanza di organizzazione nessun contro-potere può emergere”.

Se stiamo allo schema proposto dal professor Andrea Zhok una turbativa esogena, per quanto riguarda i popoli europei, potrebbe essere il conflitto ucraino, il quale ha riportato alla coscienza di soggetti da tempo convinti di essere entrati in un’era di pace, che la guerra è una realtà fatta di morte e di sangue, di lutti e di rovine e che è una realtà molto prossima e coinvolgente.

Tuttavia, per ora, la guerra è limitata ad un popolo condannato ad essere agnello sacrificale e, pertanto, non è una leva sufficiente per smuovere la passività delle masse e dare avvio ad un processo aggregativo che si schieri contro la logica delle élite al potere.

L’esperimento socialista, nelle sue varie declinazioni, è finito con la vendita del marchio alla finanza, grazie a chi è passato armi e bagagli al nuovo padrone, con l’intento di essere inglobato nelle élite dominanti.

Ora, se escatologico significa pertinente all’interpretazione dei destini ultimi dell’uomo e dell’universo, un’ideologia rivoluzionaria che abbia un carattere escatologico è una dottrina tradizionale.

Ed è forse qui che si apre lo spazio per il determinarsi di una “capacità di aggregazione”.

Ernst Jünger, nel suo “Trattato del ribelle” (Adelphi) scrive che “tra il grigio delle pecore si celano in lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in loro stessi, ma c’è anche il rischio che, un brutto giorno, riescano a trasmettere alla massa la loro qualità e che il gregge si trasformi in branco. E’ questo l’incubo dei potenti”.

Il filosofo Claudio Bonvecchio, citato in “Putinferio” da Alessandro Tansella (Bastogi), così si esprime in merito alla ribellione: “Con la scelta di farsi ribelle, non si opta soltanto per un aperto atteggiamento di sfida verso il potere cosmopolita; si tratta di reimpugnare le invincibili armi dello spirito e riproporsi paladini della trascendenza, militi del sacro, seguaci della verità: tale verità va intesa come anelito a costruire un mondo in cui uomo e cosmo, uomo e natura, uomo e divino si fondono in un’unica fiamma, in una sola e universale luce”.

Ernst Jünger, chiama il ribelle “waldgang”, colui che si dà al bosco, intendendo il bosco come luogo dello spirito e ci invita ad essere lupi, “vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato cos’è la libertà”.

Ed è nel triangolo uomo-cosmo-natura, come dice Bonvecchio, che sta la possibilità di aggregare le forze che attivino “la capacità di aggregazione” di una forza rivoluzionaria che sappia contrapporsi alla deriva materialistica imposta all’Occidente da un’élite di bravi del capitalismo comunista finanziario che vorrebbe attuare un sistema statuale orwelliano e determinare una svolta transumanista.

Una dottrina tradizionale, capace di coniugare la Tradizione con le più moderne acquisizioni della scienza, che vedono fisica e metafisica avvicinarsi in una sorta di salita comune al sacro, può essere il lievito di una nuova capacità aggregativa che reintroduca a pieno valori antichi che trovano nella scienza moderna (non nella tecnica, contrabbandata per scienza) una importante validazione.

Aggregare i lupi, abitare il bosco non è impresa impossibile.

Ci sono luoghi tradizionali che possono essere nuclei di una nuova stagione di aggregazione di una capacità di opporsi alla deriva materialista e transumanista.

Il tema è come attivarli e, a volte, risvegliarli da un sonno e da una sorta di addomesticamento di comodo.

“Ogni comodità ha il suo prezzo – avverte Jünger- .La condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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