
di Sergio Restelli
L’asse Trump-Musk rappresenta una nuova e potente forma di influenza globale che fonde politica, economia e tecnologia in un unico schema negoziale.
Il loro metodo d’azione si basa su due strumenti fondamentali: la promessa e la minaccia, due facce della stessa medaglia che convergono verso un unico obiettivo strategico, ossia il consolidamento del potere e il raggiungimento di un risultato favorevole ai loro interessi.
La logica della promessa e della minaccia
Il modello di Trump e Musk si fonda su un’alternanza strategica di incentivi e deterrenti, con un effetto finale che può essere una ricompensa o una ritorsione.
In questo schema, l’elemento chiave è la posizione di forza iniziale
Donald Trump esercita il suo potere attraverso l’influenza politica e la capacità di condizionare il sistema economico e diplomatico globale, con strumenti come i dazi, le sanzioni, le minacce di ritiro dalle organizzazioni internazionali e la diplomazia bilaterale aggressiva.
Elon Musk, invece, detiene il controllo di asset tecnologici e infrastrutturali critici, come Starlink e SpaceX, che gli consentono di esercitare una pressione diretta su governi e istituzioni internazionali.
L’interruttore in mano a Musk è il perfetto esempio di questa dinamica ove la capacità di accendere o spegnere un sistema essenziale per la sicurezza di interi paesi come l’Ucraina si trasforma in una leva negoziale.
L’uso dell’ambiguità, dell’annuncio e della smentita continua fa parte di questa strategia, mantenendo un costante stato di incertezza nei rapporti diplomatici.
Obiettivi e conseguenze della strategia Trump-Musk
L’obiettivo principale di questa strategia è ottenere vantaggi concreti senza dover necessariamente ricorrere all’uso diretto della forza militare o all’applicazione di normative statali. Questo permette a entrambi di posizionarsi come attori indipendenti in grado di modellare gli equilibri geopolitici a proprio piacimento.
1. Il caso Starlink e il conflitto in Ucraina
- Musk ha offerto Starlink all’Ucraina come supporto vitale per le comunicazioni militari e civili. Tuttavia, la sua successiva dichiarazione sulla possibilità di disattivarlo ha dimostrato che l’offerta non era incondizionata: il messaggio sottinteso era che il sostegno a Kiev doveva essere riconosciuto e ricompensato, non dato per scontato.
Il controllo di Musk su una tecnologia di importanza strategica gli ha permesso di assumere un ruolo da negoziatore de facto nel conflitto, influenzando le scelte di Kiev e condizionando indirettamente le strategie occidentali.
Trump, dal canto suo, ha più volte espresso il desiderio di porre fine alla guerra con una negoziazione rapida, anche a costo di sacrificare le aspirazioni ucraine. Questo approccio, allineato a quello di Musk, dimostra che entrambi sono più interessati alla stabilità funzionale (per i propri affari e per il consenso politico), che a una soluzione basata su principi democratici o di diritto internazionale.
2. Politica commerciale e industriale: il peso della minaccia
L’approccio di Trump alla politica commerciale segue lo stesso schema.
Con l’imposizione di dazi su Cina ed Europa, ha usato la minaccia economica per ottenere concessioni in ambito industriale e manifatturiero, cercando di riportare la produzione negli Stati Uniti.
Musk, con Tesla e SpaceX, ha utilizzato lo stesso metodo, negoziando direttamente con paesi e governi per ottenere vantaggi fiscali o regolamentari. La minaccia di delocalizzare la produzione o di negare l’accesso alle proprie tecnologie ha spesso portato i governi a fare concessioni per mantenere una collaborazione con le sue aziende.
3. L’influenza su Groenlandia, Panama e oltre
Il desiderio di Trump di acquistare la Groenlandia e il suo interesse per Panama riflettono la sua visione della politica estera come una serie di transazioni negoziabili, in cui la promessa di investimenti si accompagna sempre alla minaccia di sanzioni o isolamento economico.
Musk, con Starlink e le sue ambizioni spaziali, punta a una politica della connettività: controllare le infrastrutture significa detenere un potere indiretto sui governi. In un futuro non troppo lontano, il suo sistema potrebbe diventare indispensabile per la sicurezza e l’autonomia digitale di interi paesi, rendendolo un arbitro globale della comunicazione satellitare.
L’efficacia della strategia: chi vince e chi perde?
L’approccio Trump-Musk ha un indubbio vantaggio: funziona.
La loro strategia è efficace perché impone agli attori internazionali di giocare secondo le loro regole, senza lasciare alternative. Tuttavia, ha anche delle conseguenze:
A livello internazionale, questa strategia riduce gli spazi di negoziazione tradizionale e mina la fiducia nelle alleanze storiche. L’Unione Europea, ad esempio, si trova spesso a dover gestire le pressioni di entrambi, senza strumenti reali per contrastarli.
Per gli Stati Uniti, la politica di Trump potrebbe aumentare il peso negoziale del paese nel breve termine, ma rischia di isolare Washington nel lungo periodo, spingendo gli alleati a cercare alternative.
Per Musk, la sua posizione di monopolio tecnologico gli garantisce un potere enorme, ma lo espone anche a rischi: i governi potrebbero iniziare a sviluppare sistemi alternativi a Starlink, riducendo la sua influenza.
Un nuovo paradigma di potere globale
Trump e Musk rappresentano un modello ibrido di leadership globale, che unisce politica, economia e tecnologia in un unico sistema di pressione e influenza. Il loro metodo si basa su una negoziazione forte, quale principale strumento di persuasione. Tuttavia, questa strategia ha un limite: richiede un costante controllo delle leve di potere. Se un giorno Musk dovesse perdere il dominio sulle sue tecnologie o Trump dovesse perdere il controllo politico, l’intero sistema potrebbe crollare. Ma fino ad allora, chiunque voglia negoziare con loro dovrà accettare le loro condizioni, consapevole che la ricompensa e la ritorsione sono sempre due possibilità sul tavolo.





