Il Presidente Herzog affida a Eisenkot incarico di formare il nuovo governo
“È giunto il momento di formare un governo di emergenza nazionale. Farò tutto il possibile per essere all’altezza della situazione”, ha dichiarato il generale Gadi Eisenkot.
La missione, che il presidente Isaac Herzog ha affidato ufficialmente a Gadi Eisenkot, appare ardua: il generale in pensione, 66 anni, si trova ad affrontare il complesso compito di ottenere il sostegno di almeno 61 membri del Parlamento, in un panorama politico frammentato quanto il Paese stesso.
Eisenkot, che ha incentrato la campagna sull’allontanamento di Netanyahu dal potere, ha aperto a esponenti del Likud e del partito del ministro delle Finanze uscente Bezalel Smotrich.
“Se credono sinceramente che sia il momento dell’unità – ha dichiarato – non vedo alcuna ragione per cui non dovrebbero sostenere un governo guidato da me e fondato sui principi che ho presentato”.
Intanto, il ministro della Katz ha sottolineato che “l’Iran sta tentando di rinnovare i suoi sforzi per dotarsi di armi nucleari, parallelamente ad altre gravi iniziative che costituiscono una minaccia concreta per lo Stato di Israele”. “Non possiamo tollerare tali minacce, la missione contro l’Iran non è ancora conclusa”, ha avvertito esortando all'”unità”.
L’intenzione dell’ex capo di Stato maggiore, ribadita nei giorni scorsi, è quella di costituire un esecutivo di minoranza con i quattro partiti del blocco, aperto a chiunque accetti i suoi quattro principi, tra dichiarazione di indipendenza, natura ebraica e democratica dello Stato d’Israele, condanna di Hamas come organizzazione terrorista e leva militare per tutti.
Avigdor Liberman, leader del partito nazionalista di destra Ysrael Beitenu, nei giorni scorsi ha improvvisamente fatto dietrofront e ha aperto a un governo con gli ultraortodossi – anche a costo di dover fare “dolorosi compromessi” sulla coscrizione – ma ha respinto fermamente l’ipotesi di fare affidamento sul sostegno esterno degli arabi.
Eisenkot intende rivolgere a tutte le fazioni della Knesset una proposta ufficiale per unirsi a un governo sotto la sua guida, aprendo anche all’adesione di singoli parlamentari.
Lo ha affermato dopo che il presidente Isaac Herzog gli ha conferito il mandato.
“Intendo inviare una proposta ufficiale a tutte le fazioni della Knesset, invitandole a unirsi, sia come partiti sia come singoli individui”, ha dichiarato.
“Se esponenti del Likud e di Sionismo religioso ritengono che questo sia il momento dell’unità, dovrebbero unirsi sotto la mia guida, nel rispetto dei principi che ho delineato”, ha aggiunto Eisenkot.
“Abbiamo deciso di procedere diversamente. C’è un bisogno urgente di una nuova leadership. Dovremo ricorrere a misure creative”, ha evidenziato.
Il partito arabo-israeliano Raam sosterrà un governo guidato da Gadi Eisenkot, anche senza accordo di coalizione. Lo ha riferito il quotidiano Haaretz, citando un alto esponente della formazione araba che alle elezioni ha conquistato otto seggi alla Knesset.
Raam vuole evitare che il blocco del cambiamento che fa capo a Eisenkot (48 seggi) debba dipendere dal sostegno del partito ultra-ortodosso ashkenazita United Torah Judaism e punta a far sì che si insedi prima possibile un nuovo esecutivo che sostituisca quello di Benjamin Netanyahu, anche in assenza di una maggioranza solida e garantita.
La Lista Comune, l’altro partito arabo, non voterà a favore di un simile governo, ma non si adopererà nemmeno per farlo cadere.
Entrambi i partiti intendono collaborare con il blocco di Eisenkot per sostituire quanto prima il presidente della Knesset, attualmente il deputato del Likud Amir Ohana, e per istituire una commissione statale d’inchiesta sul 7 ottobre.
Eisenkot si è impegnato a unire gli israeliani dopo il mandato divisivo di Netanyahu, la cui leadership ha portato il Paese nettamente a destra.
Ha anche promesso di ripristinare la reputazione internazionale di Israele, gravemente compromessa da tre anni di guerra a Gaza e dalle continue violenze nella Cisgiordania occupata.
Ha promesso di agire con fermezza contro i coloni della Cisgiordania che hanno attaccato impunemente palestinesi e giornalisti. Definisce questi atti “terrorismo ebraico”, presumibilmente istigato dal governo Netanyahu.
Eppure Gadi Eisenkot non è un pacifista; ha persino cercato di posizionarsi più a destra di Netanyahu, dichiarando che non ci sarà alcuno Stato palestinese.
Durante la guerra in Libano del 2006, al comando delle forze armate, Eisenkot ideò la cosiddetta “dottrina Dahiya”, dal nome di un sobborgo di Beirut che fungeva da roccaforte per il movimento filo-iraniano Hstrategia.
Questa strategia, applicata anche a Gaza, prevede bombardamenti su vasta scala di aree, comprese zone civili, in cui si nascondono i combattenti nemici.





