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Movimento 17 ottobre: non è tutto finito

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Movimento 17 ottobre

Fermiamo la violenza

Movimento 17 ottobre.

Una sigla molto immediata e insieme evocativa di sciagure.

Una sigla che porta con se la sintesi di un pensiero di “rovesciamento” dell’ordine costituito e democratico.

Una sigla che rispecchia l’idea del messaggio cifrato e di violenza tipica dei terroristi.

È stato individuato un ricercatore italiano di seconda generazione già noto alle Forze dell’Ordine per i suoi richiami social pro terrorismo e pro-Hamas: indagato e non condannato.

Sui messaggi non vi è dubbio che sia così, vi sono prove inoppugnabili lasciate sui social negli anni ora al vaglio degli inquirenti.

Non sappiamo se costui sia la mente o una delle menti del Movimento denominato 17 ottobre oppure di altri movimenti oppure che le sue manifestazioni inneggianti ad Hamas siano una mera coincidenza.

Quello che è certo è che in una manifestazione contro i rincari dei prodotti di consumo e, in primo luogo, del carburante appare molto anomalo trovare fenomeni inneggianti ad azioni terroristiche e di violenza urbana organizzata (ci teniamo a precisare che non sono riferibili all’attivista).

Un’organizzazione che denota una preordinazione non casuale, ma voluta dal caos.

Partendo da questa realtà occorre fare alcune considerazioni di tipo analitico sul tema.

Il mondo islamista – e non islamico – è il vero nemico dell’Occidente (Oriana Fallaci docet).

Mentre l’Occidente con in testa USA e Israele crede di poter abbattere le teocrazie islamiche con le armi; il mondo islamista ha come fine l’attacco allo Stato di diritto democratico con le forme di violenza cieca e con la strategia della paura.

Mettere a ferro e fuoco le principali città europee e italiane in particolare per avere come risultato la perdita di controllo di quei meccanismi di democrazia e di libertà che sono le basi della nostra società.

Gli stati occidentali e democratici sono in pericolo nei loro fondamenti di diritto: libertà, uguaglianza, democrazia.

Sono in pericolo perché di fronte alla violenza cieca vi è la perdita dei diritti civili essenziali, come il diritto di manifestare e come quello di manifestazione del pensiero.

I gruppi di fuoco degli islamisti usano come fossero eserciti gruppi di minori e di giovani di seconda o terza generazione che vengono coinvolti attraverso social o metodi di comunicazioni criptati e costoro entrano in azione quando chi li guida ritiene di poter usufruirne.

Il risultato deve essere la paura e l’insicurezza delle popolazioni con l’esito che i cittadini alla lunga si abituano a tali eventi.

L’invasione invece di arrivare dalle bombe o dalle pallottole arriva dalla imposizione violenta di una cultura del terrore e della paura, una cultura di sopraffazione ed eliminazione dei principali diritti democratici.

Terrore e paura che hanno come unico fine il sovvertimento del potere democratico.

Tali gruppi devono essere combattuti con tutte le armi legali ed intercettato il loro operato e neutralizzati i loro capi: sono e restano dei meri criminali.

Occorre reagire nel più rapido tempo possibile e con tutti gli strumenti di indagine noti.

L’islamismo vuole sostituire la nostra cultura e il nostro diritto con il loro che proviene direttamente dal Corano.

È cosa nota che il Corano per gli islamici è molto di più che un testo sacro, rappresenta il testo delle leggi.

Leggi per lo più in conflitto con il tessuto democratico occidentale.

L’invasione del mondo islamico sarà culturale e ogni tentennamento si pagherà con il pericolo reale che vi possa essere un sovvertimento dei poteri e degli equilibri di libertà e democrazia consolidati nei secoli.

L’islamismo è dittatura teocratica e va osteggiata con tutte le forze per il bene della nostra società.

Concedere diritti e libertà a costoro vorrebbe dire condannare l’Occidente a una lenta e violenta occupazione islamica con un arretramento dei diritti civili e politici di ognuno di noi.

Una democrazia evoluta deve promulgare quelle leggi e prevedere quelle regole atte a ostacolare l’invasione islamica.

Vi è una lotta tra due mondi culturali diametralmente opposti: soccombere culturalmente vorrebbe significare l’estinzione della cultura occidentale in tempi relativamente brevi (non più di 100 anni).

La violenza di questi nostri giorni è (forse) prodromica a tutto ciò e va fermata senza indugio.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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